sabato 28 ottobre 2017

Il male -A.Rimbaud



Sibilano tutto il giorno i rossi scaracchi
Della mitraglia, nel cielo infinito d'azzurro;
Mentre, scarlatti o verdi, accanto al Re beffardo,
Crollano in massa nel fuoco i battaglioni;

Mentre un'orrenda follia maciulla cento
Migliaia d'uomini e li ammucchia fumanti;
- Poveri morti! nell'estate, nell'erba, nella tua
Goia, oh Natura! tu che li creati santamente!...

- C'è un Dio, che irride ai lini damascati
Degli altari, all'incenso, ai gran calici d'oro;
Che si addormenta cullato dagli osanna,

E si risveglia quando le madri, contratte
D'angoscia, piangendo sotto la cuffia consunta,
Gli offrono, annodato nel fazzoletto, un soldo!

mercoledì 25 ottobre 2017

Uno dei più bei racconti di tutti i tempi, immortale e imperdibile per grandi e piccini: "Il principe felice"- Oscar Wilde.


Questo è uno dei più bei racconti che siano state scritti! Dalla penna di un grande scrittore, tra i miei preferiti da sempre, prende vita una storia colma di sensibilità, adatta a qualunque fascia di età. Bambini e adulti dovrebbero leggerla. 
Se non la conoscete, affrettatevi a leggere!

[[ Di seguito è riportato il testo completo. ]]






In cima al suo altissimo piedestallo la splendida statua del Principe felice dominava
la città. Il suo corpo era ricoperto da sottilissime lamine d’oro, gli occhi erano due zaffiri e,
sull’elsa della spada, era incastonato un grosso rubino.
 «Che aspetto felice ha il Principe!», commentavano gli abitanti della città, passando
nella piazza. «Peccato non poter essere sempre felici come lui!».
 Una notte una rondine passò nella piazza. L’inverno era alle porte e l’uccello stava
volando a sud, facendosi guidare dalle stelle. Le altre rondini erano partite da un pezzo.
Lei, invece, si era attardata; ma, ora, aveva fretta di raggiungere gli amici prima che giungesse
la neve. Vedendo la statua dorata del Principe pensò:
 «Che statua meravigliosa! Mi rannicchierò tra i suoi piedi per ripararmi dal vento».
 Ma, proprio mentre stava ripiegando le ali, una grossa goccia d’acqua le cadde accanto.

 «Piove? In una notte così limpida e stellata?».
 Cadde una seconda goccia, poi una terza. La rondine scosse le piume irritata.
 «A che serve una statua se non ripara nemmeno dall’acqua?».
 Guardò in su, verso la statua, e cosa vide? Non erano gocce di pioggia, ma lacrime,
che scendevano lungo le guance dorate del Principe.
 «Chi sei?», chiese la rondine stupita.
 «Sono il Principe felice».
 «E, allora, perché piangi?».
 «Per quello che vedo», replicò la statua. «Quand’ero vivo e avevo un cuore umano
ero sempre felice. I miei sudditi mi amavano molto e, quando morii, mi fecero questa bel-
lissima statua. Ma, da quassù, vedo tutte le brutture e le miserie della mia città. E, anche
se ora il mio cuore è fatto di piombo, non posso fare a meno di piangere».
 Altre lacrime sgorgarono dagli occhi del Principe, che parlò ancora:
 «In una misera casa, nella parte più povera della città, c’è una donna che passa le
giornate a cucire davanti alla finestra. Il suo viso è magro e stanco ed è tormentata dal
dolore per il figlioletto, che giace a letto con una gran febbre. Il bambino è smunto e piange,
perché vorrebbe delle arance, ma la sua mamma è tanto povera che può dargli solo
acqua. Per favore, rondinella, aiutami! Stacca, col becco, il rubino della mia spada e portaglielo!».

 «Ma io devo andarmene subito in Egitto! I miei amici mi stanno aspettando e, presto,
verrà la neve!».
 «Aiutami solo per questa notte!», pregò il Principe. «Il bambino ha tanta sete e la
sua mamma è così triste!».
 La rondine staccò il rubino dall’elsa della spada del Principe e volò via, sopra i tetti,
fino alla misera casetta. La donna era tanto sfinita che si era addormentata sulla sedia e
non si svegliò neppure quando la rondine le posò il rubino accanto. Il bambino, intanto, si
girava e rigirava, tormentato dalla febbre. La rondine tornò dal Principe.
 «Che strano...», gli disse. «Fa tanto freddo eppure sento dentro un gran calore».
 «È perché hai fatto una buona azione», rispose il Principe.
 E la rondine si addormentò felice.
 Il giorno seguente la rondine fece un voletto per la città e, passando sulla misera
casetta della donna, vide il bambino che, sfebbrato, guardava fuori dalla finestra, con, accanto,
un grosso cesto di arance.
 «Guarda, mamma: una rondine! Ed è quasi inverno!».
 La mamma lo abbracciò e sorrise.
 Quando, la notte, riapparvero le stelle per indicarle la strada, la rondine volò dal
Principe per dirgli addio.
 «Non puoi restare un’altra notte soltanto, rondinella?».
 «E come faccio? È quasi inverno e i miei amici mi aspettano!».
 «Sempre nella parte più povera della città c’è un giovane, curvo su un tavolo. Vorrebbe
scrivere, ma ha le dita intirizzite dal freddo; il camino è spento e lui non ha i soldi
per comprare la legna. Ti prego: prendi uno dei miei occhi di zaffiro e portaglielo!».
 «O Principe!», piagnucolò la rondine. «Non posso proprio!».
 «Rondinella, ti prego: fai come ti dico!».
 Così la rondine staccò uno degli occhi del Principe e lo portò allo scrittore. Il povero
giovane sedeva con la testa tra le mani e non sentì la rondine entrare da un buco del tetto.
L’uccellino posò la pietra preziosa sul tavolo e se ne tornò via. Rialzando la testa il giovane
scorse, con enorme sorpresa, lo zaffiro.
 «E questo cos’è? Ma guarda, devo avere un ammiratore segreto! Adesso sì, posso
finalmente finire il libro!».
 Il giorno seguente la rondine era al molo e osservava le navi pronte per salpare.
 «Stasera partirò per l’Egitto!», esclamò felice.
 E, quando sorse la luna, andò a dire addio al Principe.
 «Rondinella, resta con me un’ultima notte!».
 «L’inverno è alle porte! Devo andare!».
 Il Principe stette un attimo in silenzio, poi disse:
 «È caduta la prima neve e, quaggiù nella piazza, c’è una piccola fiammiferaia, scalza
e stracciata. Non ha venduto niente in tutto il giorno e, quando tornerà a casa, suo padre
la picchierà. Prendi il mio altro occhio e portaglielo!». 
 «No, resterò con te un’altra notte, ma non ti staccherò l’altro occhio, sennò diventerai
cieco!».
 «Rondinella, ti prego: fai come ti dico!».
 Perciò la rondine staccò l’altro zaffiro col becco e lo fece cadere in mano alla bambina.

 «Che bella pietra colorata!», esclamò, felice, la piccola. E corse a casa, ridendo.
 La rondine si sentì pervasa da una tale felicità che tornò dal Principe e gli disse:
 «Ora che sei cieco resterò con te per sempre!».
 Il Principe cercò di protestare, ma la rondine fu irremovibile. Tutto il giorno seguente
se ne restò appollaiata sulla spalla del Principe a raccontargli degli strani paesi che aveva
visitato. Dopo un po’ il Principe le disse:
 «Fai un giro sulla città, rondinella, e dimmi quel che vedi!».
 La rondine volò sulla parte ricca della città e vide gente felice, che mangiava e si divertiva.
Poi andò dove viveva la povera gente e vide bambini affamati stringersi uno accanto
all’altro, in cerca di un po’ di calore. Quando il Principe ebbe udito le notizie, disse
alla rondine:
 «Io sono ricoperto di lamine d’oro purissimo; staccale una per una e portale ai poveri!».


 Perciò, una alla volta, la rondinella staccò, col becco, tutte le lamine d’oro, finché il
Principe non fu che una statua di piombo. Ma che felicità veder tornare un po’ di colore
sulle guancine smunte di quei bambini e sentirli ridere di nuovo!
 E, finalmente, scese, copiosa, la neve e ricoprì, col suo soffice manto, tutta la città.
 La rondine aveva sempre più freddo e tentava di scaldarsi battendo più velocemente
le ali. Non voleva lasciare il Principe, ma sentiva che stava per morire. Ebbe appena la
forza di volare sulla sua spalla.
 «È tempo che tu parta per l’Egitto, rondinella!», le disse il Principe. «Sei restata anche
troppo a lungo! Ma dammi un bacio, prima di partire! Mi mancherai...».
 «Non posso più andare in Egitto, Principe...», sussurrò la rondine. Lo baciò sulla
bocca e cadde a terra, morta.
 In quel momento si udì uno schianto secco: il cuore del Principe si era spezzato...
per il dolore...
 Il mattino dopo capitarono nella piazza il Sindaco e i Consiglieri.
 «Ma cosa è successo alla statua del Principe felice?», esclamò, sorpreso, il Sindaco.
«Non ha più le sue pietre preziose! E anche le lamine d’oro che lo ricoprivano si sono staccate!
E quest’uccello morto che cosa ci fa qui, eh? Signori, buttatelo nell’immondizia e
prendete nota! Qua bisogna mettere un cartello: è vietato agli uccelli morire sulla piazza!
Ci mancherebbe altro!».
 Così la statua del Principe felice fu tirata giù e fatta fondere, per modellare un’altra
statua: quella del Sindaco. Ma il cuore di piombo del Principe non si voleva sciogliere.
 «Che strano!», disse l’operaio. E, senza pensarci oltre, lo buttò nella spazzatura, insieme
alla rondine.
 Poi Dio chiese a un angelo:
 «Portami le due cose più preziose della città!».
 L’angelo ritornò, col cuore di piombo e con l’uccellino morto.
 «Hai scelto bene!», disse Dio. «Perché nel mio giardino, in Paradiso, questa piccola
rondine canterà per sempre e il Principe felice vivrà in eterno nella mia città dorata...». 

martedì 24 ottobre 2017

Il sigillo degli Acquaviva- O.Albanese. Blogtour "Analisi dei personaggi"

Cari lettori, benvenuti alla terza tappa del blogtour dedicato al romanzo "Il sigillo degli Acquaviva" di Ornella Albanese, pubblicato da Leone editore. 
Oggi scopriremo insieme i volti dei personaggi che si celano dietro le righe di questa bellissima ed emozionante storia tra epoche passate, avventure e sentimenti senza tempo.


Il sigillo degli Acquaviva è un libro popolato da molti personaggi, un mondo di righe in cui uomini realmente esistiti si inseriscono in un tessuto storico ben delineato e preciso affiancando personaggi di fantasia in totale armonia e mai attraverso bruschi strappi. E’ questa l’abilità di Ornella Albanese, quella di creare un romanzo in cui moltissimi fili si intrecciano senza perdere la propria unicità. Ogni personaggio, infatti, è descritto in modo preciso e non ha contorni sbiaditi.
Personaggi ben delineati, dai volti nitidi e dalle personalità che sembrano emergere con grande forza dalle righe. Il lettore segue le loro vicende, le loro vite senza perderli di vista, senza confondersi o non riconoscere un personaggio in modo unico all’interno della narrazione.
E’ così che il lettore fa la conoscenza di Sara, Yusuf, Oberto degli Acquaviva, Sibilia e Costantino, Tiberius e Agnesia e di personaggi realmente esistiti come Salah al-Din-al-Ayyuv, il vescovo Gionata e Nicola di Otranto.


Vorrei fare un brevissimo accenno a due personaggi storici del romanzo:

 Salah al-Din-al-Ayyuv (Saladino) fu un sovrano e condottiero curdo, sultano d'Egitto, Siria, Yemen e Hijaz, dal 1174 alla sua morte. Fondò la dinastia degli Ayyubidi ed è annoverato tra i più grandi strateghi di tutti i tempi. Saladino rappresentò l'opposizione musulmana alle crociate europee nel Levante. Al culmine del suo potere, il suo sultanato incluse Egitto, Siria, Mesopotamia, Hijaz, Yemen e altre parti del Nordafrica. Sotto la sua guida personale, l'esercito ayyubide sconfisse i crociati nella decisiva battaglia di Ḥattīn nel 1187, aprendo la strada alla riconquista musulmana della Palestina dai crociati, che vi si erano insediati 88 anni prima. Anche se il Regno di Gerusalemme, come regno crociato, avrebbe continuato ad esistere per un periodo più lungo, la sconfitta subita ad Ḥattīn segnò una svolta nel suo conflitto con i poteri musulmani della regione. Saladino divenne una figura di spicco nella cultura musulmana, araba, turca e curda.

 Nicola da Otranto fu un monaco basiliano che viene ricordato come fondatore della scuola di poesia di Otranto, i cui esponenti più importanti, oltre a lui, furono Giovanni Grasso, che sottoscrisse inoltre il testamento di Federico II il 10 dicembre 1250, Giorgio di Gallipoli e Nicola di Giovanni da Otranto. La scuola di Otranto ha la particolarità di aver prodotto poesie in greco, che rientrano nell’evoluzione della cultura bizantina del tempo, rispecchiandone gli schemi. I suoi poeti infatti furono principalmente al servizio di Federico II, di cui seguirono la politica culturale. Questo è uno dei motivi per la scuola risentì dell’influsso di Bisanzio, il cui imperatore era amico di Federico. Di Nicola si hanno poesie scritte in metrica quantitativa e accentuativa. Pur partecipando a una cultura di lingua greca, Nicola rappresentò una specificità locale della Puglia. Tuttavia, le sue 25 poesie, pur essendo scritte in un contesto italiano, riflettono la centralità della cultura letteraria bizantina.




Se avessi la possibilità di presentare a voi i personaggi di fantasia che sono rimasti indelebili dopo la mia lettura del romanzo, inizierei da Sara dei Sassi.
Sara è uno di quei personaggi femminili di cui amo leggere, quelle donne che hanno sempre lottato per affermare il proprio essere in un mondo di mentalità prevalentemente maschilista. E’ una di quelle donne che non si arrendono, non abbassa la testa e non rinuncia al proprio volere per compiacere quello di un altro, soprattutto se uomo.
Siamo nel 1165 e chiunque abbia un minimo di conoscenza sul periodo storico può facilmente intuire come una donna dell’epoca avrebbe dovuto essere sottomessa alla famiglia, alle decisioni di un padre e ai doveri che una società impone a chi, come lei, non deve pensare ma obbedire.
Sara tutto questo non lo sa fare e il castello degli Acquaviva non è il mondo limpido e onesto nel quale vorrebbe vivere. Per il palazzo intrighi, ambizione, spregiudicatezza si inseguono e si mescolano in modo talvolta indissolubile.







Qui entra in scena il secondo personaggio di cui voglio parlarvi, Yusuf Hanifa. Yusuf è il protagonista
maschile del romanzo e la sua presenza nel romanzo è fondamentale per contrapporsi e affiancarsi a un personaggio dallo spessore e dalla vivacità di Sara. Hanifa è un solitario, non permette a nessuno di avvicinarsi al suo cuore. E’ un guerriero saraceno, è un uomo dal carattere indomito, orgoglioso e testardo. Leale, coraggioso, spietato, crudele, spietato in battaglia.
Il saraceno, oltre alla forza, mostra anche le sue debolezze, ne fa un punto di forza, non rinuncia a lottare nonostante la sua vita in alcuni momenti sembri vacillare, quando tutto ciò in cui crede sembra svanire nel nulla. Dalle vicende relative a Yusuf emerge una persona dalla grande umanità, deciso, seppur messo a dura prova da un passato oscuro, a ritrovare una buona stella sotto la quale orientare la propria vita. E, perché no, alla ricerca dell’amore.
Curiosità su Yusuf Hanifa: questo personaggio si trova anche in due precedenti romanzi autoconclusivi dell’autrice: L’anello di ferro e L’oscuro mosaico. 



Tra i personaggi minori, emerge Rainaldo il folle con la sua ambiguità, il suo agire senza scrupoli, quasi machiavellico, personaggio che riserva delle sorprese sfidando le apparenze. Si ricorda anche Zefiro, il giullare dall’aspetto grottesco e dal cuore buono, in lui si contrappone l’allegria e l’amarezza, si fondono gli opposti e definiscono un personaggio davvero singolare.

Si, lo so, starete immaginando Yusuf e Sara?
E’ quasi impossibile che l’uno non subisca il fascino dell’altra. Difficile accostare due personaggi così turbolenti, ma necessario per conferire loro il giusto equilibrio.
Con due personaggi così, qualsiasi storia avrebbe rischiato di finire sul fondo e perdere importanza. Invece non accade e la storia si snoda parallela accanto a Sara e Yusuf che vivono dei sentimenti intensi dall’odio all’amore. Non vi anticipo nulla di più, ma vi invito a leggere questo romanzo per scoprirlo. Perché è praticamente impossibile non subire il fascino di Yusuf e immaginarsi nei panni di Sara. Perché il sigillo degli Acquaviva è un libro vivo, non solo per la storia o i luoghi narrati, ma soprattutto per come i personaggi riescono ad emergere dalle pagine vividi e nitidi. Perché una storia che narra di un guerriero saraceno che insegue il suo passato e la sua donna non può che essere una bellissima storia d’amore e di mistero!

venerdì 20 ottobre 2017

Sicurezza e trasporto pubblico locale: vergogna!

Questo non è il solito articolo che siete soliti leggere su questo blog, di solito mi occupo di letteratura e di libri.  Ma devo riconoscere l’importanza di avere un piccolo spazio web in cui poter dar voce a ciò che è necessario raccontare e, anche se oggi i protagonisti non saranno i libri, spero sarete d’accordo con me nel riconoscere nella scrittura una forma forte e importante di denuncia sociale.

VERGOGNA 

è l'unica parola che riesco a dire da quando ho ricevuto una telefonata da una studentessa che mi chiedeva di condividere la sua esperienza di qualche ora fa. 


Non ho saputo, né potuto, né voluto dire di no.
Perché scrivere è un modo sottile di denunciare, come lo è anche condividere una foto, un video. Significa dare testimonianza di qualcosa, essere parte attiva della propria vita e della propria società.
Oggi un autobus su cui viaggiavano studenti universitari è andato in fiamme in autostrada. I ragazzi sono tutti salvi, nessun ferito.
Cosa sarebbe potuto accadere se…?
Lasciando da parte le ipotesi peggiori, quelle che per fortuna non si sono verificate, vi parlo di ciò che è accaduto che è ingiustificabile e, senza dubbio, un atto grave.
Imprudenza? Scarsa o nulla manutenzione?
Non so a cosa sia stato dovuto, né di chi sia la colpa e non tocca a me stabilirlo.

Ciò che intendo fare con questo articolo è dar voce alla testimonianza di una ragazza che ha avuto il coraggio e la possibilità di contattarci e di raccontare ciò che accadeva solo qualche ora fa.



Tratto di autostrada tra Pizzo e Sant'Onofrio, direzione sud. Pullman della ditta “Lirosi” con a bordo 74 persone va in fiamme. Io ero tra quelle. E’ stata una delle esperienze più brutte della mia vita e assolutamente ingiustificabili.
Dopo aver preso il pullman nei pressi dell’Università della Calabria, stavo ascoltando un po’ di musica durante il viaggio di rientro a casa per il fine settimana. Improvvisamente insieme ad altri passeggeri notiamo che all'interno del veicolo c'è del fumo che va sempre più aumentando.
Dietro questa nostra segnalazione, dopo alcuni minuti l'autista se ne accerta e ferma il veicolo a lato dell'autostrada (non nella corsia di emergenza) e grida ad alta voce di scappare subito fuori del veicolo, di fuggire velocemente verso la piazzola di sosta.
Fortunatamente pochi secondi dopo essere tutti scesi, a pochi passi dal veicolo esplode una parte dell’autobus, forse uno pneumatico, poi un'altra e un'altra ancora. Infine l’intero abitacolo è avvolto dalle fiamme!
La rabbia per aver perso tutto: valigia, computer, libri universitari. Paura di morire, timore, panico. E’ quello che ho provato in quegli istanti, ma sono troppo riduttive queste parole.
Dopo circa mezz'ora sono arrivati i soccorsi: due volanti della polizia, due vigili del fuoco, una ambulanza e il soccorso stradale che trasporta la carcassa del pullman che è l’unica cosa che rimane. Tutto completamente bruciato. Su indicazione della polizia stradale, abbiamo percorso un tratto in autostrada a piedi fino allo svincolo di Sant’Onofrio dove un altro autobus della stessa ditta sarebbe arrivato per riportarci a casa. Sono viva per miracolo, e questa è solo una vergogna!!!!” 
 -Testimonianza della studentessa Martina , 20 anni.  








Ed è vero: questa è solo una vergogna!
Basta fare un giro su internet per trovare innumerevoli notizie di incidenti sulla stessa strada, con la stessa azienda locale ed altre. Saranno scritti con meno veemenza, avranno più informazioni forse, ma non saranno in grado di trasmettervi l'impressione di chi si è trovato coinvolto. Questo, infatti, non è un articolo dal taglio giornalistico, non nasce con questa intenzione e con questa pretesa. L’intenzione è quella di far luce su un problema serio, che coinvolge tantissime persone, in maggior parte studenti che non hanno una vasta scelta di trasporto sul territorio regionale.


Non è il primo caso e non sarà l’ultimo se chi di competenza non prenderà seri provvedimenti.
È un diritto del passeggero quello di intraprendere un viaggio con la sicurezza che il mezzo sul quale si trova sia realmente idoneo a immettersi nella circolazione viaria e che non si trovi su un veicolo con mancata o scarsa manutenzione, incapace di garantire la sicurezza di  un viaggio di circa due ore su territorio regionale.

E’ giusto che uno studente debba rientrare per il week end a casa in queste condizioni?
Erano tutti studenti dell’Università della Calabria, ragazzi che rientrano abitualmente nelle proprie famiglie per trascorrere il fine settimana.

Cosa sarebbe accaduto se il pullman non si fosse fermato?
Se l’avesse fatto dopo solo qualche minuto? 
Non oso immaginarlo!


Perché al posto della studentessa che mi ha contattata avrebbe potuto esserci uno di voi, uno qualunque.
Perché non è giusto che uno studente, un passeggero, una persona, sia esposto ad un rischio così grande senza un reale motivo valido.
Perché su questi autobus di questa stessa linea ci viaggio da anni e so che non è il primo di questi brutti incidenti, fortunatamente oggi risolto senza feriti.

A voi che state leggendo questo articolo chiedo di condividere, di far conoscere quella che è la situazione nella quale vi siete trovati.
E’ un episodio grave, vergognoso e ignobile, da denunciare.
Dove si arriverà se non si agisce?
Cosa accadrà al prossimo triste episodio?
L' indignazione della ragazza che ha offerto la sua testimonianza è anche la mia.
Non avrei potuto non scrivere, non parlarne perchè questa situazione la conosco bene in quanto anche io sono da anni una studentessa che viaggia abitualmente sulla stessa linea di autobus. Ma da oggi non più. Dopo questo episodio non ho più intenzione di viaggiare in queste condizioni.

A tutte le persone coinvolte in questo spiacevole incidente auguro di trascorrere un sereno week end con la propria famiglia e i propri amici.




Articolo a cura di Ilaria Cutrì



giovedì 19 ottobre 2017

William Shakespeare


Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano, com'era facile prevedere, intorno alla sua figura. 
William Shakespeare nacque e crebbe a Stratford-upon-Avon (che letteralmente significa "“la strada che attraversa il guado” e dista soltanto un centinaio di miglia da Londra). La data di nascita potrebbe essere contestata in quanto essa è basata più che altro su di un affidamento alla tradizione.


William era il terzo figlio di John e Mary Shakespeare. Cinque dei loro otto bambini sopravvissero, e due di loro diventarono attori.

Il padre, artigiano rispettato, scalò i livelli della notorietà fino a diventare sindaco della città, nel 1568. William probabilmente fu introdotto all'istruzione verso l’età di quattro anni, apprese a leggere nel libro di preghiere anglicano (Prayer Book) e soltanto verso sette anni che poté beneficiare della cultura umanista dei maestri di scuola usciti, per la maggior parte, da Oxford, centro d’irradiazione degli studi classici.


Come si è già accennato, si ignora quasi tutto di Shakespeare dall’anno della nascita a quello dove lo sappiamo a Londra.
Si pensa che il poeta inglese compì un viaggio in Francia ed in Italia e che sarebbe forse ripartito verso Londra con gli attori della compagnia della regina nel 1587.

Shakespeare si sarebbe inizialmente guadagnato da vivere custodendo i cavalli dei gentiluomini all’ingresso di questi teatri prima di avviarsi alla carriera da drammaturgo.

Della vita di Shakespeare sono sopravvissuti pochi documenti. È provato, tuttavia, che Shakespeare lavorò a Londra come attore e drammaturgo fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del XVI secolo. 

Shakespeare fu attore, scrittore e comproprietario della compagnia teatrale dei Servi del Lord Ciambellano, che con l’ascesa al trono di Giacomo I divenne poi la compagnia degli Uomini del Re. 

La prima menzione della sua presenza a Londra figura nel pamphlet Greene’s Groats-worth of Wit pubblicato dopo la sua morte dal rivale Robert Greene.


La maggior parte delle sue opere sopravvissute furono scritte fra il 1589 e il 1613.

L'opera di Shakespeare è vasta, varia, profonda.

Si possono contrapporre le sei tragedie greco-romane - ispirate per la maggior parte alle  Vite di Plutarco (Giulio  Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano, Timone di Atene) - alle cinque tragedie che traggono la loro sostanza narrativa dai racconti italiani (Romeo e Giulietta, Otello) o di cronache storiche o leggendarie d’ambiente nordico (Amleto,   Re Lear, Macbeth).

Le sue tragedie greco-romane studiano la connessioni del  linguaggio col corpo, col potere, con la guerra. Le cinque grandi tragedie mettono in scena i loro eroi di fronte ad un destino che assume una forma sempre ambigua - fantasma (Amleto), parole menzognere (Otello, Macbeth), malinconia ingannevole (Romeo e  Giulietta), silenzio ambivalente ( Re Lear) .

Amore e morte si inseguono in tutta la sua opera, si mescolano a superstizioni e magia,  alla disperazione, alla guerra e al potere. All’alba della guerra dei  Trent’anni, queste opere fanno rivivere il Rinascimento  elisabettiano attraverso un linguaggio nuovo, indelebile nel tempo.

Conquistato un certo benessere, a partire dal 1608 Shakespeare diminuì dunque il suo impegno teatrale; sembra che trascorresse periodi sempre più lunghi a Stratford, dove acquistò un'imponente casa, New Place, e divenne un cittadino rispettato della comunità. Si pensa si fosse ritirato a Stratford intorno al 1613 all’età di quarantanove anni, dove morì tre anni dopo. 


Non esiste prova che Shakespeare sia rimasto gravemente ferito nell’incendio del Globe del 1613, ma l’ipotesi è stata avanzata da Graham Philips e Martin Keatman nel loro The Shakespeare Conspiracy (La cospirazione shakespeariana).




Per tutti coloro che hanno interesse nel conoscere e approfondire opere, tematiche correlate a William Shakespeare, è consigliata l'iscrizione al gruppo Lettura condivisa- "Othello" di Shakespeare



Articolo a cura di Ilaria Cutrì

domenica 15 ottobre 2017

Intervista a Jim Tatano


Tra le sezioni del nostro blog è attivo un piccolo spazio dedicato alle interviste.
Premettendo che non si tratta di interviste dal taglio giornalistico, ma solo di uno strumento per permettere agli autori di farsi conoscere meglio, oggi ospitiamo Jim Tatano, autore de “La ragnatela del potere” per Bonfirraro editore.

Lo avevamo conosciuto qualche settimana fa attraverso le belle impressioni della lettura del suo libro e così, oggi ne parleremo direttamente con lui per conoscere meglio sia l’autore che il lettore!


1. Ciao Jim, benvenuto su Emozioni tra le righe.
Il tuo libro, come ben sai, ha attirato la mia attenzione sin dal prologo, sono le prime righe che rivelano la personalità di un autore. Da scrittore, qual è l’importanza di un prologo ben scritto all’interno di un romanzo? E, da lettore, qual è il prologo cui sei più “affezionato”?

Gli incipit, i prologhi perfino le introduzioni (penso a Manzoni) fanno sì che il “rapporto” tra lettore e libro, e quindi tra autore e lettore, si possa consolidare. Le prime pagine, anzi le prime parole sono importantissime, e sono molto meditate. D'altronde non ci può essere una seconda occasione per una buona prima impressione, quindi quelle prime parole devono essere ben studiate e funzionali.
Da lettore penso a molti incipit e prologhi e avrei difficoltà a rispondere, ma voglio citare la Bibbia, ma a titolo letterario non certo religioso “In principio Dio creò il cielo e la terra”; oppure Marx, anche qui a titolo letterario e non per “fede” “Uno spettro si aggira per l'Europa”. Cosa sarebbe stato di questi libri senza questi azzeccati incipit?

2. C’è un autore siciliano cui sei particolarmente legato dal punto di vista letterario?

Leggo molti autori siciliani, Brancati, Bufalino, Quasimodo, Camilleri, Pirandello, Sciascia e molti altri, tra cui alcuni minori o ancora vivi. Ma penso d'avere molta affinità con Pirandello e Sciascia, per tematiche e stili.

3. Il tuo ultimo libro, “La ragnatela del potere”, affronta tematiche molto attuali, parla di corruzione, fa cadere le maschere di sentimenti che dovrebbero essere autentici. Cosa ti ha ispirato nello scrivere questa storia? 

Mi ha ispirato l'idea di mostrare alcune dinamiche, volti, fatti e misfatti che spesso restano nell’ombra. Non modesto cercare aprire gli occhi, un prendere coscienza di cui oggigiorno abbiamo, a mio avviso, molto bisogno.

4. C’è una curiosità legata al tuo libro della quale ti piacerebbe parlare?
 
Beh, ci sono molti aspetti non detto, ai lettori direi attenti ai simboli. Ma anche nulla di quello che scrivo è stato lasciato al caso, anche il più piccolo particolare ha la sua storia e il suo significato.
5. Il tuo libro è un perfetto mix tra noir, spy story, giallo, thriller. Sono questi i generi letterari che leggi abitualmente? Quali sono i tuoi riferimenti riguardo a questi generi?

Io leggo di tutto: saggi, poesia, trattati, storia, teatro, filosofia ecc. I miei libri spesso hanno generi differenti e si piegano a piccole sperimentazione quasi impercettibile. Quello che volevo scrivere ha trovato il suo campo fertile nel romanzo, nello specifico nel thriller, ma non mi ha impedito di dare tocchi saggistici, storici, spionistici e sentimentali.
Sicuramente molto mi hanno influenzato grandi figure come John le Carré, Umberto Eco e altri grandi che in passato ho letto appassionatamente. Anche alcune che sembrano avere poco a che fare con questi generi.


6. Qualche giorno fa, precisamente il 14 ottobre 2017 ad Agrigento hai ricevuto il premio “Scrittura Creativa” organizzato dal Lions Club Chiaramonte di Agrigento. Cosa significa per te questo riconoscimento in questo preciso momento della tua carriera? Qual è stata la tua emozione durante la premiazione?

È un riconoscimento di merito importante, sono l'unico della mia provincia, del mio territorio ad ottenere questo premio per la prima volta. Questo fa sì che io possa riflessione in modo maturo e senza illusioni su quello che faccio, perché altri – ai quali va il mio grazie – riconoscono di attribuire un valore così alto da concedere in totale libertà un premio. Questo mi fa onore, ne sono orgoglioso e mi insegna che quando si ottiene qualcosa è bello sapere che sia il frutto di molti reali sacrifici.

7. So che hai scritto altri libri. Parlaci di uno a tua scelta..

Il mio secondo romanzo si intitola “Il mito della Lanterna”, lo consiglio a chi ama le avventure misteriose, piene di simboli e che fanno vivere esperienze rare. 

8. Progetti per il futuro: un nuovo libro? 

  Al momento ho molte idee, piano piano spero che vengano fuori. L'avventura continua… 

Grazie per essere stato con noi! 
Congratulazioni per il premio ricevuto e un augurio sincero per la tua carriera!


Informazioni sull'autore:
Jim Tatano vive a Villalba in Sicilia è uno scrittore, saggista, conduttore radiofonico, blogger e giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Co-fondatore della rivista culturale Kairos, ha collaborato inoltre con diverse testate giornalistiche. Ha condotto per Radio Gemini il programma Ospite d'eccezione. Appassionato di storia locale, mitologia greco-romana, simbologia massonica, musica Rock e Blues, e molto altro.Tra le sue pubblicazioni Il Magico Giardino (2009), Il Mito della Lanterna (2012) e I dieci anni del Ciliegio (2013).


Volete conoscere meglio li libro? Un click QUI!

sabato 7 ottobre 2017

La settimana del lettore #4


Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di una lettura che ancora non ha traduzioni in italiano!
 Purtroppo, faccio ancora in tempo eh, 
non ho letto la saga di H.P. 
ma c'è chi ha letto qualcosa che i fans di H.P. potrebbero conoscere! 


Autore: G. Norman Lippert
Titolo: James Potter and the Hall of Elders'Crossing
Genere: fantasy, fan-fiction.
Lingua: Inglese (non ci sono traduzioni)
Editore: autopubblicato (www.jamespotterseries.com/)

James Potter and the Hall of Elders'Crossing è il primo di una serie di romanzi basati sui personaggi creati da J. K. Rowling. In pratica, è una fan-fiction. Per quanto la maggior parte dei Potterhead si aspettasse e/o desiderasse una fan-fiction degna di nota sui Malandrini, questo libro delude da subito per essere dedicato alla nuova generazione: quella dei 19 anni dopo, per intenderci. Tuttavia, forti dell'amore per la saga, non ci facciamo abbattere dal primo ostacolo, e andiamo avanti con la lettura per scoprire una storia carina, certamente, ma insipida e con molti elementi narrativi che le fanno perdere valore: dalla scrittura tutt'altro che magica all'uso di nomi surreali e, peggio ancora, riferimenti al cinema di fantascienza anni 80. Un vero Potterhead legge questo libro con difficoltà. Tuttavia, quanto meno, non si sente obbligato a leggere l'intera saga, dato che il finale è soddisfacente in senso stretto, ma noioso nel senso più ampio del termine.
Voto: 2 stelle


[Recensione a cura di Carmen Distratto]

La settimana del lettore #3


Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di una lettura diversa dai generi che leggo solitamente, 
ma non  per questo meno interessante! 



“Lupi e uomini appartengono a due mondi diversi, mescolarsi indebolisce soltanto entrambi”.
“O li fortifica” disse Daniel.

Può sembrare strano in tutto un libro rimanere colpiti da una frase, una piccola frase. Eppure è così, questo mi è successo leggendo “Ulfhednar War – La guerra dei lupi” di Alessio del Debbio.

Un fantasy contemporaneo ambientato nella Garfagnana dei giorni nostri: uomini e lupi o se volete uomini/lupo che vivono seguendo le regole di un branco. Raul è il nuovo Alfa che ha preso il Comando del Vello d’argento ma dietro le sue mire espansionistiche si nasconde un’ombra oscura, che solo Ascanio, ultimo discendente di una stirpe di officianti della Madre terra, potrà affrontare.
Ascanio però non è solo, al suo fianco Daniel un uomo/lupo fuggiasco che ha imparato a vivere fra gli uomini ed una donna la “dottoressa”.

Personaggi tanto lontani, quanto simili nelle loro debolezze che diventano i loro punti di forza.

Una grande ed epica storia fantasy che ripercorre l’eterna lotta tra il bene e il male, ma che cela soprattutto una grande storia di amicizia, di accettazione di sé e del diverso.

Ecco perché la frase mi ha colpito, perché nasconde un messaggio profondo per tutti quelli che temono la diversità. Le differenze non sono mai una mancanza semmai arricchiscono e fortificano proprio come dice Daniel.

Assolutamente da non perdere!

[Recensione a cura di Daniela Tresconi]

mercoledì 4 ottobre 2017

La settimana del lettore #2


Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di una lettura contemporanea con tematiche di estrema delicatezza e attualità.


"Avvelenati” è un libro-inchiesta nato dalla collaborazione tra Giuseppe Baldessarro e Manuela Iatì, pubblicato da Città del Sole Edizioni nel 2010. Il testo, dedicato alle sporche vicende legate alle “navi a perdere”, ripercorre la nascita e l’evoluzione del traffico di rifiuti tossici nel sud Italia, specie i movimenti che hanno riguardato la Calabria, una terra a doppia identità: in superficie, e ben visibile, la bellezza straordinaria; sotto terra, nascosti, le scorie radioattive, i rifiuti industriali, il veleno. Una racconto tragico, crudo, che non ha mezzi termini, descrive l’intera vicenda con un’inverosimile franchezza. Il coraggio degli autori, esprime il pensiero comune che bisogna lottare contro l’omertà, contro chi ha avviato un processo di distruzione che ha già mietuto migliaia di vittime, contro una bomba ecologica che non esplode all’improvviso, ma rilascia lentamente scie di morte. Un libro d’inchiesta, elaborato con stile giornalistico, che appassiona il lettore già dalle prime pagine, scoprendo la storia delle “navi a perdere”, seguendo un percorso cronologico, osservando dati ufficiali. Lo scandalo del servizio de Le Iene di Giulio Golia ha riportato a tutta la popolazione calabrese, in maniera esigua, ciò che già si sapeva, anche se è stata recepita come una novità. Ha indignato molti, mentre altri hanno preferito non ascoltare, né vedere; per paura, per colpa o per non svantaggiare il settore turistico. “Avvelenati” è consigliato a chi vuole scavare a fondo, a chi vuole capire, a chi ha la forza di lottare contro le forze imponenti che inquinano la punta dello stivale, visto in copertina come il pungiglione di uno scorpione. Perché le morti di tumori non sia vane, perché i bambini morti di leucemia non siano dimenticati, affinché sia sensibilizzato il dramma di chi vive in zone a rischio radiazioni e tossicità.

[Recensione a cura di Salvatore Rillo]

lunedì 2 ottobre 2017

La settimana del lettore #1

Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di un 
grande classico della letteratura inglese.  

La recensione è interamente curata da Andrea Raso, che ringrazio per la partecipazione!

"Vorrei condividere con voi una mia recente rilettura, esperienza molto suggestiva che, oltre ad avermi fornito l'ispirazione per il disegno che vedete in foto - nato durante un viaggio un po' troppo lungo e noioso in treno, al ritorno dall'università - ha anche scaturito in me forti emozioni contrastanti.
L’aura tragica e romantica che avvolge le vite delle sorelle Brontë mi ha sempre affascinato e ho ritrovato questo spirito nei romanzi delle sorelle maggiori, in cui passione, forza ed emozione danno vita a personaggi indimenticabili. Con queste aspettative ho iniziato anche la lettura di questo romanzo, opera della più giovane delle sorelle Brontë, Anne.
La storia è quella di Agnes, ragazza retta, sobria e di buon cuore, che è cresciuta, protetta e coccolata, in una famiglia felice, raro esempio di amore matrimoniale e solidità di principi. Ma Agnes a un certo punto vuole di più, vuole dimostrare a tutti e soprattutto a sé stessa di potere affrontare il mondo. E inizia così a lavorare come istitutrice presso una ricca famiglia di campagna. La campagna è animata dalle figure che abbiamo imparato a conoscere dai classici inglesi: aristocratici con figli viziati, vuoti e vanitosi, istitutrici prive di alcuna autorità nell’educarli e rassegnate alla loro ignoranza, canonici a volte animati da spirito caritatevole e buoni sentimenti - a volte un po’ meno. Di fronte a tutto ciò e alle dinamiche di classe che regolano comportamenti sociali e matrimoni, Agnes sceglie. Sceglie il lavoro, la moralità e la speranza di poter incontrare un’anima affine con cui condividere la vita.
I temi non sono nuovi, dunque, anche se lo spirito di donna lavoratrice e in un certo qual modo indipendente, lo rendono di fatto un romanzo di una notevole modernità. 
Ciò che sembra mancare - a detta di alcuni - è però la componente emotiva. La narrazione risulta profonda ma alquanto razionale nel delineare il contesto sociale, nel raccontare le ingiustizie subite, nel farci conoscere i sentimenti e i valori della protagonista. Si percepisce la ricerca di misura ed essenzialità di espressione, per non cadere mai nel patetico o nel drammatico.
È tuttavia proprio la mancanza di forti emozioni e passioni, che ci si aspetterebbe leggendo Brontë in copertina, che impedisce di entrare in sintonia con le corde più intime della protagonista.
Se dovessi analizzare il romanzo con occhio critico incorrerei probabilmente nell'errore di giudicarlo come opera di poco carattere di fronte a must come i libri di Charlotte e di Emily - ancor di più alla poesia di quest'ultima - e perché no? a "The Tenant of Wildfell Hall".
Ciò che comunque mi trattiene nel giudicare negativamente questo diamante un po' grezzo, è la sua estrema conformità al carattere chiuso e gentile (quasi da 'lady', se non fosse per l'origine piuttosto umile) della giovane Anne. Chi conosce la sua storia, sa benissimo che Anne era il fiore di casa Brontë; la piccola donna la cui bellezza aggraziata - che potremmo dire forse mancava nelle sorelle più grandi - leniva sicuramente gli occhi e il cuore di chi le stava intorno; il cui stile - spesso dimenticato o lasciato in spazi marginali dei manuali, per il carattere più calmo rispetto alla natura 'impetuosa' dei lavori delle altre - contribuì a fornirci importanti resoconti non solo sulla sua di biografia, ma anche e soprattutto sulla comune e spesso triste esistenza di istitutrici di metà Ottocento, tanto appassionate alla loro occupazione quanto inflitte nel personale dal dover fare i conti con imprese ardue e una vita arida e dolorosa."

[Recensione a cura di Andrea Raso]

domenica 1 ottobre 2017

Recensione"Delitto e castigo" - F.Dostojevski a cura di Ilaria Cutrì

Non sarò certo io a convincervi che dovete
- e sottolineo "dovete"-
leggere Delitto e castigo.
Ma ve ne parlo,
così come le altre letture,
portandovi un pò più vicini ai miei autori preferiti
e alla letteratura classica.


Delitto e castigo, il titolo racchiude già molto e offre al lettore delle domande. 

E' un giallo? 
Si, certamente ha sfumature gialle. C'è un delitto, anzi due. Ma definire un giallo questo capolavoro sarebbe riduttivo. Gli omicidi sono il punto focale, il punto di partenza del romanzo e il punto di arrivo del protagonista. 

 E' un romanzo filosofico? 
E anche qui la risposta è affermativa. E' uno scritto intriso di filosofia, in particolare , di quelle idee che confluiscono in modo più ordinato e schematizzato nella teoria del super uomo. Il cuore della parte filosofica è affidato, con grande maestria dell'autore, a un giornale e da lì le idee si impadroniscono della mente e degli atti di Rodion Romanovič Raskol'nikov guidandolo prima e dopo il delitto.

E' un romanzo sociale?
Precisa, definita, nitida la descrizione della società del tempo. Fëdor Dostoevskij non si fa sfuggire la possibilità di offrire al lettore uno spaccato sociale della Russia dei suoi tempi e lo fa in un modo che vi lascerà impressionati.

E' un romanzo politico?
E' un romanzo scritto bene?
E' un romanzo con una morale?

Potremmo stare qui ad elencare innumerevoli domande e sarei in grado di dimostrarvi, libro alla mano, che Delitto e castigo è tutto questo e anche di più. 


Leggete Delitto e Castigo perchè potrete capire quanto è profondo l'animo umano, di come sia fragile e forte allo stesso tempo. Percorsi di peccato e di redenzione si incrociano  tra quelle pagine ricche di dolore e sofferenza. Lì dove il bene sembra non aver fine, c'è sempre una flebile fiamma ad indicare la via della catarsi.

Un amore?
Chi dice che Dostoevskij non sia capace di parlare d'amore si sbaglia.
Certo, ho letto svariate volte su vari articoli e blog che i romanzi russi non sono ricchi di storie d'amore salvo alcune eccezioni. Sicuramente c'è da riconoscere che sono lontani anni luce dalle letterature inglesi e francesi, ma in un certo senso, l'amore c'è. E ritroviamo il senso dell'amore, quello vero, nella piccola e immensa figura di Sonja. Si, vi chiederete come sia questa storia tra Sonja e Raskolnikov. Ebbene, vi dirò.

Non ha niente, eppure non manca nulla!
E' tutto e niente, una meravigliosa antitesi.

Non mi soffermerò su di loro perchè ne abbiamo già abbondantemente discusso e, come sempre, trovate tutto QUI.

Sebbene il romanzo sia, per certi versi, fortemente connesso all'io, riesce ad emergere l'amore filiale, fraterno nel senso più profondo della filantropia. un amore, quello tra R , Dunja e la madre, dettato da ragioni di, potremmo chiamarlo, orgoglio familiare.
C'è di fondo un'empatia, una comprensione dell'essere umano che si tramuta lentamente in un legame vero e solido.
C'è l'essenziale, la presenza, la costanza.


Ora, giunti al termine della recensione e chiusa l'ultima pagina del libro, se state ancora cercando un valido motivo per leggere questo immortale romanzo, vi dirò...

Vi dirò che il libro è lo specchio che riflette esattamente l'autore! Confrontando le sua vicende personali a quelle del protagonista troverete somiglianza perchè il confine tra loro è molto sottile, a volte impercettibile e sfumato, talvolta scompare.

Ecco come arrivare dal capolavoro al suo creatore.
Sono felicissima di averlo letto e sono certa che sarà uno dei libri più belli della mia vita!