martedì 29 marzo 2016

Uso della lettera maiuscola


La maiuscola è una regola ortografica che trova, nell'ambito del sistema linguistico, diversi contesti di applicazione: dall'obbligo grammaticale alla “forzatura” commerciale/reverenziale.

La maiuscola va usata all'inizio di un periodo, dopo punti d'interpunzione quali: punto fermo, punto esclamativo, punto interrogativo, puntini di sospensione (solo in caso di proposizione conclusa), due punti (solo in caso di introduzione del discorso diretto).




Nei nomi propri di persona (Mario), soprannomi (Riccardo Cuor di Leone), appellativi antonomastici (il Poeta – Dante), pseudonimi/nomi d'arte compresi.

Nei nomi comuni che identificano un individuo/organo ben preciso e aventi cioè valenza di nome proprio, usiamo la maiuscola reverenziale (il Profeta, l'Avvocato) mentre manterranno la minuscola nel contesto accettivo di nome comune (l'avvocato di Giulio).

Nei nomi propri di luoghi geografici: città (Venezia, Roma), fiumi/laghi/catene montuose/eccetera (Tevere, Alpi).

Nei nomi di punti cardinali (Nord, Est, Mezzogiorno, Settentrione) e di corpi celesti (Marte, Giove).

Mantengono la minuscola il sole, la terra, la luna, eccetto che per riferimento scientifico (il Sole è la stella madre del sistema solare/oggi il sole splende).


I nomi di cariche e istituzioni (lo Stato, il Ministero dei Trasporti), di festività (Pasqua, Natale, Capodanno), di secoli ed eventi storici (l'Ottocento, la Rivoluzione francese), di correnti letterarie/artistiche/filosofiche/ecc. (il Decadentismo, il Cristianesimo); i titoli delle opere letterarie, musicali, ecc. (la Divina commedia – preferibilmente in minuscolo la seconda parola), le sigle di associazioni (ONU, CISL) tranne quelle di nomi comuni come cd, dj, richiedono l'uso dell'iniziale maiuscola.
 
Con la maiuscola possiamo anche indicare termini di uso comune nella loro accezione generale e astratta, come ad esempio la Legge, la Giustizia, la Storia.

I nomi di popoli in passato richiedevano la maiuscola (gli Inglesi, i Romani) mentre ai giorni d'oggi possiamo tranquillamente ometterla, poiché non costituisce errore; è invece obbligatoria la minuscola in caso tali nomi siano utilizzati come aggettivi (il popolo francese) a meno che non si parli di denominazioni ufficiali (la Repubblica Popolare Cinese) o questi siano utilizzati come sostantivi relativamente alla connessione geografica (le industrie nel Milanese).



Analisi grammaticale


L'analisi grammaticale, nella lingua italiana, è il procedimento attraverso il quale associamo, ad ogni parola presente all'interno di una frase, la propria categoria d'appartenenza, che sia questa quella dei nomi, degli aggettivi, dei pronomi, dei verbi o degli articoli; categorie di parole, quindi, che possono essere variabili, quando in accordo tra loro con genere e numero nella coniugazione della voce verbale, mutando le proprie terminazioni, o invariabili, come avverbi, preposizioni, congiunzioni e interiezioni, non soggetti a flessioni di questo tipo.


Per eseguire l'analisi, dovremo quindi specificare le esatte definizioni di ciascuna parte del discorso, ovvero delle frasi che lo compongono, distinguendone le proprietà morfologiche caratteristiche, cioè genere, numero, tipologia, ecc. e definendone altresì le relazioni che la legano ad altri determinati elementi all'interno della proposizione in cui si trova impiegata.
Vediamo ora, per ciascuna delle nove parti del discorso sopraccitate, cosa si dovrà stabilire in corso d'analisi:

Articolo: funzione (se determinativo, indeterminativo o partitivo), genere e numero.
Es: il è articolo determinativo, maschile, singolare.

Nome (o sostantivo): tipologia del nome (se concreto o astratto, individuale o collettivo, comune o proprio di persona, animale o cosa), genere e numero.

Es: libro è nome comune di cosa, concreto, maschile, singolare

Aggettivo: tipologia (se qualificativo, dimostrativo, numerale, indefinito, possessivo, interrogativo o esclamativo), genere, numero e, solo in caso di aggettivo qualificativo, la struttura (se primitivo o derivato) e il grado (se positivo, comparativo - di uguaglianza, minoranza o maggioranza - o superlativo - relativo o assoluto).

Es: bella è aggettivo qualificativo, femminile, singolare, primitivo, di grado positivo.

Pronome: tipologia (se personale, dimostrativo, possessivo, indefinito, misto, relativo, esclamativo o interrogativo), genere, numero e funzione (se di soggetto, di complemento diretto o indiretto).

Es: Sono le mie – mie è pronome possessivo, femminile, plurale, parte nominale.

Verbo: coniugazione (voce del verbo... , 1a, 2a o 3a coniugazione - eventualmente regolare,  irregolare o difettiva), forma (attiva, passiva, riflessiva, impersonale), funzione (ausiliare, servile, causativa, aspettuale), genere (transitivo o intransitivo), modo (indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, infinito, participio o gerundio), tempo (presente, imperfetto, passato/trapassato – prossimo o remoto -  futuro semplice o anteriore), persona e numero.




Es: scrivo è voce del verbo scrivere, 2a coniugazione, forma attiva, genere transitivo, modo indicativo, tempo presente, 1a persona singolare.

Avverbio: categoria (se avverbio o locuzione avverbiale), tipologia (di modo, di tempo, di luogo, di quantità, di affermazione, di dubbio, interrogativo, opinativo o relativo), struttura (semplice o alterato) e grado (comparativo o superlativo).

Es: gentilmente è avverbio di modo, forma semplice.

Preposizione: categoria (se propria, impropria o locuzione prepositiva) e struttura (semplice o articolata).
Es: della è preposizione propria articolata (de + la).

Congiunzione: tipologia (copulativa, dichiarativa, disgiuntiva, avversativa, conclusiva, causale, finale, esclusiva, interrogativa, concessiva, limitativa, temporale, condizionale,  modale, correlativa, consecutiva,  comparativa o dubitativa), forma (se semplice, composta o locuzione congiuntiva) e funzione (coordinante o subordinante). Es: perché è congiunzione composta (per + che), finale o causale (in base al contesto).
Interiezione: forma (se propria, impropria o locuzione interiettiva) e tipo (di dolore, di stupore, di paura, di gioia, ecc. ). Es: urrà! È interiezione propria, di gioia.

Abbiamo visto come analizzare ogni possibile elemento della frase, definendone qualità, scopo e struttura morfologica. Vediamo, per concludere, l'analisi grammaticale di un'intera frase:

Giulia scrive una storia

Giulia: nome proprio di persona, femminile, singolare;
scrive: voce del verbo scrivere, 2a coniugazione, 3a persona singolare, forma attiva, genere transitivo, modo indicativo, tempo presente;
una: articolo indeterminativo, femminile, singolare;
storia: nome comune di cosa, astratto, femminile, singolare.


Analisi logica


Nella lingua italiana, il processo attraverso il quale diamo ai singoli componenti di una frase la giusta attribuzione (di significato e appartenenza), è quello definito dall'analisi sintattica degli elementi, che identifichiamo come analisi logica (o sintassi).

Fare l'analisi logica vuol dire rispondere alle domande:

- qual è la funzione svolta dai sintagmi (parti del discorso) presenti in una frase?
- quali sono i rapporti che intercorrono tra le parole all'interno di una frase?
Ma per rispondere a queste domande, è necessario conoscere e distinguere le singole parti componenti il periodo oggetto dell'analisi.

In una proposizione, possiamo avere elementi fissi e variabili.

Gli elementi fissi sono:

- il soggetto, ovvero l'elemento a cui la frase si riferisce, colui che compie o subisce un'azione espressa attraverso un altro elemento fisso che è il predicato, con il quale concorda in persona, genere (dove espresso) e numero, colui che si trova in una condizione;

- il predicato, cioè l'elemento che dice qualcosa a proposito del soggetto: chi è, com'è, cosa fa, cosa subisce, in che situazione si trova.

Il predicato può essere nominale, se costituito da verbo + nome o aggettivo o verbale, se composto da un verbo predicativo (verbo che ha un senso compiuto anche se utilizzato da solo) di forma attiva o passiva, transitiva o intransitiva (per gli approfondimenti sulle forme vedi paragrafi dedicati).
Esempio: nella frase Giulia è partita, “Giulia” è il soggetto che compie l'azione di partire, quindi “è partita” è il predicato verbale.

Se volessimo invece una frase con il predicato nominale, avremmo: Giulia è alta, dove “alta” corrisponde a un aggettivo.

Nota: nel predicato nominale la voce del verbo essere è detta copula, mentre il nome dell'aggettivo o del nome che vi si accompagnano si definiscono parte nominale del predicato.

Abbiamo poi elementi variabili, come i complementi, che rappresentano parti del discorso che integrano la proposizione ampliandola con informazioni di qualsiasi genere, la completano.

Distinguiamo complementi diretti, indiretti e avverbiali.

I complementi diretti sono parti del discorso che si integrano alla frase in maniera diretta, senza chiamare a sostegno altri elementi della proposizione e si identificano in: complemento oggetto, complemento predicativo dell'oggetto, complemento predicativo del soggetto.

Es: ho mangiato una mela (complemento diretto).
 
 I complementi indiretti integrano la frase attraverso l'aggiunta di una locuzione prepositiva, una preposizione, un avverbio usato come tale.

Es: ho mangiato una mela a casa (complemento indiretto).

Potrete approfondire le singole voci con i relativi esempi nel paragrafo dedicato ai complementi diretti e indiretti.

Attributo e apposizione possono aggiungersi alla frase per caratterizzarla, riferendosi direttamente al soggetto, al complemento o alla parte nominale del predicato: l'attributo è generalmente un aggettivo che si unisce al nome per qualificarlo (es: ha scritto un bel libro) mentre l'apposizione è un nome che si affianca a un altro per definirlo meglio, es: ti presento l'ingegnere Rossi.


Una volta assimilati i concetti preliminari, possiamo eseguire l'analisi della frase, che ci vedrà impegnati nel distinguere tra frase minima, semplice e complessa:

- la frase minima è composta solo da soggetto e predicato (nominale o verbale);
- la frase semplice è composta da soggetto, un solo predicato e complemento;
- la frase complessa ha le medesime caratteristiche di quella semplice, ma può constare anche di più di un predicato, con ciascuno una parte di proposizione (sintagma) annessa.
Si opererà dunque in tal senso:

prendiamo ad esempio la frase: il libro è stato scritto un anno fa;
dobbiamo anzitutto dividere la frase in sintagmi:
il libro / è stato scritto / un anno fa

1)identificare soggetto e predicato (per facilitare l'operazione è sempre meglio ricercare il predicato per risalire al soggetto e non confonderlo così con l'eventuale complemento):
2) è stato scritto è il predicato alla forma passiva, perciò mi pongo la domanda:
chi/cosa è stato scritto? La risposta farà riferimento al soggetto, che è il libro.
eseguire l'analisi logica di ciascun sintagma:
3) il libro - soggetto / è stato scritto - predicato verbale / un anno fa - complemento (di tempo).

Pertanto abbiamo un esempio di frase semplice. Potremmo aggiungere un'estensione alla frase, utilizzando un altro complemento, così:

il libro è stato scritto un anno fa da Mario Rossi (da Mario Rossi – complemento d'agente).





Elisione e troncamento nella lingua italiana





In questo paragrafo faremo una distinzione tra elisione e troncamento, due accorgimenti  linguistici che intervengono sul piano fonetico della comunicazione, troppo spesso confusi o scambiati.

E' denominata elisione la caduta della vocale finale (se non accentata) di una parola che incontra la vocale iniziale di un'altra. Questa “operazione” viene graficamente indicata con l'apposizione di un apostrofo in corrispondenza della vocale caduta.

Quando e perché vi è un'elisione?

L'incontro tra due vocali può, a livello di pronuncia e orecchiabilità, creare qualche difficoltà di lettura e risultare poco armonioso; per questo motivo, ricorriamo all'elisione e lo facciamo nei seguenti casi:

- con gli articoli determinativi lo, la e relative preposizioni articolate (l'atomo, l'arena/all'epoca);

- con l'articolo determinativo gli, solo nel caso incontri la vocale i, anche se in disuso (gl'italiani);

- con l'articolo indeterminativo una (un'altra, un'amica);

- con gli aggettivi dimostrativi quello/a, questo/a (quell'aria/quest'anno) - elisione non obbligatoria con i femminili;

- con gli aggettivi bello, santo/a (Isola di Sant'Antioco);

- con la congiunzione anche, antecedente i pronomi personali io, egli, esso/a, essi/e (anch'egli);

- con le particelle pronominali atone lo, la, mi, ti, ci, si, vi, ne (l'accompagno, c'era, s'arrestò);

- con l'avverbio e congiunzione come a cui fa seguito il verbo essere(com'era?);

- con la preposizione di (d'accordo).

Non vanno mai apostrofati:

- l'aggettivo qual/quale (qual era?);

- gli avverbi finora, sinora, tuttora.




Si chiama troncamento (o apocope), invece, l'eliminazione dell'ultima vocale atona (non accentata) o dell'ultima sillaba di una parola quando quella che incontra inizia con una consonante o, come nel caso dell'elisione, con una vocale. Se per indicare l'elisione ci serviamo dell'apostrofo, per il troncamento non usiamo alcun segno grafico.


Quando e perché vi è un troncamento?

Non dobbiamo pensare di trovarci nella medesima situazione in cui ricorriamo all'elisione, infatti, con il troncamento, avremo due parole che conserveranno intatto il proprio significato, cosa che non accade quando a troncare è l'apostrofo: una parola apostrofata non ha alcun significato, se posta da sola all'interno di una frase.


Un troncamento si ritiene obbligatorio in questi casi:

- con l'articolo indeterminativo uno (un amico) e composti quali nessuno, alcuno, ciascuno a cui seguono parole maschili che iniziano per consonante o vocale, ad eccezione di s impura, z, x, ps, gn (alcun male, ciascun bambino);

- con gli aggettivi buono, seguito da consonante o vocale (buon compagno), bello/quello davanti a parole maschili che iniziano per consonante, ad eccezione di s impura, z, x, ps, gn (bel vaso,quel caso) e, sempre antecedente parole che iniziano per consonante, l'aggettivo santo (San Patrizio);

- con sostantivi volti a identificare una professione, uno stato sociale, seguiti da un nome proprio: professore, dottore, ecc. (professor Rossi, dottor Bianchi);

- con diverse locuzioni verbali di uso comune, come aver sonno, voler partire, saper cucinare o espressioni tipiche quali in fin dei conti, man mano, mal di mare, ecc.

Si ha un troncamento vocalico (ad esempio nella parola straniera numeri hot, dove hot è senza vocale) quando la vocale troncata è atona (diversa da i, e, nelle parole plurali, e diversa da a, eccetto: ora, ormai, tuttora, orbene) e la consonante che la precede è  L, M, N o R.
Si può verificare, inoltre, un troncamento sillabico davanti a una consonante.

Per concludere, vi sono eccezioni per le quali è consentito l'uso dell'apostrofo in casi di troncamento, ovvero in corrispondenza di parole come modo/mo', poco/po', bene/be', dici/di', vai/va', ecc.



La punteggiatura




Il sistema di comunicazione verbale si avvale di diversi strumenti affinché l'interazione tra gli interlocutori sia efficace. Parliamo dell'insieme di simboli e parole che, affiancati ad una valida comunicazione non verbale (gesti ed espressioni facciali), portano a compimento lo scambio relazionale. Ma, mentre con la gestualità riusciamo ad abbattere le barriere linguistiche perché non legati strettamente alla sfera semantica della comunicazione, con il verbale non possiamo prescindere da accorgimenti convenzionali, al fine di una trasmissione comprensibile. 

A tal proposito, come per la comunicazione vocale moduliamo i toni, disponiamo di un insieme di simboli grafici per la lingua scritta, la punteggiatura, composta da:

- punto (.), pausa lunga usata per identificare la conclusione di un pensiero, per separare due periodi differenti. Anche per abbreviazioni (Signora/Sig.ra);

- virgola (,), pausa breve, usata per: separare una frase subordinata dalla principale, mettere in rilievo una porzione di testo isolandola dal resto, sostituire una congiunzione, elencare;

- punto e virgola (;), che trova perfetta collocazione nei periodi di complessità intermedia, dove un punto rappresenterebbe una fine troppo incisiva, e la virgola una eccessivamente breve. Si rivela utile per separare (e allo stesso tempo tenere insieme) periodi definiti ma concettualmente non diversi;

- due punti (:), interruzione simile al punto e virgola ma con diversa funzionalità; ha infatti finalità esplicative, quando introduce elenchi o citazioni, introduce discorsi diretti, in caso di testi narrativi;

- punto esclamativo (!)/interrogativo (?), il primo conferisce al periodo una pausa declamatoria e incisiva, il secondo, lo conclude con un'intonazione di richiesta, di dubbio.

- puntini di sospensione (…), un arresto morbido del discorso, per lasciarlo in sospeso e riprenderlo subito dopo;

- virgolette (" " o « »), usate per introdurre una citazione, un discorso diretto, per mettere in rilievo una parte del discorso;

- lineette (- o ― ), perlopiù usate per introdurre un commento all'interno di un periodo (―), una sorta di didascalia; per evidenziare un'associazione terminologica (Es: eco-bio) o per elencazione;

- parentesi ( ), usate anch'esse per introdurre un inciso all'interno di un discorso.




L’uso degli accenti (grave, acuto)






Per comprendere il corretto utilizzo degli accenti, nel panorama della lingua italiana, è importante collocarne il ruolo all'interno di quei processi di percezione linguistica che chiamiamo “fonetica”.
Essendo questa una branca della disciplina volta allo studio del linguaggio umano, essa si avvale degli accenti, ovvero “concetti grammaticali” che permettono di suggerire graficamente la giusta intonazione da dare alle parole, poiché di modulazioni sonore si tratta, un aumento dell'intensità vocale volto a porre in rilievo una determinata sillaba all'interno di una parola.

Dovuto a ciò, abbiamo sillabe atone (prive di accento) o toniche (accentate).

Graficamente, l'accento non è altro che un segno posto, con inclinazione diversa a seconda del tono da emettere, sulla lettera tonica da accentare, vediamo come:

´accento acuto – usato nelle vocali é, ó con suono chiuso;

`accento grave – usato nelle vocali à, è, ì, ò, ù con suono aperto.

Alcuni esempi di parole che richiedono l'uso dell'accento acuto: perché, affinché, cosicché, giacché, né, nonché, purché, sé.

Alcune parole come cioè, è, città, caffè, richiedono invece l'uso dell'accento grave.

E' obbligatorio segnare l'accento solo in presenza di determinate “categorie” di parole, quali:

- le parole tronche, con due o più sillabe, da accentare alla fine (bontà);

- i monosillabi composti da un dittongo (può, più, piè);

- i monosillabi già, ciò, giù, scià;

- i monosillabi con duplice significato che, se non accentati, confonderebbero. Ad esempio:


dì (sostantivo)/ di (preposizione)

dà (verbo dare) / da (preposizione)

lì (avverbio di luogo)/ li (pronome)

là (avverbio di luogo)/ la (articolo)

è (verbo essere)/ e (congiunzione)

né (congiunzione)/ ne (pronome/avverbio)

sì (affermazione)/ si (pronome)

sé (pronome)/ se (congiunzione/pronome)

In caso di parole omografe (di medesima grafia ma significato diverso) non è obbligatorio ma spesso opportuno segnare l'accento, per distinzione. Es: condòmini / condomìni.
O in caso di parole la cui pronuncia possa risultare difficile. Es: ecchìmosi.
Queste le principali regole da seguire per l'utilizzo corretto degli accenti in scrittura.
Dove l'accento non venga indicato, non mancherà comunque di farsi notare nella lingua parlata.

Recensione di “Incantesimo a Parigi” di Mariangela Camocardi a cura di Ilaria Cutrì.

Titolo: Incantesimo a PArigi
Autore: Mariangela Camocardi
Editore: MONDADORI (30 luglio 2015)


Ecco a voi la recensione del racconto “Incantesimo a Parigi” di Mariangela Camocardi edito Mondadori.
La frizzante Parigi ottocentesca fa da sfondo alla passione che, travolge Nicky un italiano diseredato dal padre per essersi rifiutato di obbedire alla sua volontà e trasferitosi in Francia in cerca di fortuna.
Elise e Nicky si conoscono durante una festa in costume in occasione del Carnevale all'interno del Café des Artistes, di cui Nicky è proprietario. Tra i due nasce un amore travolgente, che l'autrice descrive in poche sequenze, nei pochi capitoli che sono bene intrecciati.
Nicky si innamora perdutamente di Elise,senza sapere che la donna nasconde una verità arriva che si troverà a fronteggiare senza alcun preavviso. 
La protagonista femminile del racconto è Leò, una ragazza ribelle, mandata in un convento di clausura,come novizia dalla madre. Insofferente verso il clima di austerità che ella descrive e in assenza di vocazione monastica, Leò sogna la libertà, sogna di leggere quello che più le piace e di poter vivere come qualunque ragazza della sua età e medita la fuga da quel luogo tetro.

Anche Nicky,a suo modo, è un ribelle e un sognatore,non è pentito di aver pagato pesantemente le proprie scelte, per quanto estreme fossero, compiute in passato, per lui la la libertà conquistata non ha prezzo. La Francia lo ha accolto e lì ha fatto la sua fortuna, è circondato da donne che lo adorano e lui non si tira indietro quando esigono le sue attenzioni.
In questo racconto, che precede il libro "Un sogno all'improvviso", conosceremo i protagonisti e le vicende di Nicky e Leò, per poi ritrovarli nel romanzo vero e proprio.
E' un prequel ricco di colpi di scena che si sviluppa tra le vie di una Parigi ottocentesca, tra i quartieri di Montmartre e l’ippodromo di Longchamp e che, in poche pagine, vi catturerà!

Ecco il link per scaricare il racconto. Gratis.

Buona lettura!!


Informazioni sull'autrice

Vive da sempre ad Intra, sposata, due figli e tre nipoti, si è avvicinata alla scrittura quando, nel 1983, una grave crisi industriale colpisce la provincia di Novara e lei, come tante altre operaie, perde il posto di lavoro. Decide così di realizzare il sogno che accarezza da lungo tempo: scrivere un libro e farlo pubblicare. Il “sogno nel cassetto” si avvera, e dal primo romanzo “Nina del tricolore”, che Arnoldo Mondadori Editore pubblica nel 1986, l'autrice ha dato alle stampe altre trenta opere sempre accolte con entusiasmo da un nutrito stuolo di lettrici appassionate dalle sue storie d'amore a sfondo storico.
Le sue opere più importanti sono: “I pirati del lago”, “Tempesta d'amore”, “Dimmi di sì”, “Sogni di vetro”, “Appuntamento al buio”, e “Lo scorpione d'oro”, tutte edite da Arnoldo Mondadori Editore, “Il Talismano della Dea” (Harlequin Mondadori) pubblicato nel 2009. Direttore dal 2012 della rivista Romance Magazine.



Qualcosa di me....

Ilaria, 25 anni, laurea in Ingegneria Civile.


Il mio amore per la lettura....
La passione per la lettura mi coinvolge sin da quando avevo nove anni. Il primo libro letto è stato "La piccola principessa" di Frances Hodgson Burnett, un classico della letteratura per ragazzi regalatomi da mia madre.  Ricordo di aver letto anche il libro "Cuore" di E. de Amicis e "Il principe e il povero" di Mark Twain, anche se i ricordi di questi due ultimi libri sono attualmente evanescenti. Dopo queste letture , ricordo episodi sporadici di avvicinamento a vari libri finché, un giorno tra i banchi del liceo scientifico, la nostra prof di latino arrivò con due grandi buste piene di libri. Sosteneva che i nostri temi avessero una pessima qualità e che molti di noi non conoscessero bene l'italiano. Così, dall'ultimo banco desideravo ricevere un libro di cui avevo tanto sentito parlare, solo che dire di voler leggere proprio quello mi spaventava un pò perchè il volume era troppo grosso. Fatalmente, quel libro fu assegnato proprio a me e così, il Dottor Zivago mi tenne compagnia durante le vacanze di Natale ed è proprio con questo libro che nacque il mio amore per la lettura e, soprattutto per i classici.


I miei generi letterari preferiti...
Oggi, i Classici sono il mio genere preferito insieme ai Thriller storici.
Tra gli autori classici, il grande Oscar Wilde è quello che amo di più, ma, in generale, sono attratta da altre letterature oltre che da quella inglese, per esempio dalla letteratura russa. 
Un classico italiano che leggo molto spesso e volentieri è "Il Canzoniere" di Francesco Petrarca. Mi siedo, apro un pagina a caso e leggo un componimento. Credo che questo libro contenga l'essenza dell'anima e del tempo perchè, nonostante i secoli trascorsi, i sentimenti hanno un'attualità disarmante.
Alla lettura dei thriller storici mi sono appassionata per caso, grazie ad un libro che non conoscevo e che ho imparato ad amare sin dalla prima letture. Sto parlando de"L'ottava nota" di Rebecca Brandewyne che  è spesso oggetto di riletture!
Negli ultimi anni ho letto vari libri di Glenn Cooper, i quali mi hanno avvicinato più verso l'autore che verso le storie. E' lui l'autore cui guardo come riferimento in quanto mi fa pensare che tutto sia possibile, persino una cosa apparentemente inconciliabile come quella di  studiare e lavorare in un settore scientifico e avere il cuore tra i libri e l'arte!


I miei interessi e altro di me...
L'arte, il disegno e la scrittura sono altri miei interessi.
Segno zodiacale? Cancro!
È il segno artistico per eccellenza e in questo,mi ci ritrovo in pieno!
Una cosa che mi sta particolarmente a cuore è la cultura,in tutte le sue forme, dalla scuola alla ricerca del sapere personale. È per questo che una prima  rubrica del blog è rivolta a bambini e ragazzi, e una seconda rubrica alla grammatica italiana . Leggo volentieri anche autori emergenti,ma li leggo con attenzione, specialmente quelli che si auto-pubblicano in quanto diffondono un prodotto spesso poco e mal controllato,ma fortunatamente,ci sono delle belle eccezioni.


Come nasce la piattaforma social-culturale di "Emozioni tra le righe"....


Stavo attraversando un periodo buio,una crisi di valori, una crisi spirituale e avevo bisogno di trovare un posto dove sentirmi un pò a casa. Sentivo la necessità di riscoprire quello che nella vita reale avevo perduto. 
Una frase famosa,che avrete sicuramente letto nel web, afferma che "un libro può salvarti da tutto, persino da te stesso" (D.Pennac) e,nel mio caso, i libri hanno salvato la mia vita.
Tra i miei amici, nessuno si interessa di libri.
Mi sentivo sola,incompresa e fuori posto.
Così, per gioco,è partita l'idea di una pagina! Poi di un gruppo social e,infine di un blog e un account instagram! Insomma,ho costruito un piccolo mondo dove rifugiarmi,ho creato un angolo che è mio,ma che condivido volentieri con coloro che,come me, amano i libri e la cultura e che scelgono di seguirmi.

Mi auguro che siate sempre di più,perché sono un vulcano di idee!!!

Ps. Per potermi distinguere tra le tante foto di e Reader ,il mio kindle è l'unico che abbia tre fiori rosa in un angolo! 

giovedì 24 marzo 2016

Intervista a Giulia Rizzi



Ciao Giulia, benvenuta come ospite nel nostro blog.
Grazie per l'ospitalità!.

Presentati ai lettori di questo blog attraverso tre parole…
Lettrice, sognatrice, ritardataria!

Qual è il tuo autore preferito? E il tuo genere?
Non riesco mai a rispondere a questa domanda perché i miei autori e i miei libri preferiti cambiano spesso, credo in base al periodo che sto vivendo e all'umore! In questo periodo sono in “fase fantasy” e adoro il mondo che ha costruito Cassandra Clare.

Come è iniziata la tua passione per la scrittura?
Mi è sempre piaciuto scrivere. Per qualche tempo ho collaborato con un periodico locale recensendo gli spettacoli di prosa del teatro cittadino e mi è piaciuto un sacco. Da lì a poco ho scritto una tesi di laurea su un tema sociale piuttosto impegnativo e i complimenti del severissimo vice-relatore mi hanno dato alla testa... ;) Così mi sono chiesta “perché non provare?” Dopo molti mesi dall'idea iniziale è arrivato il mio primo “esperimento letterario” ovvero “Praemonitus. L'ombra del destino”.

Racconta come è nato il tuo romanzo “Un amore firmato Loubottin”.
Scrivere un romanzo fantasy dalla trama particolarmente intricata è stato molto difficile per me, dato che sono alle primissime armi, così mi è venuta voglia di scrivere qualcosa di più leggero e rilassante. Dato che fatico molto a descrivere le scene romantiche (temo di essere un po' acidella) ho pensato di mettermi in gioco con un romance contemporaneo e giocare la carta dell'ironia per rendere la storia meno stucchevole. Verona è la città che porto nel cuore, dove ho frequentato l'Università e dove ho vissuto momenti bellissimi...non potevo non sceglierla come sfondo per la mia storia.

Da dove prendi ispirazione per le tue storie?
Dalla vita! ;) Basta un attimo, una sensazione, e la base per una bella storia è già servita! Il problema è scriverla, riuscire a crearvi attorno un mondo e dei personaggi ben costruiti. 

Quanto tempo impieghi e che metodo usi per delineare i personaggi?
Tanto...troppo! XD Sono lenta e ho bisogno di pensare molto prima di mettermi a scrivere. “Praemonitus” l'ho scritto di getto e il risultato è che sto ancora editando “Praemonitus #2” perché ho faticato un sacco per donare una conclusione degna ai personaggi che ormai sono come amici di famiglia. Per “Un amore firmato Louboutin” ho lavorato in modo più preciso, con uno schema chiaro della storia dall'inizio alla fine, anche se qualche personaggio riesce sempre a scappare dagli schemi...
Cosa pensi che sia indispensabile per definirsi uno scrittore?
Questo va chiesto ai veri scrittori! ;) Quando un romanzo riesce a farmi sognare, quando sono triste all'idea di averlo terminato...ecco quel romanzo secondo me è opera di un vero scrittore!

Attualmente stai scrivendo qualcosa?
Sì, sono all'opera! Sto terminando l'editing di “Praemonitus#2” e scrivendo una storia nuova.

Parlaci dei tuoi progetti futuri...
Spero di pubblicare al più presto la seconda parte del fantasy, soprattutto perché ricevo messaggi minatori da lettrici che attendono da mesi di sapere che fine faranno i protagonisti! Le idee per altre storie sono molte, credo pubblicherò qualcosa di nuovo entro la fine dell'anno.

Tra tutti i libri che hai letto, scegli un personaggio femminile e uno maschile cui sei particolarmente legata
Sono innamorata di “Piccole donne” e ovviamente amo Josephine. È un personaggio forte e determinato, caratteristiche che adesso sembrano comuni a molte eroine di carta, ma contestualizzato con la sua epoca... 
Come personaggio maschile sono davvero indecisa, ma penso Sherlock Holmes. Ho letto tutti i romanzi di Doyle molti, ma molti anni fa, ben prima che i film e i telefilm associassero l'investigatore al volto di qualche attore, ma l'ho sempre trovato un mix perfetto fra fascino e intelligenza...e pure un poco snob!

Rivela una curiosità su di te o sul tuo libro in esclusiva per “ Emozioni tra le righe “ …
In esclusiva...posso rivelarvi che il mio prossimo romanzo sarà ambientato nella misteriosa Londra Vittoriana di Sherlock Holmes (giusto per restare in tema) e Jack lo Squartatore. L'idea iniziale era quella di una storia romantica, ma ha preso una piega piuttosto...gotica! ;)


Grazie per aver partecipato a questa piccola chiacchierata su di te e sul tuo romanzo.

Grazie a voi per avermi ospitata!

Perchè i giovani leggono così poco?


Risultati immagini per ragazzi e lettura

La notizia è di dominio pubblico da parecchio tempo: è sempre più in calo il numero dei ragazzi che si interessano alla lettura e, coloro che lo fanno, preferiscono  leggere tramite internet con i loro iPad, iPhone ed e-Reader, abbandonando in via quasi definitiva quella il vecchio libro.


Secondo una recente ricerca i dati sulla lettura in Italia sono allarmanti, ben il 62% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno. Alla domanda fondamentale, infatti, che chiedeva se e quanto leggono i ragazzi, le risposte sono quasi tutte orientate verso una lettura quasi del tutto assente.


Perché i ragazzi, pur avendo abbastanza tempo a disposizione, non lo dedicano alla lettura? Non amano leggere? Ormai è un classico, ogni persona nella sua camera ha un PC, una playstation ma pochissimi libri da leggere. Ciò influisce naturalmente a far calare progressivamente i livelli di cultura generale del nostro Stato.

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Tra i ragazzi che leggono dei libri spiccano i romanzi, se così li possiamo definire, “d’amore”. sul tema di complicate storie adolescenziali e libri fantasy.
Pochissimi leggono opere classiche, di tema storico o sociale.

Dati su cui riflettere!

Sondaggio #3: Qual è il momento della giornata in cui vi dedicate al piacere della lettura?

nel seguente sondaggio è stato chiesto ai nostri lettori quale sia il momento della giornata in si dedica maggiormente tempo al piacere della lettura.

Le risposte più gettonate sono state:
a) Ogni giorno dedico un pò di tempo alla lettura (14 voti),
b) La sera,prima di dormire(11 voti).

A seguire,le altre opzioni:
La domenica (1 voto),
Durante il week end (3 voti),
Durante un viaggio (8 voti) e, infine,
Al mattino (1 voto).

Il sondaggio è stato svolto su un campione di persone di 48 persone all'interno del gruppo facebook di Emozioni tra le righe, nel periodo di tempo che va dal  12 Marzo 2016 al 24 Marzo 2016.

Il grafico a istogramma mostra chiaramente i risultati del sondaggio.


Letture per adolescenti: After e Shadowhunters

I ragazzi di oggi non leggono, si dice.
Probabilmente saranno pochi, avranno gusti diversi
 da quelli che accomunavano le
 generazioni precedenti
 di giovani lettori, ma  non si può
.dire che non leggano,
 ne vedo tantissimi girovagando
 tra gli scaffali delle librerie.

E allora,cosa leggono gli adolescenti?

Si va dalle classiche e intramontabili storie d'amore ai fantasy, i cosiddetti "Young Adult", così li definiscono gli editori, anche se il genere non è effettivamente reale, perché il più delle volte non è lo scrittore a stabilire quale lettore apprezzerà il suo romanzo.
I romanzi con gli adolescenti al centro sono sempre più apprezzati anche dagli adulti e spesso autori conosciuti per libri che coinvolgono un pubblico diverso si cimentano in storie con ragazzi come protagonisti.

Ecco una serie di letture che vanno a ruba in questo periodo nelle librerie italiane.

Sophie Kinsella con il suo"Dove è finita Audrey?", Anna Todd con"After" e "Before" in cima alle classifiche. scrittori giovanissimi, il cui successo nasce dall'appezzamento dei coetanei su social network "vietati agli adulti", come Wattpad.

Ecco tutti i libri della serie "After" di Anna Todd product name

After

Acqua e sapone, ottimi voti e con un ragazzo perfetto che l'aspetta a casa, Tessa ama pensare di avere il controllo della sua vita. Al primo anno di college, il suo futuro sembra già segnato... Sembra, perché Tessa fa a malapena in tempo a mettere piede nel campus che subito s'imbatte in Hardin. E da allora niente è come prima.
Lui è il classico cattivo ragazzo, tutto fascino e sregolatezza, arrabbiato con il mondo, arrogante e ribelle, pieno di piercing e tatuaggi. È la persona più detestabile che Tessa abbia mai conosciuto. Eppure, il giorno in cui si ritrova sola con lui, non può fare a meno di baciarlo. Un bacio che cambierà tutto. E accenderà in lei una passione incontrollabile. Una passione che, contro ogni previsione, sembra reciproca. Nonostante Hardin, per ogni passo verso di lei, con un altro poi retroceda. Per entrambi sarebbe più facile arrendersi e voltare pagina, ma se stare insieme è difficile, a tratti impossibile, lo è ancora di più stare lontani. Quello che c'è tra Tessa e Hardin è solo una storia sbagliata o l'inizio di un amore infinito?






Signora della mezzanotte. Shadowhunters. 1.  Tutti i libri di Cassandra Clare


Shadowhunters

Gli Shadowhunters sono cacciatori di demoni, metà uomini e metà angeli, creati più di mille anni fa, quando gli uomini stavano per essere distrutti dalle invasioni di demoni provenienti da altre dimensioni. Cassandra Clare li ha inventati ed ha costruito intorno a lotro uun mondo ambientato nella New York contemporanea.

I romanzi scritti tra il 2010 e il 2013 rappresentano Le origini (in inglese The Infernal Devices) e narrano la storia di Tessa Gray. C'è poi un corpo centrale, narrato nei volumi di The Mortal Instruments

The Dark Artifices, saga in 3 volumi, rappresenta l'inizio di una nuova serie che ha come protagonista Emma Carstairs, la prima Shadowhunter nata sapendo fin dall'inizio di esere una cacciatrice di demoni.

Vi presento Walter Lazzarin

Alcune volte capita di  girovagare su internet, 
tra i vari social e, 
tra le tante  notizie che si scorrono 
 in modo indifferente,
 qualcosa cattura subito  la tua attenzione!

E' il caso della storia che vi voglio raccontare, 
quella di un giovane scrittore 
con una caratteristica interessante: 
è lo scrittore per la strada!

Si chiama Walter Lazzarin, nato a Padova, classe '82. Ha una laurea in Economia aziendale e una in Filosofia.

Il 2011 è l'anno del suo romanzo d'esordio "A volte un bacio" , edito dal Foglio letterario, successivamente, nel 2012 pubblica"21 Lettere d’amore" . Vince il secondo premio nel concorso internazionale "Lettera d’amore".
Nel 2013 è stato finalista del concorso "Storie fantastiche" e, nel 2014, vince il contest "Intervista con il padre", a cura di Leconte Editore.



Queste informazioni sono reperibili direttamente dal suo blog ( vi invito a visitarlo!)  e, continuando a leggere,rimango sbalordita dal fatto che per tutto il 2015 Walter è stato in giro per l'Italia con lo scopo di promuovere il suo terzo libro "Il drago non si droga” .

Ecco una piccola descrizione del libro dal sito della Feltrinelli:

"Estate 1990. Giacomo ha quasi otto anni, è arrabbiato con la mamma e decide di scappare di casa insieme al drago di peluche. Non ha paura di scoprire cosa succede di notte nei giardini pubblici, non ha paura dei drogati che incontra, non lo spaventa neppure che uno di loro conosca il suo nome e la data di nascita. La mamma di Giacomo, invece, si spaventa parecchio quando si sveglia e si accorge che il figlio a casa non c'è. Tra pianti e risate, fughe e inseguimenti, i protagonisti di questa storia (compreso il drago) capiranno qual è il sapore della libertà."




Fino a luglio 2016 sarà quello dello "scrittore per la strada " l'approccio che Walter avrà con i lettori,  la sua speranza è quella di avvicinare grandi e piccini al mondo della narrativa e farsi conoscere personalmente. 

Questa avventura,che alcuni hanno persino definito un'utopia, è estremamente affascinante sia come metodo di diffusione della lettura, della scrittura e dell'amore verso di esse,sia per lo spirito di intraprendenza in un periodo in cui tutto,cultura compresa,si muove su binari digitali.
Infatti, tra tanti metodi, sicuramente molto più comodi, si sceglie proprio quello più difficile, ed è proprio nella difficoltà che si cela il fascino di questa iniziativa, capace di avvicinare grandi e piccini.
Ciò che emerge dalla storia di Walter è la voglia di farsi conoscere, di far conoscere le proprie storie e l'amore per quello che fa.

Spulciando tra le notizie che lo riguardano, noto che sono veramente tantissime le strade e le piazze d'Italia che lo hanno ospitato e che lo accoglieranno ancora, fino a luglio 2016. 
Purtroppo, però, la mia città è tra quelle che ha visitato circa un mese fa e mi viene naturale provare  un pò di rammarico per non aver potuto conoscerlo personalmente.

Per le strade della nostra bella Italia,Walter,in compagnia della sua inseparabile macchina da scrivere,una Olivetti Lettera 25, compone tatuogrammi.

Cos'è un tatuogramma? 
Si tratta di un gioco linguistico che consiste nel creare un racconto composto da parole che hanno tutte la  stessa lettera iniziale.
Niente di semplice,ve lo assicuro! 

Vi lascio un assaggio della sua scrittura:

"Aristotele, ancora adolescente, aveva avuto accesso all’associazione accademica.
Appena apprese abbastanza, abbandonò Atene andando ad abitare ad Atarneo.
Adulto, avviò alcuni allievi all’astronomia, all’aritmetica, all’anatomia, all’arte amatoria.
– Adesso argomenteremo attorno agli affetti, – affermò Aristotele avvicinandosi adagio ad Alessandro, accomodandoglisi accanto. – Ascoltami anziché addormentarti.
Alessandro annuì, assorto; adorava addottrinarsi. Ambiva ad apparire acculturato.
– Avere amici aiuta ad affrontare avventure, almeno all’apparenza, azzardate. Appoggiati agli alleati adatti, alimenta accordi. Allontana atteggiamenti arroganti, autoritari, antipatici. Altrimenti accumulerai avversari.
– Afferrato.
– Andiamo avanti. All’amicizia aggiungiamoci attrazione: avvertiremo appetiti ancestrali, aspireremo ad accoppiarci.
– Accopparci?
– Anche, – Aristotele assentì.
– Allora assomigliamo agli animali.
– Altroché, Alessandro. Adesso allenati. Abituati all’autoerotismo: affaticandoti all’avambraccio approderai all’autonomia assoluta. Appagherai Apollo.
– Addirittura?
– Apodittico, – assicurò Aristotele accomiatandosi. – Arrivederci all’alba. Applicati assiduamente."


Intervista a cura di "La Stampa"

domenica 6 marzo 2016

Piccoli lettori e classifiche

Un sondaggio effettuato su 2mila genitori britannici mette in luce quali sono i titoli che i piccoli lettori preferiscono e cosa consigliano i genitori stessi come letture.
 Il sondaggio è stato svolto da Sainsbury’s, una delle catene di supermercati più conosciute nel Regno Unito,in occasione della Giornata Mondiale del Libro.
Ecco una carrellata di titoli!
 Al primo posto si piazza "La Fabbrica di Cioccolato" di Roald Dahl seguita dall'intera saga di Harry Potter e "Lo Hobbit", ma anche "Il Diario di Anna Frank" e "Winnie the Pooh", "James e la pesca gigante" e "Il grande gigante gentile" di  Roald Dahl, che è risultato essere di gran lunga lo scrittore preferito dai genitori.
Il secondo libro in classifica  è "Alice nel paese delle meraviglie" di Lewis Carroll, seguito da "Il leone, la strega e l’armadio" di C. S. Lewis,  "Grandi Speranze" di Charles Dickens.
Secondo i genitori intervistati conta molto anche il legame e l’ambiente familiare, infatti circa tre quarti dei genitori dichiara che il semplice gesto di leggere una storia prima di andare a dormire instaura un legame importante tra genitori e figli ed è una delle esperienze che avvicina maggiormente i figli alla lettura. 
Anche in Italia, la fascia di età in cui si legge di più è quella tra gli 11 e i 14 anni, e anche nel nostro Paese la propensione alla lettura è fortemente condizionata dall'ambiente familiare.

venerdì 4 marzo 2016

Le metamorfosi di Apuleio

Le metamorfosi (dal latino Metamorphoseon libri XI, probabilmente la denominazione originaria), o L'asino d'oro (Asinus aureus), è un'opera della letteratura latina di Lucio Apuleio (II secolo d.C.). Il secondo titolo deriva dal De civitate Dei (XVlll, 18) di sant'Agostino. È l'unico romanzo antico in latino pervenuto interamente ad oggi; e insieme al Satyricon di Petronio, pervenutoci solo parzialmente, costituisce l'unica testimonianza del romanzo antico in lingua latina. Essendo centrale a tutta l'opera il tema della magia e non essendo citata questa nell'Apologia, che riporta il discorso difensivo dell'autore coinvolto nel 158 in un processo per magia, si desume che la stesura del romanzo sia posteriore a quella data.


Il testo, tuttavia, potrebbe costituire una rielaborazione di un'opera spuria di Luciano di Samosata (pseudolucianea), Lucio o l'asino. Inoltre, secondo il patriarca Fozio, la storia di Lucio potrebbe derivare da un romanzo a noi perduto, attribuito da Fozio a Lucio di Patre.[1] Il patriarca, infatti, fa intendere dell'esistenza di tre romanzi, l'uno di Lucio di Patre, di cui dice aver letto diversi λόγοι, un altro di Luciano di Samosata e l'ultimo di Apuleio. Il dibattito tra gli studiosi verte attorno alla possibilità che l'opera di Apuleio possa essere derivata da questa fonte comune, costituita dal romanzo dello sconosciuto Lucio di Patre (il cui nome potrebbe essere anche il frutto di un malinteso dello stesso Fozio, che avrebbe confuso il nome del protagonista con quello dell'autore), oppure dal rimaneggiamento, pseudolucianeo, rappresentato dal Lucio ovvero l'asino.



AutoreLucio Apuleio
1ª ed. originaleII secolo
Genereromanzo
Sottogenereformazioneavventura,epicasatira
Lingua originalelatino
AmbientazioneHypata, Corinto
ProtagonistiLucio