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Recensione film "Il giovane favoloso" a cura di Martina Cutrì

Il giovane favoloso è un film del 2014 diretto da Mario Martone incentrato sulla vita del poeta Giacomo Leopardi interpretato da Elio Germano. È stato presentato in concorso alla 71ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia edè di seguito recensito da Martina!


La recensione:

Giacomo Leopardi, illustre poeta dell’800 italiano, nasce a Recanati nel 1798. Trascorre gran parte della propria vita nel palazzo di famiglia, dove riceve una formazione classica nell’immensa biblioteca del padre. L’intera vita del poeta è attraversata dal pessimismo. Leopardi crede nell’incessante ricerca del piacere da parte degli uomini. Piacere che risulta essere irraggiungibile, e che porta l’uomo ad esser triste. L’unica via d’uscita possibile si trova nella natura, che dona all’uomo l’illusione, ovvero la speranza. Una natura che nella prima fase si dimostra benigna alle sorti dei propri figli, ma che si trasformerà presto in una natura maligna, nel periodo che chiameremo “pessimismo cosmico leopardiano”. Questa seconda fase sarà presente nel poeta fino alla morte, con la celebre opera “La Ginestra” rappresentante la pianta che cresce alle pendici del vulcano senza mai “piegarsi”, neanche di fronte la lava. Tutti gli uomini, secondo il poeta, sono accomunati dall’infelicità e devono per tale ragione, lottare contro una natura indifferente e crudele. Tanti sono i personaggi presenti nella vita del poeta, e questi vengono presentati al meglio nel film di Martone. Elio Germano si dimostra la vera colonna portante del film, con la sua interpretazione intensa e perfetta. Interpreta Leopardi e si identifica totalmente nell’autore. Emozionante la recitazione dell’”Infinito”, sull’ermo colle del Tabor. Vengono descritte dettagliatamente le diverse classi sociali dell’epoca. Gli uomini non hanno bisogno della poesia e sono capaci di uccidere l’ultimo fato debole e la vera bellezza: questo ben rappresentato dalla lucciola uccisa dall’uomo. Vari personaggi emergono, come Pietro Giordani con cui Leopardi instaura un rapporto di stima e affetto reciproco; Antonio Ranieri: stravagante, vanitoso, femminiere. Amico fidato dell’autore fino il suo ultimo sospiro. I due sono così diversi ma molto uniti. Tuttavia, ci sono degli accorgimenti negativi da sottolineare: non mi è piaciuta la morte di Silvia, uscita di scena troppo velocemente. L’amore realmente provato dal poeta non si dimostra essere così profondo. Ed inoltre il registra si concentra troppo sul malessere fisico del Leopardi ,attraverso una rappresentazione monotona e lenta delle scene.Un film nel complesso molto interessante, capace di trasmettere allo spettatore la forte personalità di Leopardi. Un uomo apparentemente debole, ma dall’animo tenace.


Trama:

Giacomo Leopardi è un bambino di straordinaria intelligenza che cresce nella casa-biblioteca di Recanati assieme ai fratelli Carlo e Paolina, nello Stato Pontificio. Ha un rapporto difficile con il padre Monaldo, nobile autoritario dai modi rigidi e severi. Insofferente alle ristrettezze di un ambiente così retrivo, il ragazzo vuole allontanarsi dalle mura familiari, desideroso di condividere il mondo intellettuale e reale dei suoi amici letterati (in particolare con Pietro Giordani) con i quali si tiene in contatto mediante una fitta corrispondenza epistolare.
Il piccolo Giacomo vive però tormentato da numerosi dubbi e problemi di salute e un suo primo tentativo di fuga, tramite un falso passaporto, viene sventato dal padre. Rimane particolarmente turbato dalla morte di Teresa Fattorini,[1] la figlia del cocchiere di famiglia, la quale rappresentava per Leopardi la speranza, tanto da dedicarle, dieci anni dopo, una poesia che verrà intitolata A Silvia.
A ventiquattro anni lascia finalmente Recanati, ma nel frattempo la sua salute, già cagionevole, peggiora. A Firenze conosce Antonio Ranieri, un nobile napoletano che diventerà il suo migliore amico e con il quale condivide alloggio e salotti mentre continua a dare alle stampe le sue opere di poesia e prosa, non sempre però accolte da una critica favorevole. Conosce nel frattempo Fanny Targioni Tozzetti, una giovane aristocratica di cui si invaghisce non ricambiato, con cui si instaura un «triangolo sentimentale» fra i due e il Ranieri.
Giacomo si sposta dapprima a Roma, poi a Napoli, per motivi di ristrettezze economiche, sempre con l'amico Ranieri e, in ultimo, con Paolina (sorella di Ranieri), i quali si assicurano di vegliare sulla sua attività letteraria e di mettere in salvo i suoi scritti. Scoppia il colera: Giacomo e Ranieri compiono l'ultima tappa del loro lungo viaggio, trasferendosi in una delle ville di campagna che sorgono alle pendici del Vesuvio (Villa Carafa-Ferrigni, divenuta poi Villa delle Ginestre). In quella parentesi finale della sua vita, dopo aver assistito a un'eruzione del vulcano, sofferente e ormai vicino alla morte per il decadimento fisico, Giacomo Leopardi trova ispirazione per la celebre poesia La ginestra.