martedì 29 dicembre 2015

Recensione de "Il quadro mai dipinto" di Massimo Bisotti a cura di Ilaria Cutrì.

Titolo: Il quadro mai dipinto

Autore: Massimo Bisotti
Genere: Romanzo
Editore: Mondadori
Collana: Numeri primi
Pubblicato  01/06/2015




“Poi mi è accaduta una cosa strana, quasumeri primii magica, io la chiamo “la sindrome del quadro mai dipinto”. La persona che avevo ritratto nel mio disegno non c’era più, era sparita!”

Patrick lascia  Roma e il suo lavoro presso l’Accademia delle Belle Arti per trasferirsi a Venezia. È pronto a partire e ricominciare da zero. Prima di dirigersi in aereoporto,torna a casa e sale in soffitta per dare un ultimo sguardo al quadro che ritrae una donna. Ma, la tela è vuota! La donna che ha molto amato, la donna il cui ricordo porta sempre con sé, ha abbandonato il quadro. Patrick esce dal suo appartamento e va in aeroporto.Patrick giunge a Venezia con un’amnesia a causa di una botta alla testa durante il volo,si ritrova in tasca un bigietto di cui non capsice il senso. E’ un indirizzo "Residenza Punto Feliz" e giunto qui viene accolto dal proprietario,Miguel,un saggio uomo spagnolo il quale non gli farà menzione della sua amnesia ma,al contrario,lo riporterà pian piano a ricordare tutto attraverso la via del cuore e dei sentimenti. Incontrerà,infatti,Raquel e riconoscerà in lei la donna fuggita dal suo quadro. Da questo momento inizia un viaggio nei ricordi che lentamente riaffiorano alla luce sempre più chiara della memoria. La narrazione è un grande filo che si snoda tra passato e presente portando alla luca i pensieri e la psicologia dei personaggi,attraverso la storia si  ripercorre il cammino,le scelte e i cambiamenti dei personaggi. Lo stile di Bisotti è uno stile in cui le parole si allargano a macchia d’olio sulla pagina bianca. Spesso si parte da una frase,da un fotogramma e,nel proseguo,si va argomentando e portando all’interno del libro grandi riflessioni sulla vita,sul mondo. Riflessioni dalle quali traspare una conoscenza delle varie filosofie occidentali e orientali e di scuole di pensiero. Riflessioni che prendono sfumature diverse a seconda del personaggio in questione per cui si ha la possibilità di vedere e analizzare uno stesso pensiero da molti punti di vista. Un po’ come la luce crea mille sfumature sull’acqua di Venezia,che è la città sfondo delle vicende.

E’ un romanzo statico,nonostante inizi e termini ,paradossalmente,con un viaggio.
Il viaggio fisico del libro è sempre un volo,esprime grande dinamicità e flessibilità ed è da sottolineare il suo carattere circolare: si parte da Roma e,attraverso Venezia e la Spagna,si finisce nuovamente a Roma,disegnando un cerchio in cui si muove il tempo dell’anima e dei ricordi. Il viaggio,infatti,non è che un simbolo del viaggio interiore dei personaggi. Un viaggio fatto all’interno dell’ anima e della mente. Il lettore stesso compie un viaggio tra le parole posate sulla carta,con cura,l’una accanto all’altra e a tratti sembra di sfogliare un album di foto in disordine temporale.
E’ un libro che parla d’amore per vie traverse ed è assolutamente consigliato a chi vuole riscoprire questo sentimento,a chi non sa cosa significa amore e corteggiamento,a chi non ci crede più. Da questo punto di vista,è come un romanzo antico,spunato dalla storia nel presente per farci capire che ancora oggi è possibile amare con la A maiuscola.

"-Come ci riesci?""-A fare cosa?""-A guardarmi come mi stai guardando adesso. Come se fosse la prima volta...""-Forse perchè nei tuoi occhi riesco a vedere il mio futuro. Mi viene voglia di regalarti tutto ciò che non ho ancora sognato. Questo è il mio desiderio primario, illuminarmi di te. Tutto il resto è fatto di stelle guaste. Tu sei preziosa, e per me questo significa molto di più che dirti sei bellissima. Significa: sei la più bella cosa ce mi sia capitata."
Patrick è un uomo perso,senza punti di riferimento. Ha smarrito persino il suo centro. Eppure,l’unica cosa che lo guida è l’amore verso una donna di cui non riesce nemmeno a delineare il volto. E’ un amore intangibile,forte nell’animo.  “Il quadro mai dipinto” non è una lettura facile e veloce, ma va assaporata soffermandosi su ogni pagina. Sono tantissime le  riflessioni e,in alcuni tratti,il lettore potrà avere l’impressione di guardarsi allo specchio. Perché la storia di Patrick potrebbe essere la storia di ogni uomo o donna che crede nell’amore e nella fatalità,che tente alla perfezione o,che semplicemente,rincorre qualcosa. 

Questo libro è un po’ come un aeroporto,il luogo dove si incontrano tutti i sentimenti,è il campo libero delle emozioni,dei visi sinceri,dei sorrisi e delle lascrime. E’ lo spazio in cui il viaggio è la vita e i passeggeri si incrociano scambiandosi esperienze. E’ il luogo dell’attesa e dei silenzi,delle riflessioni profonde. E’ il presente,il passato,il futuro.



Informazioni sul libro

Patrick è un insegnante e un pittore con l'ossessione per la perfezione. In una mattina di giugno entra per l'ultima lezione nella sua aula dell'Accademia di Belle Arti. È pronto a lasciare Roma per ripartire da zero a Venezia, città fatta d'acqua e d'incanto. Si congeda dai suoi allievi, lasciando loro un messaggio d'addio che è anche un testamento spirituale: «Credete sempre nelle emozioni, credete nell'amore, senza avere paura di sbagliare perché a volte sono proprio gli errori a portarci alla felicità». Torna a casa e prima di partire decide di andare una volta ancora in soffitta per dare un ultimo sguardo al quadro che ritrae la donna che ha molto amato, la donna il cui ricordo porta sempre con sé. Ma, quando scopre la tela, la vede vuota: la donna sembra avere abbandonato il quadro. Sgomento, Patrick copre nuovamente il dipinto. In fretta e furia abbandona la soffitta e Roma, e corre all'aeroporto. Durante il volo, però, batte la testa e all'arrivo si ritrova confuso, non riesce a ricordare bene il motivo per cui è partito. Ma in tasca ha un biglietto con un indirizzo e un nome: "Residenza Punto Feliz". Si recherà là e troverà una nuova e strana famiglia pronta ad accoglierlo. Miguel, il proprietario della pensione, uno spagnolo saggio cui è facile affidarsi; Vince, gondoliere con il cuore spezzato da un amore andato male; e il piccolo Enrique, curioso ed entusiasta come solo i bambini sanno essere. La nuova vita di Patrick scorre tra amnesie e scoperte, finché a una festa incontra Raquel e non ha dubbi: è lei, la donna che è fuggita dal suo quadro. Dopo il clamoroso successo del suo romanzo d'esordio, La luna blu, Massimo Bisotti torna a emozionare i lettori con la sua prosa magica che sembra poesia, fatta di sentimenti e illuminazioni improvvise sull'animo umano. Un libro indimenticabile, sul perdersi e il ritrovarsi, sulla memoria e l'accettazione di se stessi, sull'importanza di restare fedeli al precetto più vero e necessario: "mai controcuore".


Informazioni sull'autore

Sono nato e vivo a Roma,  ho studiato Lettere, suono il pianoforte e amo l’energia che mi trasmette. Compongo musica, sono un appassionato di letteratura, psicologia, filosofie orientali, in particolare amo la cultura Zen. Credo di aver iniziato a scrivere perché le mie parole rimarginassero le ferite e si chiudessero in cicatrici. Mettersi a nudo è un rischio ma vale la pena rischiare. Fondersi senza confondersi è alla base di ogni rapporto che funzioni. Utilizzare ogni dolore vissuto per gli altri e non come un pass contro gli altri. Spendersi senza riserve e donare quel che si può. Quindi donare quel che si è. Viaggia pure attraverso le strade dell’anima ma senza andare controcuore. Avere contro il tuo cuore è più devastante che avere contro il cuore degli altri. La mia bio in due parole? Mai controcuore.

Intervista a Cinzia Nazzareno

Oggi siamo in compagnia di Cinzia Nazzareno,autrice siciliana del romanzo “ Il sole in fondo al cuore”,Bonfirraro editore. Cerchiamo di conoscerla meglio e di parlare del suo libro.

Ho letto un po’ le tue note biografiche e so che lei è un’insegnante presso il Liceo Scientifico “L. da Vinci”   di Niscemi.Quanto è importante la lettura per i ragazzi?

Si, sono un'insegnante. Le note biografiche corrispondono. Leggere é fondamentale a tutte le età e lo é ancora di più per i giovani perché leggere affina il pensiero,sviluppa le capacità critiche .

Il sole in fondo al cuore è il tuo romanzo di esordio. Come nasce questo libro? C’è un evento particolare,un episodio da cui è scaturito?

Si,è il mio romanzo d' esordio. Nella vita di ognuno di noi ci sono eventi che ci segnano per sempre. Scrivere può essere la medicina per guarire e quando si è in disequilibrio, si cerca sempre la parte mancante di sé.


Un po’ come un processo di catarsi,quindi. E’ così che hai inizato a scrivere?

Volevo liberarmi di un peso che infinite volte mi ha schiacciato. Volevo intraprendere un cammino di catarsi e terapeutico. La tempesta che era in me aveva bisogno di scatenarsi, per lasciare spazio alla quiete. Adesso ne ho le prove. Scrivere era il cammino giusto.

La protagonista del libro ha nome Leda. C’è un significato personale dietro questa scelta?

Leda è un nome mitologico. Ci riporta a Zeus e al cigno. Ma per me aver scelto quel nome e non un altro,magari più bello, ha avuto un significato particolare. Ho reso omaggio a mio padre che amava tanto questo nome.

Nessun legame con la  Leda de “Il tramonto di Venere” di Giovanni Verga?

No,nessun legame.

Nel libro vi è la storia di un dramma familiare,una storia che vede come protagonista il dolore che,però,non riesce a schiacciare i protagonisti.  Qual è il sentimento predominante e vincente nel libro? E’ reale e attuale,secondo te?

Il dolore accompagna i protagonisti de “Il sole in fondo al cuore”. Leda non si lascia schiacciare. Lo subisce,si piega,ma non si spezza. Lo supera nel momento in cui incontrerà il padre,fonte primaria di quel dolore,e dopo aver attraversato varie fasi come la rabbia, l' impotenza e per ultimo la comprensione, arriva ad un livello più grande,quello di saper perdonare. È difficile arrivarci,ma è possibile.
Quindi,il messaggio al cuore di questo libro è …
Saper perdonare. Il perdono come risposta al dolore,come processo catartico, come possibilità di ricongiungersi al di là e a dispetto di un destino che a volte affligge col peso della distanza non solo fisica,ma anche emotiva fra persone che sono legate fra loro da un filo invisibile chiamato amore inespresso.
Indica tre motivi per cui un lettore dovrebbe scegliere di leggere “Il sole in fondo al cuore”.

Il sole in fondo al cuore è un viaggio lungo 156 pagine,struggente,emozionante. Chi lo legge soffre insieme ai suoi protagonisti,si immedesima, si riconosce. Il dolore è trasversale. Tutti lo conoscono,senza distinzione. È il sentimento dell' uguaglianza. Ricco o povero,giovane o vecchio. Ma tutti sperano di superarlo. Il sole è ciò che ognuno di noi vuole sempre trovare e sa di averlo con sé,in fondo al proprio cuore. Leggerlo fa bene al cuore,leggere il sole in fondo al cuore dona sollievo ,libera dai pesi incombenti che la vita, a volte ingrata,ci da.

C’è una questione che mi sta molto a cuore:  ormai,la facilità di reperibilità di e-book porta molti ragazzi a leggere con gli e-reader,che sono sicuramente pratici e innovativi. Spesso,però,la quantità di libri disponibili non corrisponde a una qualità delle letture.
Cosa pensa del rapporto lettura-cultura?

Ci sono letture e letture. Chi legge ha voglia di scoprire,di indagare il mondo,magari quello delle emozioni. Mi piace pensare che leggere è sempre un fatto culturale e non nozionistico.

Ultima domanda. Ti piacerebbe condividere una curiosità su di te o sul tuo libro in esclusiva per “Emozioni tra le righe” ?

Su di me che comunque riguarda il mio libro. Ho creduto tanto nella realizzazione di questa opera e speravo in cuor mio che potesse ,oltre che essere pubblicato, letto da tanti,tantissimi lettori. Sono una sognatrice,non smetterò mai di esserlo e per nessuna ragione. Beh,avevo ragione. Il libro è stato pubblicato e a distanza di 9 mesi è alla sua terza edizione!
Viva i sogni e i sognatori!
Complimenti,cara Cinzia. Sono veramente felice di questo traguardo raggiunto e ti auguro che i tuoi lettori continuino a crescere numerosi. Grazie per la disponibilità per questa intervista,sei stata gentilissima.
Grazie a te che mi hai dato la gioia e la possibilità di parlare ancora della mia creatura. 

venerdì 25 dicembre 2015

Cosa e perchè leggere durante la gravidanza

A una donna in gravidanza viene spontaneo parlare al bambino che porta in pancia. Molte ricerche hanno dato un valore scientifico a questa dolce abitudine, registrando gli effetti positivi della voce della mamma sullo sviluppo del feto. Un recente studio, pubblicato sulla rivista "Infant Behavior and Development", ha dimostrato che il bambino in grembo è in grado di riconoscere tanto bene le parole di una cantilena da riuscire a ricordarla a distanza di settimane. Lo studio si è concentrato sulle filastrocche, ma da tempo si parla dei benefici della comunicare in generale con il bambino in gravidanza.
Ci chiediamo cosa sia possibile leggere o fare ascoltare al bambino mentre è ancora nella pancia della mamma.

Si sa che l’apparato uditivo inizia il suo sviluppo in gravidanza dall’ottava settimana. A 16 settimane il feto reagisce agli stimoli sonori, rispondendo con l’attività motoria o piccole alterazioni del battito cardiaco. Le maggiori reazioni sono in risposta alle voci umane.
Tra le 24 e le 28 settimane di gestazione l’udito è completo.
Gli studi dimostrano che il bambino nella pancia della mamma non solo è in grado di riconoscere i suoni, ma anche di ricordarli.
Da tempo sono noti gli effetti benefici che la musica,le parole hanno sul bambino
La voce della mamma e del papà che parlano spontaneamente al bambino nella pancia come se fosse già nato è l’attività più naturale, ma si possono cercare altre idee, stimoli nuovi che verranno presentati con frequenza, come una buona abitudine e una comunicazione costante con il bambino. La voce della mamma è quella che viene riconosciuta con più facilità perché ci sono tante le occasioni per ascoltarla, ma anche la voce del papà viene memorizzata dal bambino. Risentire le voci dopo la nascita darà un senso di serenità e fiducia.
Allora perché non iniziare la sana e buona abitudine di leggere prima ancora che il bimbo sia nato?

Filastrocche e ninnananne sono testi con un ritmo costante e ripetitivo. Scegliete una ninnananna o una filastrocca che potrete ripetere cullando il bambino dopo la nascita, così la riconoscerà.
Favole classiche,lette ad alta voce ha come scopo di fare sentire al bambino la voce della mamma. Soprattutto se la donna passa molte ore da sola in casa e ha in questo modo poche occasioni per parlare, la proposta di leggere una favola può diventare una soluzione per fare sentire al bambino la sua voce.

venerdì 18 dicembre 2015

Intervista a Marco Perrone



Quanti di voi leggono il genere fantasy? Dedichiamo proprio a voi una piccola chiacchierata con Marco Perrone,scrittore del romanzo trilogia "Orbeth".



Oltre ai romanzi per cui sei più conosciuto, hai scritto anche poesie. Come sei passato dai versi al fantasy? 
Domanda molto interessante. Il mio legame con la scrittura nasce fin dai sette anni, età in cui iniziai a comporre favole, storie e fumetti. La poesia fu un tema sviluppato sul crescente interesse verso italiano, storia e letteratura. Mi resi conto che il mio pensiero elaborava strutture in rima ben riuscite, molto apprezzate anche in concorsi di poesia locali. Le prime avventure amorose modificarono un pò i contenuti dei miei versi, e mi avvicinarono allo stilnovismo. La poesia è per me la più intima e sincera forma di espressione, un modo per comunicare agli altri i miei sentimenti. La stesura di romanzi la riallacciai per puro caso, in seguito ad un brutto incidente che per mesi mi allontanò, nel 2014, da sport e lavoro. Il successo spontaneo e la crescente diffusione cambiarono la mia stessa attività, tramutandomi in uno scrittore a tutto tondo. Scrivere romanzi è quindi per me una passione, comporre in versi, quando ispirato, è invece un'esigenza.

           Qual è lo scrittore che vedi come modello?

Il primo scrittore che vedo come un maestro spirituale per me, di cui inoltre ho letto tantissimo, è Stephen King. I suoi temi da brivido mai scontati, il suo particolare modo di articolare i periodi nelle pagine in modo incisivo e magistralmente ricercato, queste e tante altre qualità le ammiro e cerco spesso, inconsciamente, di adottarle nelle mie scritture. Adoro il genere Fantasy d'altro canto, nomi come quelli di Tolkien, Martin e la Rowling sono presenza fissa nei miei scaffali; ho letto tutte le avventure firmate dalla nostra Licia Troisi, il suo stile è semplice, fluido e privo della profondità tipica dei colossi d'oltreoceano, ma la trovo rilassante e piacevolmente stimolante.

           Come mai scrivi romanzi fantasy?

Il fantasy è libertà, fuga dalle regole e nascita di un universo parallelo, in cui è il volere dello scrittore a farla da padrone. Io vedo questo tema come la prova del nove della fantasia pura, la verifica della capacità che ha la propria penna di entusiasmare il lettore, facendolo evadere e legandolo, spesso indissolubilmente, a mondi e personaggi di cui si è gli assoluti creatori.

           Sei soddisfatto del tuo lavoro?

Non continuerei con tale passione se non lo fossi. La scrittura mi ha regalato alcune tra le emozioni più intense della mia vita, e tra sport agonistici, successi privati e tante persone splendide che mi circondano, ammetto che la mia realtà fosse già piacevolmente ricca. Il rapporto diretto con tanti dei miei oltre seimila lettori mi fa viaggiare continuamente da un angolo all'altro dell'Italia e dell'Europa stessa, dato che recentemente mi hanno letto anche italiani residenti all'estero. Il fatto che ogni recensione, finora sempre positiva, giunga da un percorso compiuto con le mie sole forze, partendo praticamente da zero, mi riempe di costante motivazione e quotidiana voglia di superarmi ulteriormente.

          Oltre alla scrittura,hai altre passioni?

Adoro leggere e praticare sport. Ho svolto attivamente competizioni agonistiche con le arti marziali per oltre dieci anni; l'incidente che, danneggiandomi la gamba, ha chiuso la mia carriera, mi ha aperto poi le porte alla scrittura. Amo gli animali, mi reco con i miei due pelosoni ogni giorno a correre nei boschi. Amo i manga giapponesi, i comics americani e i videogames. Scrivere mi ha allontanato un bel pò dalla Play Station,ma appena possibile adoro cimentarmi nelle sessioni online in tempo reale di titoli come "Dark Souls".Sono molto portato nella cucina, prediligo primi e secondi spesso rielaborati da me partendo da ricette classiche.

           Come nasce Orbeth, la trilogia?

" Orbeth - La trilogia " nasce da buffe vignette, pubblicate tra l'altro nell'omonimo gruppo facebook,che abbozzai tra i banchi delle superiori nel lontano 2003. Avevo amici con passioni analoghe per i temi medievali, disegnavamo spesso per poi mostrare agli altri i nostri lavori. Partendo da lì, scrissi una decina di pagine mirate a raccontare la vicenda,poi chiusi tutti in un armadio e non toccai nulla per anni. Finirono le scuole, intrapresi il mio lavoro nel ramo commerciale e mi dedicai a pubblicazioni letterarie in versi,divulgate per puro piacere. L'incidente avvenuto nel 2014 e la forzata permanenza a letto mi portarono a riaprire le vecchie cartelle e, impugnando i primi quattro capitoli scritti a penna, decisi di dare loro un seguito. Seppur in parte modificato, diversi occhi attenti hanno notato la lieve differenza stilistica che si ha infatti dal quinto capitolo in poi: la mia penna, con gli anni, ha perso un pò di enfasi poetica per rivestirsi di un carattere più puramente narrativo e romanzesco.

            Elenca tre motivi per cui un lettore deve leggere Orbeth..

E' una trama che coinvolge gli amanti del fantasy e dell'horror, stimolandoli con contenuti inediti non presenti in nessuna delle altre pubblicazioni note. E' il coraggioso tentativo di ridonare carattere al fantasy made in Italy, spesso duramente screditato. E' una trilogia, tiene incollati a sè e stuzzica indissolubilmente la fantasia sul concludere di ogni singolo volume.

            Vuoi condividere con i lettori di emozioni tra le righe una curiosità su di te o sui tuoi                   romanzi.

Si, con piacere. Vi rivelerò in anteprima che Orbeth è stato il mio approccio al romanzo curato in modo da aggirare i classici temi visti e rivisti, di maghi, elfi e troll, sostituendoli con concetti più crudi e tangibili come alchimia, misticismo e superstizione. Dati i piacevoli e crescenti risultati ottenuti dalla trama, sto lavorando sodo per curarne una sua definitiva riedizione con uno dei marchi editoriali maggiori, per poi dedicarmi ad un progetto che sarà ancora più ambizioso. Rifacendomi sempre al Fantasy, tema a me caro, proverò a realizzare un'opera di tale spessore, stilistico e nei contenuti, da tentare di intaccare la fama degli eccelsi scrittori fantasy inglesi ed americani.

                  Grazie Marco,per questa gentile intervista.


                  Ringrazio con affetto Ilaria e la pagina di "Emozioni tra le righe", insieme ad ognuno dei suoi                           lettori. Vi sono grato per la piacevole intervista e, abbracciandovi forte, ritorno alle mie trame.

Intervista a Giovanna Barbieri

Oggi,siamo insieme a Giovanna Barbieri, autrice de "La stratega. Anno domini 1164" e dei racconti "Amor e patimento". Chiacchieriamo un pò sulla sua passione per la scrittura e per la storia.....


Da dove nasce la tua passione per la storia e in particolare per il medioevo?
Mio padre è sempre stato un fanatico di Storia. Da ragazzina ho cominciato a leggere tutti i romanzi storici che avevamo in casa, tra i quali c'era anche Ivanhoe di Scott, e tanti altri adoro anche Follett con “I pilastri della terra” e “Un mondo senza fine”. Mi piace anche Falcones con “La cattedrale del mare”. In generale,adoro quasi qualsiasi romanzo che abbia a che fare con battaglie, assedi, e vita medievale.
Come è iniziata la tua passione di scrivere romanzi storici?
Una sera stavo leggendo un saggio sulla castellizzazione in Valpolicella e la notte ho sognato di trovarmi nel Medioevo. Questo è stato l'inizio della stratega anno domini 1164. Amo molto i saggi storici, ne ho letti parecchi sia per piacere sia per necessità (prima di scrivere il romanzo).
Quindi,non c’è  un personaggio o un evento storico particolare dal quale ti sei ispirata per scrivere “La stratega”?
Ho scelto l'assedio del castello di Rivoli e mi sono documentata su quel particolare evento. Mi sono informata anche su Garzapano e Isacco, due imperiali che hanno combattuto contro gli anti-imperiali (gli abitanti della Marca Veronese).
Hai mai pensato di ambientare un racconto o un libro in un’epoca diversa da quella medioevale?
Ho scritto un romanzo sul V secolo dc, nel 402 durante la calata dei Goti in Italia del nord.,ma ora è nelle mani delle CE,vediamo come si metterà. Poi ho scritto un racconto a scopo benefico per un gruppo di fb.


Hai mai scritto(inedito) o pensato di scrivere un romanzo,o un racconto,che non sia storico?
Ad essere sincera mi piacerebbe scrivere un racconto per ragazzi, magari sugli animali.
Leggendo “Amor e patimento”,ho notato come nella tua scrittura siano presenti termini storici che testimoniano una certa padronanza del periodo storico narrato. Quanto è importante la fase di studio e ricerca nei tuoi lavori?
Moltissimo. Non scrivo una riga senza prima documentarmi molto bene. Di solito leggo una decina di saggi, per raccogliere più informazioni possibili su cosa si mangiava, come ci si vestiva, che lavori si svolgevano in quel periodo.
Ho fatto lo stesso per il romanzo sul V secolo,poi molto importanti sono anche le tecniche di combattimento, le armi bianche e quelle da assedio..
Infatti,ho notato proprio questo leggendo i tuoi racconti. Anche le armi e le erbe medicinali sono ben descritte,mi ha colpito molto questa cosa. L’ho vista come una cura dei dettagli..
Ho molti libri sulle erbe e le loro proprietà. Vivo in campagna,faccio alcune cose fatte in casa: come la marmellata con le mie albicocche, fichi, prugne ecc…ma anche erbe selvatiche per i risotti.
Il tuo personaggio storico,realmente esistito,preferito maschile e femminile.
Mi piacciono molto sia Stilicone, magister utriusque militae romano nel V secolo e anche Alarico, capo dei goti. Ovvviamente amo anche Can Francesco della Scala e stravedo per Dante Alighieri. Personaggio femminile:Eleonora d'Aquitania,una donna molto forte e intelligente. la madre di Riccardo cuor di leone e Giovanni senza terra.
Attualmente sei impegnata a scrivere qualcosa?
Il proseguimento del romanzo sul V secolo Alarico il flagello di Dio. E’ un romanzo dalla parte dei Goti, in questo i romani, l'Imperatore Onorio e Olimpio non fanno una bella figura.
Oltre ai motivi economici,oggi,perché,secondo te,un autore pubblica self?
Per essere liberi. Parliamoci chiaro, molte CE guardano solo romanzi molto commerciali. Sono rare le Ce free che pubblicano romanzi che non rientrano nei rosa, erotici e thriller.
Risposta abbastanza diretta e vera. Ultima domanda. Cosa pensi riguardo alla qualità dei vari e-book,facilmente reperibili e a basso costo?
Io prevedo degli sconti solo nei periodi festivi, durante le vacanze di natale, pasqua, e vacanze estive non sono proprio d'accordo nel tenerli sempre scontati.
Le cover professionali, l'editing costano.
E la qualità? Non avendo un editor alle spalle,alcuni e-book,non sono sempre scritti bene,ma il pubblico è vasto..
Posso dire quello che faccio io: rileggo molte volte e mi servo prima di betareader e poi di editing professionale. Ho letto di quelle cose in passato che chiamarli romanzi era un insulto,e non dico solo per gli errori di grammatica e refusi (quelli si correggono) ma le trame erano spesso troppo caotiche oppure troppo semplici, piatte.
Concordo pienamente con te. Penso che oltre all’economicità,bisognerebbe guardare molto alla qualità dei prodotti che si fanno circolare. Per fortuna  ci sono anche tanti buoni scritti. Grazie della tua disponibilità,Giovanna.
Grazie mille anche a te.

domenica 6 dicembre 2015

Chiacchierando con..... Gaia Azzola

Intervista a  Gaia Azzola,
scrittice di esordio con il romanzo  “Unforgettable”,
E' da poco uscito il  suo secondo romanzo,sequel del primo ,
dal titolo "Qualcosa di te".


Come prima domanda partirei proprio da te….
Leggendo la tua biografia,infatti,mi  ha colpito il fatto che sei geometra e,si sa,ha poco a che fare con la letteratura e la scrittura. Vorrei chiederti se il tuo percorso di studi è stato in alcuni periodi della tua vita un ostacolo oppure se sei riuscita a conciliare entrambe le cose.
L’idea di diventare geometra è stata una cosa inaspettata, direi piuttosto che mi è capitata. Io infatti mi sono diplomata al liceo Artistico e per guadagnare qualcosa, ho iniziato a lavorare in uno studio tecnico. Dopo pochi mesi ho iniziato ad apprezzare quel tipo di lavoro e ho conciliato gli orari lavorativi con le lezioni serali. Avevo davvero poco tempo, ma scrivere è una cosa che mi è sempre appartenuta; io trovo sempre il momento per abbozzare qualche frase, ovunque sono, anche in circostanze assurde…quindi direi che lo studio e la scrittura sono sempre state separate.

Quindi,mi sembra di capire che scrivere è abbastanza naturale per te.  Ricordi un momento particolare in cui hai iniziato a pensare di scrivere un romanzo?
Sì è qualcosa che semplicemente sento e che devo per forza dire o scrivere ed è una cosa che mi piace perché è sentita, non è finta. Tutto quello che dico o scrivo è perché lo sento in quel momento. L’idea di iniziare a scrivere il mio primo romanzo è legata ad un episodio successo a settembre del 2013; avevo fatto tre ore di viaggio per poter vedere una persona che ammiro molto come attrice, ma che non ha avuto il tempo per accogliere i suoi fan in quel momento. Me ne andai delusa e pensai a quanto sarebbe stato bello poter scrivere un finale diverso per quell’episodio; è vero quando si dice che uno scrittore può vivere la vita due volte perché in qualche modo tu sei padrone di una storia che sai già in che modo vuoi che finisca, senza sorprese.
Ci hai appena raccontato qual è stata la fonte di ispirazione per il tuo primo romanzo “Unforgettable”. E il seguito “Qualcosa di te” ,lo avevi già in mente da tempo? O hai voluto dare ai lettori un nuovo finale?
In realtà quando ho finito "Unforgettable", sono rimasta io stessa un po' delusa dalla storia d’amore di Lucas e Jayme; entrambi avevano bisogno di darsi una seconda possibilità e "Qualcosa di Te" li trascina in una storia nuova, in cui risaltano i sentimenti e i valori veri di due persone che si amano in maniera incondizionata. Poi devo dire la verità, alcune persone che hanno letto il mio primo libro sono rimaste un po' male per come l’ho concluso e mi chiedevano se ne avrei fatto un seguito. A volte, almeno nei romanzi, è bello il lieto fine.

Sono assolutamente d’accordo,secondo me leggere è un po’ come sognare. Una curiosità,i nomi dei personaggi “Jayme" e "Lucas” sono casuali?
No, per niente. Jayme è il secondo nome dell’attrice che ho citato prima…mentre Lucas è preso da un telefilm “One Tree Hill”; è stato un personaggio che mi ha colpito perché ha un carattere in cui io un po' mi identifico: moto sensibile, molto romantico, è uno scrittore e sogna di diventare uno sceneggiatore.

A proposito di scrittura,qual è il tuo modello di riferimento per quanto riguarda lo scrivere?
Allora, io leggo generi completamente diversi. A me piace molto Stephen King e i libri a tema un po' macabro o thriller. Però se la storia mi piace non ho generi particolari. Mi piacciono anche i classici: Calvino, Svevo; invece per le poesie amo moltissimo E. Cummings.

Quanto è importante per te la lettura,quando hai iniziato  a leggere e con quale libro?
Leggere è molto importante secondo me, sia per aprire la mente, sia per sognare e anche per prenderne spunto; io ho iniziato a leggere libri quando avevo quindici anni, in classe, una volta settimana. Ho iniziato a leggere un libro “mio” con "Le notti di Salem" di Stephen King.

Il tuo libro preferito….
Difficile dirlo, ma penso che al momento sia il mio J :)... sto scherzando.
Mi è piaciuto molto il castello dei destini incrociati di Calvino e Ricordati di guardare la Luna di Nicholas Sparks.


Di parte J ….Elenca tre motivi per cui un lettore dovrebbe assolutamente leggere il tuo romanzo…
Dovete, se vi fa piacere, leggere il mio libro perchè:
1. E' un racconto basato sui sogni, sui sentimenti e sull'amore, quello vero, quello che ti fa sentire vivo e quello per cui daresti tutta te stessa.
2. Non è molto articolato o scritto con parole incomprensibili oppure difficili; mi piace scrivere in maniera semplice e magari dilungarmi sugli stati d'animo dei personaggi, solo per arrivare al cuore dei miei lettori.
3. Vorrei regalarvi le mie emozioni.

Ultima domanda J Ti piacerebbe condividere una curiosità su di te o sul tuo libro in esclusiva per “Emozioni tra le righe” ?
Sì, volentieri. Sei stata gentile quindi mi va, di condividere il motivo per cui spero che tantissime persone leggano il mio libro: Ho il desiderio di incontrare la persona che ha ispirato il mio libro e questo romanzo spero sia il ponte che colleghi me, al mio più grande sogno.

Non ci hai detto ancora il nome ;)
Kristen Stewart. E' lei che ha ispirato la mia storia. Mi hai messo alle strette... !!! :)


martedì 3 novembre 2015

Recensione "Amor e patimento" di Giovanna Barbieri

Tre racconti brevi ed intensi ambienti nel medioevo a cura di Giovanna Barbieri.
Siamo nel 1313 e la famigerata  lotta tra guelfi e ghibellini fa da sfondo alle vicende amorose di Isabella e Filippo. Filippo è fuggito dall'esercito di Cangrande,non condividendo il modus operandi e si imbatte in alcuni uomini che vivono all'insegna dell'onore e della sopravvivenza.Isabella si imbattera' in questa compagnia e,grazie alle proprie conoscenze delle erbe medicinali e dell'arte culinaria si rivelerà indispensabile.
È la volta del 1347,Elisa è solo una ragazzina costretta ad un matrimonio combinato per riparare alle sventure economiche del padre. Nell'attesa di conoscere il proprio sposo,la giovane si innamora di un ragazzo e,quando la peste sarà arrivata, non  ci sarà nessun matrimonio. 
Infine, ci ritroviamo a bordo di una nave,nel mediterraneo. È il 1165 e Luca è stato appena catturato insieme con un amico e i loro nemici sono pronti a chiedere un riscatto. Luca salverà entrambi grazie ad una sua abilità.
La conoscenza del saper fare qualcosa sarà l'ancora di salvezza per i protagonisti.
Giovanna racconta così le virtù dei suoi personaggi,vittime e,allo stesso tempo, eroi.Ragazzi capaci di salvare la propria vita, di tendersi utili, attivi ed indipensabile in ogni situazione prospettata al lettore con la semplicità e la genuinità di valori ed arti ormai oggi in decadenza.
Il racconto è disponibile gratuitamente su amazon e negli ebook Store. 

venerdì 16 ottobre 2015

Ebook o libro tradizionale?




Esiste un libro che non è fatto di carta,ma è in formato digitale a cui si accede tramite computer e dispositivi come smartphone o il tablet ed eReader, dei dispositivi appositi per la lettura di testi digitali.
Dopo aver presentato,in breve, l’ebook,confrontiamolo con il classico libro.
Si passi rapidamente in rassegna i vantaggi dell’ebook e del libro cartaceo,considerando che ciò che è pregio per l’uno diventa,di conseguenza,il difetto dell’altro!
L’e-reader è un unico dispositivo all’interno del quale si possono caricare un numero illimitato di libri.
E’ pratico da portare ovunque(in borsa,in viaggio,nelle tediose file negli uffici…). E’economico rispetto al cartaceo ed è ecologico in quanto evita lo spreco di carta.
Si legge facilmente al buio,i caratteri possono essere ingranditi e quindi chi ha problemi di vista è aiutato nella lettura.
Il libro tradizionale garantisce sicuramente un maggiore contatto con il lettore. La carta,infatti, stabilisce una corrispondenza con i sensi tatto e olfatto che si esplica attraverso l’atto di sfogliare le pagine,di sentirne la ruvidezza e l’odore.
Non bisogna dimenticare che i lettori amano le proprie piccole-grandi biblioteche,dove ripongono i loro tesori con grande cura.
Sebbene la maggior parte dei lettori italiani resti fedeli al libro stampato,l’ebook si sta diffondendo sempre di più nell’utilizzo,tanto che da anni si preannuncia la fine del mondo cartaceo.
In realtà la figura del lettore si trova oggi,più che mai fronte a una transizione epocale simile a quella dagli amanuensi alla stampa a caratteri mobili.
Qualcuno ha ancora voglia di comprare un libro distribuito in copie scritte a mano una per una? Ma,allo stesso tempo,non vorremmo un e-reader molto più vicino al libro reale,insomma,un e-reader più competitivo?
Da lettore,più che sentirmi posta davanti ad un bivio,mi sento posta al centro di una scelta personale.
Scelgo entrambi i formati a seconda delle situazioni:quando sono in viaggio oppure ho poco spazio in borsa o,ancora,quando devo iniziare una nuova lettura e sono completamente indecisa,scelgo un e-reader.
Il cuore mi porta sempre verso il libro tradizionale quindi,quando una storia mi emoziona nel profondo,acquisto sempre un libro da leggere,rileggere e custodire gelosamente nel mio piccolo angolo libroso!

P.S. In allegato un piccolo dossier sull' IVA sul cartaceo e sugli ebook,visitate qui:http://www.brunoleonimedia.it/public/Focus/IBL_Focus_235-Mannheimer.pdf





mercoledì 26 agosto 2015

Recensione "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano a cura di Ilaria Cutrì.

Scheda bibliografica

Titolo: La solitudine dei numeri primi
Autore: Paolo Giordano

Editore: MONDADORI (7 ottobre 2010)
Genere: Romanzo
Sottogenere: di formazione
Ambientazione: Torino, tra gli anni ottanta e gli anni 2000


Alice e Mattia,i due protagonisti di questo romanzo di Paolo Giordano,sono legati da una logica matematica,una logica che pervade l’intero libro sin dalle prime pagine.
Alice pratica lo sci costretta dal padre,che vede in lei una futura campionessa,e in una mattina gelida,dopo essersi fatta addosso,come tutte le volte che va a sciare, esce fuori pista rompendosi una gamba.Mattia ha una sorella gemella, lui un’intelligenza superiore, lei ritardata, un giorno andando a una festa di un amico, lascia la sorella nel parco promettendole di tornare subito a riprenderla, ma al ritorno lei è sparita.Le vite di Alice e Mattia si intrecciano, i due ragazzi si incontrano, si notano, condividono, si perdono, si cercano e si trovano. Essi sono due numeri primi,lo sono in modo diverso! Mattia chiuso nella proprio mondo,sembra persino non aver bisogno di aprirsi,di comunicare;Alice,al contrario,quasi per esorcizzare la solitudine,cerca di adattarsi,di piegarsi a delle situazioni e delle compagnie negli anni del liceo.Anche il loro rapporto con i genitori è del tutto diverso,Alice prima succube,poi si ribella;Mattia è chiuso anche qui e porta addosso un grande senso di colpa.
E l’amore? Esiste,in una forma molto diversa da come comunemente lo immaginiamo.

Sono due soli,così come lo sono i numeri primi,divisibili solo per se stessi e per uno, e per questa loro natura intrinseca,destinati alla solitudine;ma allo stesso tempo sono numeri gemelli che,al contrario,mostrano il loro viaggio comune, l’uno inscindibile dall’altro.
Queste due teorie procedono attraversando il maniera trasversale tutto il racconto di Paolo Giordano e spiegano, in questo modo, il rapporto particolare, quasi simbiotico, tra i due giovani protagonisti.
Una logica matematica che sembra difficile da comprendere, ma che grazie al racconto dell’autore prende forma attraverso le vicende di due ragazzi che si sentono completi solo nel momento in cui stanno insieme perché hanno una sensibilità maggiore nell’affrontare la realtà e se stessi.
“La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano ha riscosso enorme successo essendo considerato un libro di spessore. Il libro inoltre ha vinto nel 2008 sia il Premio Strega che il Premio Campiello.



Informazioni libro

Alice ha sette anni e odia la scuola di sci, ma suo padre la obbliga ad andarci. È una mattina di nebbia fitta, lei ha freddo e il latte della colazione le pesa sullo stomaco. In cima alla seggiovia si separa dai compagni e, nascosta nella nebbia, se la fa addosso. Per la vergogna decide di scendere a valle da sola, ma finisce fuori pista, spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canalone innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno.
Mattia è un ragazzino intelligente con una gemella ritardata, Michela. La presenza costante della sorella umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei. Per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia decide di lasciare Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei.
Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e di Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze, così profondamente segnate, si incroceranno e i due protagonisti si scopriranno strettamente uniti eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano primi gemelli: due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero.
Questo romanzo è la storia dolorosa e commovente di Alice e di Mattia, e dei personaggi che li affiancano nel loro percorso. Paolo Giordano tocca con sguardo lucido e profondo, con una scrittura di sorprendente fermezza e maturità, una materia che brucia per le sue implicazioni emotive. E regala ai lettori un romanzo capace di scuotere per come alterna momenti di durezza e di spietata tensione a scene più rarefatte e di trattenuta emozione, piene di sconsolata tenerezza e di tenace speranza.

Informazioni autore

Paolo Giordano vive a Torino. 
Nel 2001 si è diplomato con 100/100 al liceo scientifico statale "Gino Segré" di Torino; e dopo aver conseguito con lode, nell'anno accademico 2005-2006, la laurea specialistica in fisica delle interazioni fondamentali presso l'Università degli studi di Torino, con una tesi premiata fra le migliori, ha vinto una borsa di studio per frequentare il corso di dottorato di ricerca in fisica delle particelle, presso la Scuola di dottorato in Scienza e alta tecnologia del medesimo ateneo. In un progetto co-finanziato dall'Istituto nazionale di fisica nucleare, sta studiando le proprietà del quark bottom.
È autore del romanzo La solitudine dei numeri primi, edito da Arnoldo Mondadori Editore nel gennaio del 2008, che vince nello stesso anno il premio Campiello Opera Prima, il premio Fiesole Narrativa Under 40, il Premio Strega e il Premio letterario Merck Serono; a 26 anni è il più giovane scrittore ad aver vinto lo Strega. Secondo Tuttolibri, La solitudine dei numeri primi è il libro più venduto in Italia nel 2008, con più di un milione di copie acquistate.
È un libro "stimolante e inquietante che fa riflettere sul disagio di settori del mondo giovanile, simbolicamente rappresentato dai numeri primi, cioè come i protagonisti, strettamente uniti eppure invincibilmente divisi". 
Secondo l'autore, Mattia e Alice, i protagonisti del romanzo, "estremamente rappresentativi di un certo mondo giovanile della borghesia, della borghesia opulenta, che garantisce agiatezza ai propri figli lasciandoli nella più assoluta solitudine spesso abbandonati a se stessi", sono due numeri primi gemelli, cioè separati da un unico numero pari che non permette loro di scontrarsi, nonostante siano così vicini. Tale idea di fondo de La solitudine dei numeri primi è nata durante la fase di scrittura (durata nove mesi); Giordano, infatti, non era a conoscenza dell'esistenza di questo tipo particolare di numeri primi, ma li ha scoperti consultando Wikipedia. 
Il libro è stato tradotto in Francia, nei Paesi Bassi , in Portogallo , nel Regno Unito , in Spagna, in Germania ,in Russia, in Macedonia, in Brasile , in Islanda e in molti altri paesi.
Giordano ha ricevuto il 9 luglio 2008 il premio letterario Merck Serono nella sezione narrativa[23] e il 23 agosto 2008 il premio letterario Frignano opera prima.[24] È anche il vincitore della XIV edizione del premio letterario Alassio Cento libri - Un Autore per l'Europa, che ha ricevuto il 13 settembre 2008,[25] ed è stato tra i finalisti della XVIII edizione del premio PEN Club Italiano[26].

lunedì 20 luglio 2015

Recensione di "Lasciati amare" di Jeky Emme a cura di Ilaria Cutrì.


“Io sono così, o mi ami o mi odi. Con me non ci sono mezze misure.
O mi capisci oppure resterò sempre la persona più complicata che tu abbia mai conosciuto.”


Quante volte pensiamo di conoscere qualcuno di cui invece conosciamo solo il nome o poco più?!
Quante volte non ci sentiamo compresi dalle persone che ci stanno accanto?! Quante volte crediamo ci sentiamo sicuri e protetti dai muri che abbiamo alzato e poi,
accade qualcosa e,come per magia,si ritorna quella persona sensibile che non aveva alzato un muro,ma uno scudo solo per proteggersi?!


Ecco Chloe,la ragazza fragile e forte;insicura,eppure determinata;organizzata in tutto e sempre piena di imprevisti!



“Ho bisogno della mia stabilità, della mia routine, delle mie piccole sicurezze e di seguire i miei progetti senza nessun ostacolo e lui, è un imprevisto.”



Si,lui! Bryan,lo sconosciuto che si è perdutamente innamorato dei suoi occhi azzurri da un anno senza nemmeno conoscerla,colui che le ruberà il cuore,facendole riscoprire di essere ancora una ragazza bisognosa di lasciarsi amare. 

Bryan saprà capirla,senza farglielo capire,toccherà le corde più sottili della sua sensibilità,del suo essere la donna che è,e riuscirà ad amarla nonostante tutte le vicissitudini classiche che si intrecciano in un romanzo d’amore.
Ho scelto a caso questo romanzo tra molti altri titoli,casualmente e appena ho iniziato a leggerlo ha catturato la mia curiosità sin da subito! 
Molta dell’originalità dell’autrice sta nel proporsi al lettore in modo leggero,attraverso frequenti interventi che,con tono piacevole e quasi confidenziale,conferiscono un ruolo dinamico alla storia,facendo diventare il lettore,parte del racconto.

Una favola moderna e romantica che fa sognare e credere ancora nel principe azzurro,nella bontà dei sentimenti genuini al di là di quelle che possono essere i pregiudizi!