lunedì 23 gennaio 2017

Intervista a Francesco Fallacara a cura di Ilaria Cutrì

Tra le sezioni del nostro blog è attivo un piccolo spazio dedicato alle interviste.
Premettendo che non si tratta di interviste dal taglio giornalistico, ma di uno strumento per permettere agli autori di farsi conoscere meglio, oggi ospitiamo Francesco Fallacara: pedagogista, antropologo, criminologo e scrittore di un saggio sulle Daaras del Senegal.



Ciao Francesco, benvenuto in questo piccolo blog. Cerchiamo di conoscerti meglio attraverso qualche domanda. Immagino tu sia anche un lettore oltre che uno scrittore.  Chi è il tuo autore preferito? 

Ciao Ilaria, naturalmente sono anche un lettore oltre che uno scrittore, ma preferisco precisare che ho maggiormente “studiato” e non solo letto libri; questo grazie al mio percorso di studi che non mi ha consentito molto di dedicarmi alla sola lettura “spensierata” che spesso il libro offre.
Per questa ragione non ho un autore preferito, bensì delle tematiche a cui sono più incline.
Tra queste, visto il mio ambito professionale e di interesse, vi è l’antropologia e l’etnografia, saggi che riguardano la pedagogia, viaggi e geografia. Preferisco la saggistica e la narrativa piuttosto che il romanzo. Questa mia predisposizione mi ha motivato nello svolgere un lavoro di ricerca in Africa, conclusosi (non definitivamente in quanto scrivo per una seconda pubblicazione), in un saggio etnografico dal titolo “Viaggio nel sistema educativodel Senegal. Alla scoperta delle Daaras”.

Parlaci del tuo libro...

L’idea di scrivere il libro nasce dalla mia volontà di realizzare in un unico lavoro, anni di esperienza professionale come Pedagogista e, in seguito, da Antropologo, con l’obiettivo di svolgere una ricerca sui servizi per l’infanzia, analizzando e confrontando le strutture prescolastiche ed educative, attraverso un approccio metodologico osservativo ed interattivo con i diversi attori sociali operanti a Dakar (Senegal) e, non di minore valenza, il voler raccontare per grandi linee, il mio legame profondo con la popolazione di questo paese.
Trasformare un puro saggio in una narrazione sotto forma di diario, non è stata casuale (anche se all’inizio lo è stata per le diverse vicissitudini riscontrate, e nel testo le chiarisco benissimo), ma ho voluto mettere in risalto come ‹‹Il tempo della scrittura, come quello della ricerca, non è mai né simultaneo né immediato››. Ho preferito “descrivere” (etnografia significa appunto descrivere) la mia esperienza di “viaggio” accompagnando il lettore per mano (come un buon pedagogista fa) nelle molteplici difficoltà riscontrate, come nelle diverse esperienze vissute in terra d’Africa, partendo sin dalla mia “poltrona” di casa, da quando ho iniziato a scrivere, sotto forma di diario di bordo, tutto ciò che mi accadeva.
Questo per evidenziare come una ricerca etnografica sia di sicuro il frutto di conoscenza e di descrizione di una cultura “altra”, ma spesso un racconto di vita espresso attraverso l’uso metodologico del diario quotidiano (papier de bord). Questa mia “metodologia” nel raccontare qualcosa è stata voluta per mettere in risalto come un’etnografia debba essere svolta. Ho inserito, mentre raccontavo l’esperienza di chi viaggia per studio, tutte le “pietre miliari” della metodologia della ricerca antropologica, senza far pesare al lettore le classiche definizioni statiche, che spesso si riscontrano nei manuali classici.
Ho spiegato attraverso il racconto (la chiamo “parte romantica” del lavoro), le incognite e gli elementi essenziali che un ricercatore accingendosi sul campo per studio, deve affrontare, in modo chiaro e pragmatico. Ed è solamente grazie al descrivere ciò che ho osservato nei diversi contesti, che ho potuto realizzare la mia volontà, rendendo fruibile la conoscenza delle realtà africane (Daaras), ad un pubblico più ampio, attraverso la mia singolare esperienza. Forse un buon “sussidio”, utile e pratico, per chi vorrebbe affacciarsi al mondo educativo africano, nello specifico quello senegalese, attraverso lo stile etnografico.
 
I saggi sono delle opere mirate, forniscono informazioni e permettono di conoscere argomenti. Il tuo saggio si focalizza sulla scuola. Che tipo di lavoro hai svolto per correlare antropologia e pedagogia?

Dici bene Ilaria, il mio saggio è un’opera mirata, anzi, doppiamente mirata. È un lavoro di natura pedagogica ed educativa da un lato e, antropologica ed etnografica dall’altro. Le due discipline incrociandosi e amalgamandosi, creano un lavoro il cui tema, oltre ad essere specialistico, è di “super nicchia”, per la sua doppia valenza “educativa - antropologica” e di “confine”, come asserito dal Prof. Ugo Fabietti (Università degli Studi di Milano-Bicocca).
Il lavoro affronta le tematiche relative al lavoro antropologico ed etnografico sul campo, mostra le complessità connaturate al lavoro di ricerca ed inquadra il contesto sociale generale del Paese (Senegal), evidenziandone la realtà educativo-formativa esistente, confrontandola con quella italiana. Esamina, nella seconda parte, sei casi-studio specifici (strutture e centri di formazione coranica, nonché scuole dell’infanzia denominate “Daaras”), in alcune zone della città di Dakar e nei villaggi, attraverso la tecnica tutta antropologica “dell’osservazione partecipante”, ed infine espone punti di riflessione sul lavoro antropologico.
Diciamo pure che la commistione per quanto impegnativa, risultava a me semplice, essendo Pedagogista ed Antropologo. Una ricerca sul campo, in un luogo “differente”, in Senegal (Africa), mettendo in pratica tutte le “pietre miliari” della metodologia della ricerca antropologica ed etnografica, per un lavoro i cui risvolti sono educativo-pedagogici. In sintesi affrontavo un tema educativo in un contesto antropologico. ‹‹Un lavoro, [quindi], la cui prospettiva è poco frequentata nel discorso accademico italiano sulle relazioni tra pedagogia e antropologia››.

A quale antropologo ti sei ispirato nello scrivere il tuo libro? 
Una domanda interessante, ma non posso essere molto preciso in questo. È come parlare di calcio o quasi. Prendere in considerazione vari elementi che attraggono di calciatori o antropologi tipo: la grande visione di gioco, il controllo di palla, la precisione nei passaggi e l’eccezionale abilità nel dribbling di Diego Armando Maradona; l’eleganza, la finezza e la finalizzazione di rete di Marco Van Basten; la grinta e la velocità di George Weah; l’infallibilità del colpo di testa di Oliver Bierhoff; la superiore visione della regia arretrata e tecnica eccelsa difensiva di Franco Baresi…., ne cenno solo alcuni in epoca da me visti e ammirati in TV.Tra gli antropologi non posso evitare di nominare Bronisław Malinowski, uno dei più importanti studiosi del XX secolo, per la sua attività pionieristica nel campo della ricerca etnografica, considerato il padre della moderna etnografia, che per le “troppo” puntuali ed acute analisi sugli usi e costumi ha rivoluzionato il metodo e l’approccio pratico; Clifford Geertz, con la sua profonda osservazione sul concetto che: la ‹‹presenza e la viva esperienza non bastano più a garantire l’accesso a un’altra cultura. Tale accesso deve passare attraverso la comprensione del sistema di significati che i nativi attribuiscono alla propria vita sociale››; Margaret Mead, con i suoi studi sulla adolescenza, sosteneva l’idea di un approccio scientifico fortemente incentrato sulla ricerca etnografica di tipo particolaristico, con grande attenzione nelle comparazioni tra diverse culture e nelle teorizzazioni generali; i più attuali Marc Augé, per le sue numerose ricerche etnografiche in Africa (occidentale), e la sua teorizzazione di una antropologia della “surmodernità”, focalizzando gli aspetti essenziali della società contemporanea metropolitana e il paradossale incremento della solitudine, nonostante l’evoluzione dei mezzi di comunicazione.
I miei più “cari” e “vicini”, in quanto conosciuti personalmente, Roberto Malighetti, ordinario di Antropologia culturale, presso l’Università di Milano-Bicocca, che con la sua ottica epistemologica e metodologica della ricerca e i suoi studi di antropologia sulle civiltà mesoamericane è riuscito sulle orme di altri autorevoli studiosi e antropologi, ad essere testimone attuale, di una “buona” etnografia. Ugo Fabietti, che apprezzo moltissimo per la sua “umana” professionalità, che con la sua premessa nel mio libro, ha inquadrato l’essenza del mio lavoro, con una sintesi puntuale e precisa. Ordinario di antropologia culturale presso l’Università di Milano-Bicocca e alla Bocconi, è direttore del dottorato in “antropologia della contemporaneità”; con i suoi viaggi di studio in paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale e subsahariana, riguardanti interessi che comprendono temi di identità etnica, di processi di stratificazione sociale, studi religiosi e culturali nel mondo globale, nonché argomenti di epistemologia e di storia dell’antropologia, mi ha affascinato con il suo modo chiaro di esporre i concetti chiave dell’antropologia e della sua metodologia.Come puoi vedere, Ilaria, mi sono orientato ed ispirato, nello scrivere il mio libro, ad una pluralità di studiosi che nel loro ambito, religioso, educativo, metodologico, narrativo, mi hanno affascinato ed entusiasmato nel leggere e studiare le loro ricerche. Ciascuno di loro mi ha “dato” qualcosa, senza però escludere il mio modo tutto particolare di raccontare e descrive la mia esperienza in terra d’Africa.
Riporto un articolo fatto da un giornalista di una testata locale, che riassume puntuale lo “stile” da me adottato: ‹‹Francesco s’è lanciato in questa incredibile avventura, spinto da una grande amicizia e da una profonda curiosità conoscitiva. Ha voluto affrontare determinate tematiche in guisa scientifica, ma senza tralasciare l’aspetto umano. Con prosa piacevole e incalzante, esamina casi-studio specifici in alcune zone della città senegalese. Espone punti di riflessione sul lavoro antropologico e indica gli aspetti basilari della ricerca››. 
Hai scritto altri libri? Parlacene..
No, questo è il mio primo lavoro editoriale. Ho in cantiere un lavoro già ben “strutturato”, ma tempo fa non ebbi modo di pubblicarlo, un argomento dal taglio pedagogico. Forse riuscirò a farlo, ma non ho tempi certi.

Hai in progetto di scrivere un altro libro? 
Come ho anticipato, ho in cantiere un lavoro già strutturato, ma non so dirti quando e se lo pubblicherò perché è un argomento già dibattuto oramai, anche se il mio ha un taglio sia pedagogico educativo che normativo legale, il che lo renderebbe unico nel suo ambito; vedremo…..
Mentre sto già lavorando per un’altra pubblicazione. Questa invece ha molte affinità al saggio “Viaggio nel sistema educativo del Senegal”, in quanto è un resoconto, o meglio, un diario di viaggio, dove racconto giorno per giorno il mio soggiorno passato in terra d’Africa. E’ un mix tra l’esperienza raccontata nel mio primo saggio sulle “Daaras”, ripresa in modo molto sintetico, in quanto parte specifica della ricerca già svolta, e tutto ciò che non ho raccontato della mia permanenza a Dakar: cultura, musica, , cibo, vissuto, esperienze, turismo, amicizie, disavventure e molto altro. Una sorta di diario segreto, arricchito con tematiche su luoghi e personaggi storici e culturali del posto, come l’Isola di Gorée, il politico poeta Léopold Sédar Senghor, il leader religioso Cheikh Ahmadou Bamba MBacke, il cantante e politico Youssou N’Dour, il Lago Retba, il Monumento della rinascita africana e altro ancora. 
Puoi suggerire qualche titolo di antropologia ai nostri lettori?
Certo. Per una premuta di metodologia antropologica suggerisco il testo di Ugo Fabietti,  “Antropologia culturale. Le esperienze e le interpretazioni”, per chi vuole addentrarsi nella metodologia ed avere un “vadevecum” del buon antropologo. Per un “assaggio” storico sulle origini e le ricerche antropologiche fino ai temi più attuali, un ottimo excursus di antropologia ed etnologia è il volume: “Dal tribale al globale. Introduzione all’antropologia”, di Ugo Fabietti, Roberto Malighetti, Vincenzo Matera, senza appesantirsi troppo della storia dell’antropologia.
Interessante è il nuovissimo testo di Roberto Malighetti e Angela Molinari, dal titolo “Il metodo e l’antropologia. Il contributo di una scienza inquieta”, che sto leggendo in questi giorni.Per chi si vorrebbe addentrare su tematiche medio-orientali, consiglio l’ultimo volume di Ugo Fabietti, “Medio Oriente. Uno sguardo antropologico”. Ancora: Marc Augé “L’antropologo e il mondo globale”. Per uno sguardo sull’infanzia e antropologia, consiglio: “Infanzia in tre culture. Giappone, Cina e Stati Uniti” di J. J. Tobin, D. Y. H. Wu, D. Davidson, e il successivo “Infanzia in tre culture. Vent’anni dopo” di J. J. Tobin, Y. Hsueh, M. Karasawa, piuttosto voluminosi e tecnici, ma di facile lettura.
Mentre “L’arte dei bambini. Contesti culturali e teorie psicologiche” di Claire Golomb, accompagna il lettore in un viaggio nel tempo e in diversi contesti culturali, alla scoperta del mondo artistico infantile, veramente carino e pratico. Toccante è il lavoro del premio Nobel per la letteratura nel 1994 Kenzaburo Oe “Note su Hiroshima”, un saggio che incontra i sopravvissuti, coloro che non si suicidarono nonostante avessero tutte le ragioni per farlo. “Dal Sudafrica” di M. Solimini, per uno sguardo sul problema e la storia dell’apartheid.
Potrei continuare ancora…… ma vi suggerisco naturalmente anche il mio: “Viaggio nel sistema educativo del Senegal. Alla scoperta delle Daaras”, poiché trattando di un tema specialistico di doppia valenza (educativo e antropologico), lo consiglio per una lettura interessante e proficua, a chi lavora nei servizi alla persona, per gli insegnanti dei bambini in età prescolare e non, per alunni di indirizzi magistrali, scienze umane e sociali, per chi vuole fare ricerca etnografica e pedagogica, per docenti e cultori di tematiche educative, pedagogiche ed antropologiche e per tutti coloro che affrontano o vorrebbero affrontare i temi dell’infanzia, di sviluppo e di viaggio.
Il mio volume è stato adottato ed inserito tra i testi di riferimento nel programma accademico di “pedagogia interculturale” 2016/2017, presso il Corso di Studio di Scienze dell’Educazione e della Formazione, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, e in alcuni corsi di Pedagogia Interculturale e Tecniche della Ricerca Etnografica dell’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna.

Qual è il ricordo più bello che porti nel cuore del tuo viaggio? C'è un episodio che vuoi condividere con noi di emozioni tra le righe? 
Per esperienze di questo tipo, in un luogo e in una cultura totalmente differente, i ricordi sono veramente tanti. Mi chiedi del viaggio cosa mi porto con me? Io direi proprio l’intero “viaggio”. Dalla partenza al ritorno, ogni momento lo ricordo come se fosse oggi e, credimi, riuscirei ad argomentare un singolo episodio per ore ed ore. Per indicare un episodio, direi che porto con me sempre la spontaneità dei tanti sorrisi dei bambini, nonostante la situazione precaria e la genuinità d’animo degli stessi che, quando nel momento della ricreazione, molti dei discenti mi volevano offrire le loro “misere” merende. Spirito di condivisibilità e accoglienza tipica “africana”. 

Informazioni sull'autore:
Pedagogista e antropologo, ha frequentato Corsi post laurea e un Master in Criminologia. Ha svolto lavori in ambiti pubblici e privati, sempre nell’ambito sociale, educativo e formativo. Svolge attività d’integrazione scolastica ed extrascolastica di alunni diversamente abili. È direttore/amministratore di una Scuola dell’Infanzia Paritaria. Ha condotto studi in Senegal sullo sviluppo e sottosviluppo comunitario, sulle nuove tecniche pedagogiche adottate in un Paese in via di sviluppo svolgendo un lavoro di ricerca sul campo presso centri di formazione ed educazione e scuole materne dell’infanzia, denominate daaras, nella città di Dakar e nelle zone limitrofe, da cui è scaturito questo prezioso saggio etnografico.


N.B. Le immagini inserite nell'intervista sono state fornite dall'autore F.Fallacara e sono la testimonianza visiva del suo viaggio in Africa.

giovedì 19 gennaio 2017

Recensione del saggio "Una stanza tutta per sé" di Virginia Woolf

Cari lettori, il libro che sto per presentarvi è il risultato del lavoro che Virginia Woolf svolse nell'ottobre del 1928 sul tema "Le donne e il romanzo". Il testo rappresenta uno dei più incisivi scritti sulla condizione femminile e ripercorre in particolare il rapporto donna- scrittura.

Come poteva una donna, si chiede la scrittrice inglese, dedicarsi alla letteratura se non possedeva "denaro e una stanza tutta per sé"?
 Si snoda così un percorso attraverso la letteratura degli ultimi secoli che, seguendo la simbolica giornata di una scrittrice del nostro tempo, si fa lucida e asciutta riflessione sulla condizione femminile.


Titolo: Una stanza tutta per sè
Autore: V.Woolf
Editore: Newton Compton
Numero di pagine:
Prezzo: 5.90€

Sinossi:
Illustre capostipite dei manifesti femminili del Novecento europeo, e primo brillante intervento della Woolf sul tema «donne e scrittura» (allora oggetto di un dibattito oggi banalizzato più che superato), Una stanza tutta per sé è un piccolo trattato ironicamente immaginifico, personalissimo nella misura godibilmente tesa di toni e motivi (il conversational, le proiezioni letterarie, l’analisi sociale, la satira, la visione). Il leitmotiv della stanza, grembo e prigione dell’anima femminile, si allarga fino a comprendere tutti i luoghi della dimora umana: la natura, la cultura, la storia e infine la «realtà» stessa nella sua inquietante-esaltante molteplicità.


Recensione:

Oggi voglio parlarvi delle “Donne e il romanzo”, o -com’è più conosciuto- di “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf. Venne pubblicato nel 1929,e nasce dalla rielaborazione di due conferenze che la stessa autrice tenne nell’ottobre del 1928 in due importanti colleges inglesi. Attraverso questo percorso tra personaggi storici, autori, scrittrici, ella vuole esortare la donna ad avere una “stanza tutta per sé” nella propria vita. Un luogo dove poter esprimere liberamente le proprie emozioni ed esercitare la propria professione senza dover essere accusata dalla critica e dalla società. La sua ricerca incessante della verità era fondata su tante domande alle quali non riusciva a trovare risposta: perché le donne erano considerate inferiori agli uomini? perché svolgevano lavori differenti? Perché un sesso era più ricco ed uno più povero? La donna deve imparare ad essere libera ed indipendente dall’uomo , partendo da 500 sterline. Il terzo capitolo apre in noi l’immaginazione: se Shakespeare avesse avuto una sorella con le sue stesse ambizioni e passioni, come avrebbe articolato la sua vita? Sicuramente avrebbe avuto una vita triste, in una società cinquecentesca che la considerava strana. Nel quarto capitolo incontreremo nomi celebri come Jane Austen, Aphra Benh, Charlotte Bronte. Donne che decidono di ribellarsi alla prigionia o che decidono dii restare nell’ombra, nascondendo i propri scritti. Un viaggio nella letteratura femminile, nelle realtà delle varie epoche molto interessante e sempre attuale. Virginia è a mio avviso, ognuna di noi o almeno quello che dovremmo essere. Una donna che si ribella alle costrizioni di una società troppo patriarcale e vive la sua vita, in una “stanza” e con 500 sterline.

 Un quesito sorge spontaneo dopo la lettura di questo saggio:
 oggi, la donna ha realmente acquisito la propria libertà e il proprio posto nel mondo?
 A voi la risposta.

mercoledì 18 gennaio 2017

Recensione "L'ultima regina" di C.W.Gortner a cura di Ilaria Cutrì.

Nuovo anno, nuovo scrittore, nuovo emozionante romanzo!
La mia prima lettura del 2017 è un romanzo storico 
che narra la vita di Giovanna di Castiglia,
passata alla storia come "Giovanna la pazza".




Autore: C. W. Gortner

Titolo: L'ultima regina
Editore: Corbaccio
Collana: Narratori Corbaccio
Numero di pagine: 428
Prezzo: 19.60€
Clicca per l'acquisto

Sinossi:

Provate a immaginare una donna giovanissima, di soli sedici anni, data in sposa per motivi politici. Provate a immaginare che abbia un padre re e una madre regina, ciascuno di un regno distinto, e che lei a sua volta diventi moglie di un re e madre di un futuro imperatore. Provate a immaginare che sia lei a raccontare la sua storia fatta di corti e di battaglie. Che sia lei a mostrarci attraverso il suo sguardo di bambina prima e di donna poi un mondo allo stesso tempo crudele e sfarzoso, devoto e pagano. E che le capiti l'incredibile fortuna di innamorarsi dell'uomo scelto per lei. Una breve parentesi di felicità e di calore che precede il più orribile dei tradimenti perpetrato proprio dalle persone che ama di più: suo padre e suo marito disposti a dichiararla pazza pur di sottrarle il trono di Castiglia ereditato dalla madre in linea diretta. Giovanna di Castiglia, ultima regina di sangue iberico a salire sul trono di Spagna è una figura leggendaria. Coraggiosa, ribelle alle imposizioni religiose, figlia, moglie e madre costretta a negare la sua essenza di donna nel tentativo di difendere il suo trono. Verrà imprigionata e costretta a vivere per quarantasei anni in condizioni durissime, fino alla morte, avvenuta nel 1555. Ma non si piegherà mai.





La recensione: 

"L'ultima regina" di CW Gortner è un romanzo storico che offre una nuova prospettiva sulla vita di Giovanna di Castiglia. Regina di Castiglia,moglie di Filippo il bello,figlia dei re cattolici di Spagna e madre dell'imperatore Carlo V, Giovanna è una donna che ancora divide gli storici in relazione alla sua reputazione e merita di essere conosciuta.

In questa biografia romanzata Gortner tesse abilmente i fili  della realtà storica e della narrazione in una tragedia delicata e sottile. Il cuore della storia è composto da una vasta gamma di questioni politiche, culturali, spirituali e sentimentali.

Il Rinascimento europeo prende vita in questo romanzo dalle parole accuratamente ricercate, piene di dettagli colorati sui vari personaggi storici. L'autore propone una vasta gamma di personaggi politi dell'epoca: dai regnanti di Spagna al re di Francia, da Filippo il Bello a Enrico VII e Caterina d'Aragona. Particolarmente vivace è la rappresentazione della regina Isabella; la sua personalità filtra attraverso  il rapporto con Giovanna con una forza e prepotenza; meno dettagliata la ricostruzione di Ferdinando d'Aragona.

Intelligente, scaltra, lungimirante e coraggiosa, Giovanna sposa Filippo il Bello  e con questo evento hanno inizio le sue disavventure. Sebbene l'inizio del matrimonio sia quasi fiabesco, le insidie attendono nell'ombra e, alla morte di Isabella di Castiglia, l'ascesa al trono della principessa Giovanna diventa un pericolo  per suo padre e suo marito.

Pilar López de Ayala nel ruolo di Giovanna la pazza.
Scena tratta dal film del 2001 per la regia di 
Vicente Aranda.

Attraverso la figura di questa regina si marca il sottile e profondo confine tra la sensibilità e l'intelligenza di una donna e il mondo della nobiltà rinascimentale in un'epoca in cui il potere è garantito dalle alleanze politiche e ricercato attraverso contratti matrimoniali.
Vittima del maschilismo, dei tradimenti e della corruzione di corte, Giovanna diventa prigioniera del suo stesso titolo e delle mura dei suoi stessi castelli.

Non conoscevo la storia di Giovanna, erede legittima del trono di Spagna, non conoscevo lo scrittore del romanzo, la cui penna mi ha condotto nelle più sontuose corti europee del periodo rinascimentale ma ho amato sia la sua scrittura fluida e liscia come seta, sia questo personaggio per la sua grande dignità. Il romanzo è sicuramente una lettura intrisa di femminismo, una donna che sfida i secoli e una principessa di cui Gortner ha saputo dare una degna rappresentazione letteraria. La sua pazzia?
A tal proposito è lo stesso scrittore ad affermare di essersi accuratamente documentato e alcuni fatti bizzarri - che lascio a voi scoprire- sono realmente accaduti e documentati.



"Una regina può abbassare
il capo solo per accogliere una corona."


Valutazione:





Qui riporto un articolo a tema storico in cui approfondire la figura di Giovanna di Castiglia!



Informazioni sull'autore:


CW Gortner ha conseguito un MFA in scrittura con una particolare attenzione in Studi rinascimentali dalla New College of California, così come un AA dal Fashion Institute of Design e Merchandising a San Francisco. Nei suoi numerosi viaggi per la ricerca i suoi libri, ha ballato una gagliarda a Hampton Court, imparato a conoscere giardinaggio biologico a Chenoceaux, e ha trascorso una notte fredda in un castello in rovina spagnola. I suoi libri hanno ottenuto ampi consensi e stati tradotti in ventuno lingue fino ad oggi, con oltre 400.000 copie vendute. Un ricercato oratore pubblico. CW ha dato discorsi di apertura al scrittore conferenze negli Stati Uniti e all'estero. Egli è anche un sostenitore dedicato per i diritti degli animali, in particolare di soccorso degli animali da compagnia per ridurre il sovraffollamento riparo. CW ha recentemente completato il suo quarto romanzo per Ballantine Books, circa Lucrezia Borgia; il terzo romanzo nella sua serie Tudor Spymaster per la stampa di San Martino; e un nuovo romanzo sulla drammatica, la vita glamour di Coco Chanel, prevista per la pubblicazione del titolo guidato da William Morrow, Harper Collins, nella primavera del 2015.  




Donne: Giovanna di Castiglia.

Questa sera voglio raccontarvi la storia di una delle regine la cui leggenda precede il proprio nome: Giovanna la pazza, regina di Castiglia, moglie di Filippo il bello, figlia dei re cattolici di Spagna e madre dell'imperatore Carlo V, è una una donna che ancora divide gli storici e merita di essere conosciuta. Ho letto la sua biografia nel romanzo di C.W.Gortner e ne sono rimasta affascinata. Per questo motivo ho deciso di presentarla a voi attraverso le parole dello stesso scrittore:


Provate a immaginare una donna giovanissima, di soli sedici anni data in sposa per motivi politici. Provate a immaginare che abbia un padre re e una madre regina, ciascuno di un regno distinto, e che lei a sua volta diventi la moglie di un re e la madre di un futuro imperatore. [...]
Giovanna di Castiglia, ultima regina di sangue iberico a salire sul trono di Spagna è una figura leggendaria. Coraggiosa, insofferente al cerimoniale, ribelle alle imposizioni religiose, figlia, moglie r madre costretta a negare la sua essenza di donna nel tentativo di difendersi e di difendere il suo trono.
-Prefazione del romanzo "L'ultima regina", Gortner-




La storia di Giovanna di Castiglia è senz’altro una delle storie più drammatiche del Cinquecento europeo. Emancipata, intelligente e caparbia, schiacciata dal dovere di stato e da regole morali e sociali che non riusciva ad accettare? Gli storici sono ancora divisi sulla sua "follia" dettata dal manifestarsi di alcuni comportamenti poco usuali a una futura regina.


Giovanna nacque nel 1479 a Toledo da Isabella  e da Ferdinando, sovrani di Spagna,  regnanti di Castiglia e Aragona rispettivamente con poteri uguali e divisi nei singoli regni.
Isabella è una figura forte che dominerà figli e marito sino alla sua morte, Giovanna fu la terza di cinque figli che avrebbero dovuto garantire gli equilibri politici in Europa attraverso contratti matrimoniali. Basti pensare che, oltre Giovanna, la sorella minore Caterina fu la sposa di Enrico VIII d’Inghilterra.

Nel 1496 Giovanna sposò a Filippo detto il bello. Lei aveva 19 anni, lui 23. 
Il matrimonio nacque come come alleanza strategica di due potenti regni ma si arricchì presto di amore e passione. 
Da questo matrimonio Giovanna ebbe sei figli tra cui Carlo che diventerà Carlo V, l'imperatore.

Dopo alcuni anni Filippo, che le cronache dell'epoca descrivono come degno del suo soprannome, cominciò ad avere giovani amanti. Per Giovanna, principessa cattolica, moglie fedele e innamorata fu impossibile accettare il suo tradimento! Nelle infelici occasioni in cui la principessa manifestò il suo disappunto e il suo sdegno verso il marito attraverso scenate eclatanti e plateali, iniziò a circolare per l'Europa la leggenda della sua follia.
L'ambizioso Filippo vide nelle stranezze di Giovanna, l’ipotesi di divenire unico re di Spagna.

Giovanna visse un periodo di profonda tristezza, estrema solitudine, di prigionia nei suoi palazzi e nelle sue stanze.

Morta Isabella, Ferdinando impedì a Giovanna di seguire Filippo nel viaggio di ritorno nelle Fiandre e la rinchiuse nel castello della Mata di Medina. e' la sua prima e vera prigionia e l'inizio del suo declino. Dopo la morte di Filippo, avvenuta nel 1506 in circostanze ancora sospette -si ipotizzò un avvelenamento o il mal francese- Giovanna si rifiutò di far seppellire il marito.
Costretta ad abbandonare Burgos, dove fu prigioniera del padre, a causa di un'epidemia di peste, costrinse il seguito a portarsi dietro il cadavere di Filippo.
La principessa fu rinchiusa nella fortezza di Tordesillas dove rimase per 46 anni, fino alla sua morte che la colse vestita di stracci e irriconoscibile, nel 1555.

Suo figlio Carlo V, che quasi non l’ha conosciuta, diventò imperatore.  Altri suoi figli e figlie salirono sui troni di Europa. Sua nipote Maria, (figlia di Caterina, sua sorella) detta la sanguinaria, diventò regina d’Inghilterra.

Recensione film "Il giovane favoloso" a cura di Martina Cutrì

Il giovane favoloso è un film del 2014 diretto da Mario Martone incentrato sulla vita del poeta Giacomo Leopardi interpretato da Elio Germano. È stato presentato in concorso alla 71ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia edè di seguito recensito da Martina!


La recensione:

Giacomo Leopardi, illustre poeta dell’800 italiano, nasce a Recanati nel 1798. Trascorre gran parte della propria vita nel palazzo di famiglia, dove riceve una formazione classica nell’immensa biblioteca del padre. L’intera vita del poeta è attraversata dal pessimismo. Leopardi crede nell’incessante ricerca del piacere da parte degli uomini. Piacere che risulta essere irraggiungibile, e che porta l’uomo ad esser triste. L’unica via d’uscita possibile si trova nella natura, che dona all’uomo l’illusione, ovvero la speranza. Una natura che nella prima fase si dimostra benigna alle sorti dei propri figli, ma che si trasformerà presto in una natura maligna, nel periodo che chiameremo “pessimismo cosmico leopardiano”. Questa seconda fase sarà presente nel poeta fino alla morte, con la celebre opera “La Ginestra” rappresentante la pianta che cresce alle pendici del vulcano senza mai “piegarsi”, neanche di fronte la lava. Tutti gli uomini, secondo il poeta, sono accomunati dall’infelicità e devono per tale ragione, lottare contro una natura indifferente e crudele. Tanti sono i personaggi presenti nella vita del poeta, e questi vengono presentati al meglio nel film di Martone. Elio Germano si dimostra la vera colonna portante del film, con la sua interpretazione intensa e perfetta. Interpreta Leopardi e si identifica totalmente nell’autore. Emozionante la recitazione dell’”Infinito”, sull’ermo colle del Tabor. Vengono descritte dettagliatamente le diverse classi sociali dell’epoca. Gli uomini non hanno bisogno della poesia e sono capaci di uccidere l’ultimo fato debole e la vera bellezza: questo ben rappresentato dalla lucciola uccisa dall’uomo. Vari personaggi emergono, come Pietro Giordani con cui Leopardi instaura un rapporto di stima e affetto reciproco; Antonio Ranieri: stravagante, vanitoso, femminiere. Amico fidato dell’autore fino il suo ultimo sospiro. I due sono così diversi ma molto uniti. Tuttavia, ci sono degli accorgimenti negativi da sottolineare: non mi è piaciuta la morte di Silvia, uscita di scena troppo velocemente. L’amore realmente provato dal poeta non si dimostra essere così profondo. Ed inoltre il registra si concentra troppo sul malessere fisico del Leopardi ,attraverso una rappresentazione monotona e lenta delle scene.Un film nel complesso molto interessante, capace di trasmettere allo spettatore la forte personalità di Leopardi. Un uomo apparentemente debole, ma dall’animo tenace.


Trama:

Giacomo Leopardi è un bambino di straordinaria intelligenza che cresce nella casa-biblioteca di Recanati assieme ai fratelli Carlo e Paolina, nello Stato Pontificio. Ha un rapporto difficile con il padre Monaldo, nobile autoritario dai modi rigidi e severi. Insofferente alle ristrettezze di un ambiente così retrivo, il ragazzo vuole allontanarsi dalle mura familiari, desideroso di condividere il mondo intellettuale e reale dei suoi amici letterati (in particolare con Pietro Giordani) con i quali si tiene in contatto mediante una fitta corrispondenza epistolare.
Il piccolo Giacomo vive però tormentato da numerosi dubbi e problemi di salute e un suo primo tentativo di fuga, tramite un falso passaporto, viene sventato dal padre. Rimane particolarmente turbato dalla morte di Teresa Fattorini,[1] la figlia del cocchiere di famiglia, la quale rappresentava per Leopardi la speranza, tanto da dedicarle, dieci anni dopo, una poesia che verrà intitolata A Silvia.
A ventiquattro anni lascia finalmente Recanati, ma nel frattempo la sua salute, già cagionevole, peggiora. A Firenze conosce Antonio Ranieri, un nobile napoletano che diventerà il suo migliore amico e con il quale condivide alloggio e salotti mentre continua a dare alle stampe le sue opere di poesia e prosa, non sempre però accolte da una critica favorevole. Conosce nel frattempo Fanny Targioni Tozzetti, una giovane aristocratica di cui si invaghisce non ricambiato, con cui si instaura un «triangolo sentimentale» fra i due e il Ranieri.
Giacomo si sposta dapprima a Roma, poi a Napoli, per motivi di ristrettezze economiche, sempre con l'amico Ranieri e, in ultimo, con Paolina (sorella di Ranieri), i quali si assicurano di vegliare sulla sua attività letteraria e di mettere in salvo i suoi scritti. Scoppia il colera: Giacomo e Ranieri compiono l'ultima tappa del loro lungo viaggio, trasferendosi in una delle ville di campagna che sorgono alle pendici del Vesuvio (Villa Carafa-Ferrigni, divenuta poi Villa delle Ginestre). In quella parentesi finale della sua vita, dopo aver assistito a un'eruzione del vulcano, sofferente e ormai vicino alla morte per il decadimento fisico, Giacomo Leopardi trova ispirazione per la celebre poesia La ginestra.

venerdì 6 gennaio 2017

Recensione "Un Canto di Natale" di C. Dickens

Cari lettori,
ho scelto appositamente questo giorno per condividere con voi
la recensione del libro che ha accompagnato le mie vacanze natalizie!

La lettura è stata condivisa con i lettori del nostro gruppo facebook
dalla discussione finale sono emersi interessanti spunti su cui riflettere e piccole curiosità di ognuno 
dei partecipanti che hanno arricchito e reso piacevole la chiacchierata letteraria! 
Devo ammettere di essere stata davvero entusiasta della riuscita 
e vi lascio il link in cui potete consultarla e, se vi va, scrivere la vostra! 



Informazioni sul libro:

Autore: Charles Dickens
Titolo: Canto di Natale
Titolo originale: A Christmas Carol
Genere: Letteratura straniera
Data prima pubblicazione: 1843 (in Italia nel 1888)
Casa Editrice: Marsilio
Collana: Letteratura universale. Elsinore
241 pagine (edizione con testo inglese a fronte)
Prezzo copertina: 15,00 €


Una grande storia sulla possibilità di cambiare il proprio destino. Una riflessione sull'equilibrio difficile fra il presente, il passato e il futuro. Una denuncia dello sfruttamento minorile e dell'analfabetismo. Ma soprattutto una favola, una delle più commoventi che siano mai state scritte. Protagonista è il vecchio e tirchio finanziere Ebenezer Scrooge - personaggio che servirà da modello per il Paperon de' Paperoni disneyano - che nella notte di Natale viene visitato da tre spettri. Lo indurranno a un cambiamento radicale, a una conversione che ne farà uno dei più grandi personaggi letterari di tutti i tempi. Ma forse parte del segreto, della magia ineludibile di questo romanzo è nella ricomposizione dei ricordi, nella restituzione di senso alla storia, nella ridefinizione del posto dell'uomo nel tempo.




La recensione:

La voglia di immergermi nell’atmosfera natalizia è stata l’occasione per rispolverare un classico natalizio senza tempo: “Canto di Natale” di C.Dickens. Come rimanere insensibili alla neve, il gelo e la povertà della Londra ottocentesca e alla penna di Dickens, abile nel narrare le vicende di coloro che vivevano nella povertà pur rimanendo sempre ancorati alla speranza.

Protagonista della storia è Ebenezer Scrooge, un vecchio e avaro signore che non crede nella magia del Natale, non coltiva la propria anima e non lascia spazio dentro sé per nessun gesto di carità.
Il romanzo è suddiviso in cinque canti e ognuno di essi rappresenta un passo fondamentale per la conversione di Scrooge, al quale durante la notte di Natale si presenta il fantasma del suo defunto socio in affari Marley. 
Lo spirito si presenta attorniato da una catena che simboleggia tutto ciò che nella vita lo ha distolto dal fare del bene al prossimo; la stessa catena adesso lo tiene prigioniero anche dopo la morte.
La vita di Markey, condotta sotto il segno dell’egoismo, lo ha condannano a vagare con il “peso” di ciò che ha accumulato. Il fantasma informa l’amico dell’imminente visita di tre spiriti: lo spirito dei Natali passati, lo spirito del Natale presente e lo spirito dei futuri Natali che mostreranno a Scrooge la sua vita passata, presente e futura portandolo a conoscenza di quello che pensano di lui le persone con le quali si relaziona giornalmente, portandolo a riconoscere sbagli commessi in passato e prospettandogli cosa ne sarà alla sua morte qualora continuasse la sua esistenza senza cambiare condotta.
Dopo la visita di questi spiriti, Scrooge si ritrova nel suo letto: è la mattina di Natale ed è ancora in tempo per prendere la decisone che cambierà la sua vita. 
Così, Scrooge cambia il modo di relazionarsi con le persone e recupera i sentimenti che aveva congelato nel suo cuore.
Il romanzo di Dickens di colloca a metà tra il genere fiabesco e fantastico ma porta in sé alcuni tratti gotici, la storia scava dentro l’anima del lettore e lo conduce in un viaggio dalle tenebre verso la luce della speranza e della rinascita interiore.

Il messaggio è semplice e chiaro: tutti possono migliorare, modificare il loro atteggiamento e alimentare il proprio spirito con valori nuovi mettendo da parte il proprio orgoglio, il protagonista del “Canto di Natale” riconosce i propri errori, esce dal suo isolamento e riconquista la fiducia e l’affetto delle persone che aveva perso.

“Canto di Natale” è una storia senza tempo capace di coinvolgere sia i grandi che i bambini, è un romanzo capace di sciogliere il gelo dei sentimenti e di aprire il cuore alla vita, all’amore e alla rinascita. E’ un libro che insegna il rispetto per gli altri, la capacità di apprezzare le piccole cose, l’amore verso la propria famiglia, riconoscendo anche nei piccoli gesti la forma più preziosa dell’amore.

Un libro ricco di emozioni, di magia, di riflessioni. Come in ogni racconto di Dickens, si ritorna bambini leggendo quelle descrizioni così dettagliate che inevitabilmente ci riportano a quella serenità quotidiana che solo le piccole cose riescono a donare: il sorriso dei genitori, un abbraccio confortante, un pasto caldo, il calore dei gesti autentici che non potrà mai essere acquistato col denaro. 

Ciascuno di noi è Scrooge tutte le volte in cui l’egoismo, l’orgoglio, la paura e l'ego prendono il sopravvento; proprio come Scrooge, dovremmo imparare dai nostri errori, rimediare al male commesso e realizzare che la vera ricchezza è l'amore!






martedì 3 gennaio 2017

Tra le righe...in libreria: Gennaio 2017!

Anno nuovo, mese nuovo, libri nuovi!
Vi consigli di prendere carta e penna e di segnarvi
qualcuno dei titoli proposti dalle case editrici!!!





Titolo: I Medici. Una regina al potere
Autore: Matteo Strukul
Editore: Newton Compton
Pubblicato: 12/01/2017
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Descrizione:
Francia, 1536. Quando il delfino, Francesco di Valois, viene ucciso, la posizione di Caterina de’ Medici a corte si complica. È la prima a essere sospettata dell’assassinio. Ma Francesco I, sovrano di Francia, crede alla sua innocenza e anzi, la spinge a rafforzare la sua posizione in vista del momento in cui, al fianco di Enrico II, dovrà regnare. Caterina si sente però debole, e non solo perché il marito le preferisce l’amante, la bellissima e temibile Diana di Poitiers, ma anche perché non riesce ad avere figli. Convinta di essere vittima di una maledizione, incarica Raymond de Polignac, valoroso comandante dei picchieri del re, di trovare Nostradamus, personaggio oscuro e inviso a molti, ma noto per le sue abilità di astrologo e preveggente. Lui è l’unico che potrà aiutarla a diventare madre. Fra intrighi di corte, tradimenti, umiliazioni e soprusi, Caterina attende con tenacia, finché non darà alla luce il primo dei suoi figli. Alla morte di Francesco I, quando la guerra di religione incombe, Caterina, ormai regina, non esita a stringere alleanze pericolose, complici le profezie di Nostradamus. La violenza scatenata dai cattolici contro i riformati in seguito alla congiura di Amboise è solo l’inizio di un conflitto destinato a culminare nella tragica notte di San Bartolomeo, quando le strade della capitale s’imporporeranno del sangue degli infedeli e Caterina, reggente di Francia dopo la morte di Enrico II, perderà tutto ciò che ha a
 



Gli amanti dei romanzi storici, costellati d’intrighi e di passioni forti, troveranno in libreria (dal 4 Gennaio) “La ragazza nell’ombra” dell’irlandese Lucinda Riley. Dopo “Le sette sorelle” e “Ally nella tempesta” arriva il terzo attesissimo capitolo della saga che ha già appassionato milioni di lettrici. 


Titolo: La ragazza nell'ombra
Autore: Lucinda Riley
Editore: Giunti 
Pubblicato:  04/01/2017
Pagine  640 
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Descrizione:
Intrighi di corte, tradimenti e misteriose cospirazioni nel terzo, capitolo della saga. Dopo Maia e Ally, toccherà a Star, terza adottiva del magnate Pa' Salt, decifrare i misteriosi indizi che il padre le ha lasciato in eredità per scoprire le sue vere origini






Tra i libri per ragazzi più attesi a Gennaio 2017 segnaliamo “Animali fantastici e dove trovarli” di J. K. Rowling: la regina del fantasy anglosassone ha deciso di regalare ai lettori la sceneggiatura dell’omonimo film, uscito nelle sale italiane nelle scorse settimane.
Titolo: Animali fantastici e dove trovarli
Autore:J. K. Rowling 
Genere: Fantasy Horror e Gothic 
Editore: Salani  
Pubblicato:  16/01/2017
Pagine:  320
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Descrizione:
Siamo nell'anno 1926 nella città di New York: un tempo e un luogo in cui le vicende di un manipolo di persone - e creature - determineranno il destino di molti. Tra questi spiccano: Newt Scamander, il primo (e forse unico) Magizoologo, la cui lotta per la protezione delle creature magiche del mondo prende una piega preoccupante quando alcuni tra i più, potremmo dire, spaventevoli animali da lui accuditi scappano in città. Tina Goldstein, una giovane (ex) Auror americana, impiegata al Ministero della Magia degli U.S.A., che vuole disperatamente riscattarsi da un incidente dovuto a uno scatto d'ira, e sicura che il movimento puritano antimagia Second Salem sia covo non solo di pregiudizi, ma del Male stesso. Queenie Goldstein, la bella e impertinente sorella di Tina, capace di leggere nel pensiero. E Jacob Kowalski, un veterano (e No-Mag), che vuole solo aprire una pasticceria per poter vendere i suoi amati babà.


Un altro titolo da non perdere è “Il passaggio” (in libreria dal 17 gennaio) dove Michael Connelly dipinge un nuovo, malinconico capitolo, della vita di Harry Bosch. La sua sete di giustizia e di verità sembra essere stata archiviata per una più tranquilla passione per la sua Harley-Davidson, quando il fratellastro, avvocato, chiederà il suo aiuto per dimostrare l’innocenza di un suo assistito.

Titolo: Il passaggio

Autore: M. Connelly
Editore: Piemme 
Pubblicato:  17/01/2017 
Pagine:  360

Descrizione
Harry Bosch è nato con una missione, quella di cercare la verità e operare per la giustizia. Ma ora che è in pensione questi due obiettivi devono essere accantonati. E un nuovo capitolo della sua vita che si apre, un capitolo in cui è ancora più solo, anche perché sua figlia tra poco partirà per il college. Un capitolo in cui deve riempire le giornate e darsi uno scopo. E così Harry cerca di mettere in atto un progetto a cui pensava da tempo, quello di riparare una vecchia Harley-Davidson che stazionava nel suo garage. Non ci riuscirà. Non perché gli manchi la capacità, ma perché il suo fratellastro, l'avvocato Mickey Haller, ha bisogno di lui. Un suo cliente, un giovane nero con un passato tumultuoso, è accusato di aver ucciso una donna, una funzionaria molto in vista della municipalità di Los Angeles. Ma Haller è convinto che non sia lui il colpevole e chiede a Bosch di portargli le prove della sua innocenza. Per Harry significa ricominciare a indagare, questa volta senza distintivo, senza il supporto di una struttura organizzata come quella della polizia, e soprattutto a favore della difesa, una mossa che non lo rende affatto felice. Si deciderà a farlo solo quando si rende conto che l'accusato è davvero innocente, e non sarà facile. Chi l'ha intrappolato, e perché? Harry non smetterà di scavare finché, in un crescendo ricco di suspense, porterà alla luce un intrigo brutale basato sulla avidità, il ricatto, la corruzione.




Titolo: Nessuno come noi

Autore: Luca Bianchini
Editore: Mondadori 
Pubblicato: 10/01/2017 
Pagine:  252 
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Descrizione

Nessuno come noi è il romanzo pubblicato da Luca Bianchini dopo il grande successo di Io che amo solo te, La cena di Natale di "Io che amo solo te" e Dimmi che credi al destino.Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente.In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita.L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze.A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe".
In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.



Titolo: La formula segreta di Newton

Autore: Will Adams
Editore: Newton Compton
Pubblicato: 19/01/2017
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Descrizione
Luke Hayward è uno studioso alla deriva. È finito nella lista nera del mondo accademico e si trova in un mare di guai. E quando un cliente lo contatta chiedendo il suo aiuto per recuperare alcuni documenti del celebre Isaac Newton andati perduti, Luke non è certo nella posizione di poter rifiutare. Proprio mentre sta setacciando una soffitta polverosa alla ricerca di indizi, scopre una serie di appunti apparentemente senza senso. A un esame più attento, però, quegli scarabocchi rivelano un messaggio in codice. Da un momento all’altro, Luke si ritrova invischiato in un gioco rischioso, nel mirino di un fanatico fondamentalista che da tempo tenta di sciogliere il mistero legato alle carte dello scienziato. Un mistero che si snoda tra Oxford, Londra e la città vecchia di Gerusalemme e che potrebbe scatenare la più micidiale tra tutte le guerre sante mai combattute.

lunedì 2 gennaio 2017

Recensione "Sangue e onore" di Sarah Dunant a cura di Ilaria Cutrì

La famiglia dei Borgia è una delle più influenti e affascinanti del Rinascimento Italiano. Lucrezia, il Papa Rodrigo Borgia e Cesare, detto il Valentino, sono stati spesso dipinti con un alone di mistero e di noir. Questo romanzo offre una visione completamente diversa e rimette in discussione questi intramontabili protagonisti della storia rinascimentale romana!
Un'ottima lettura!


Sinossi :
Roma, 11 agosto 1492. Per cinque giorni,ventitré uomini sono rimasti prigionieri di una cappella in Vaticano. Senza scrivani cui dettare le loro lettere, né cuochi per preparare banchetti; con un solo domestico che li ha aiutati a vestirsi, e pasti frugali passati da uno sportello di legno che si chiude quando l’ultimo piatto è stato consegnato.
Sono i cardinali entrati in conclave per eleggere il nuovo successore di Pietro. Diciassette giorni prima papa Innocenzo VIII, esausto, al cospetto dei figli chiamati al suo capezzale, ha smesso di combattere per restare in vita. Il corpo era ancora caldo quando i pettegolezzi hanno cominciato a diffondersi per le strade come lezzo di fogna. In città è corsa addirittura voce che l’irascibile cardinale Della Rovere, favorito del pontefice, e il vicecancelliere cardinale Rodrigo Borgia si siano scambiati insulti da un capo all’altro del capezzale, e che Innocenzo abbia esalato l’ultimo respiro giusto per sfuggire al baccano.
L’alba dell’11 agosto è un livido giorno di afa e calura quando, nella grande piazza, risuona il fatidico annuncio: «Habemus Papam!» Rodrigo Borgia, cardinale di Valenza, è stato eletto Papa col nome di Alessandro VI. Il vicecancelliere di cinque papi diversi, il cardinale spagnolo che, con quell’accento che suona come un attacco di tosse, non è certo nel cuore delle famiglie più antiche di Roma, è il successore di Innocenzo VIII. Ha sconfitto Della Rovere, che in conclave già sedeva sotto l’immagine di Cristo che consegna a san Pietro le chiavi della Chiesa, e il potente Ascanio Sforza.
I piani di Alessandro VI sono chiari: ripristinare l’ordine, risanare la finanza pubblica, unificare le forze cristiane contro il pericolo turco e rinsaldare le alleanze. Buoni propositi che vengono,
tuttavia, presto dissipati da un’ambizione sfrenata, capace di convincerlo a cedere in sposa la figlia Lucrezia ben due volte (prima a Giovanni Sforza e poi ad Alfonso d’Aragona), di crescere il figlio Cesare come il Principe spietato e freddo che ispirerà Machiavelli, di intraprendere una relazione con una giovanissima Giulia Farnese e di ordire complotti e vendette senza risparmiare nessuno.


La recensione:
Una delle famiglie più discusse del Rinascimento Italiano, tre figure storiche affascinanti: Papa Borgia, Lucrezia e Cesare si muovono sotto la abile penna di Sarah Dunant.
La scrittrice analizza il periodo storico, le alleanze politiche, le battaglie in modo che lo scacchiere politico delle signorie italiane appaia chiaro e nitido agli occhi del lettore il quale può accostarsi alla conoscenza dei fatti storici senza alcuna pesantezza.
La trama è fitta e articolata, la scrittura scorrevole e non esiste alcun "buco narrativo".
È un romanzo fedele nella ricostruzione storica e  non si macchia di alcun intrigo di corte che faccia eco alle leggende che da secoli circondano i protagonisti della famiglia Borgia. Lucrezia e il padre sono ben contestualizzati, sono personaggi del loro tempo e come tali, i meccanismi che regolano le loro vite sono legate al mantenimento e all'espansione del proprio Stato. In tal senso, il matrimonio è il vincolo più forte nelle alleanze politiche, ma è anche il primo ostacolo quando lo scenario degli equilibri muta. Lucrezia è uno strumento nelle mani del padre e del fratello.
Alessandro VI ha una personalità duale: sa e deve comportarsi da papa e da principe,oltre che da padre.  Emerge una personalità intelligente e innocente per Lucrezia, spietata e sanguinaria quella di Cesare. Figure in penombra sono quella di Giulia Farnese e Vannozza.
Un romanzo che mi ha entusiasmato sin dalle prime pagine, che ha saputo trasportarmi in un'epoca lontana e affascinante,l'epoca storica che preferisco.
Consiglio la lettura agli amanti di storia, a chi ama conoscere i personaggi storici, a chi conosce Lucrezia Borgia solo come "la signora dei veleni" e non come la duchessa e la donna che è realmente stata.