Segnalazione "L'erede degli York" di Antonio Antico

Cari lettori, oggi vi segnalo un romanzo che non potrete perdervi! 

Si tratta dell'ultimo lavoro di Antonio Antico che, come sempre,
 vi riporta indietro alla corte dei Tudor!


Titolo: L’erede degli York
Autore: Antonio Antico
Pagine: 411
Saga: ALLA CORTE DEI TUDOR #1

Trama:
Sin dalla morte di suo padre, Edoardo IV d’Inghilterra, Elisabetta di York è stata una pedina della madre, Elisabetta Woodville, da giocare nell’astuto gioco di potere che porta al trono d’Inghilterra. 
La ragazza verrà costretta a subire trasformazioni che la cambieranno per sempre, rendendola poi la regina che tutti noi conosciamo. Usata dalla madre. Ingannata da Riccardo III. Amata, ma poco rispettata da Enrico VII. Que-sta è Elisabetta di York: una regina impotente lasciata in balia degli eventi. Ma fino a che punto si lascerà sfruttare? L’occasione per ri-vendicare se stessa giungerà? Forse il ragazzo che ritiene di essere suo fratello Riccardo, uno dei Principi della Torre, sarà la sua unica speranza?
Nell’Inghilterra di fine 1400 si muovono così come al giorno d’oggi, la disperazione, l’amore, l’intrigo e la delusione.

Vi lascio un estratto e qualche card...

‹‹Vostre Altezze reali.›› s’inchinò in modo del tutto in appropriato con il solo scopo di beffeggiarci. Enrico strinse il pugno sul piccolo trono ed io fui costretta a circon-dargli la mano tesa con la mia e a sorridergli, cercando di ricordargli il ruolo che avremmo dovuto recitare dinanzi a quel traditore.
Enrico gli diede il benvenuto a corte.
‹‹Siamo più che lieti di riaccogliere tra il nostro gregge una pecora smarrita.›› ag-giunsi io senza mai continuando a smettere di sorridergli, inclinai perfino il capo. Gli mostrai una regina divertita e realmente felice del suo ritorno e lui, dall’atteggiamento che assunse un attimo dopo, sembrava essere caduto nella mia rete.
Enrico ne fu compiaciuto e mi scambiò un’occhiata complice.
‹‹Io sono lieto di vedervi così felici nonostante l’inferno che si sta scatenando ap-pena fuori dalle mura dei vostri palazzi.››
‹‹L’inferno non ci appartiene e non lo temiamo neppure. Siamo sovrani giusto ed innocenti, di questo ne potete essere certo.›› cominciò Enrico, ‹‹Dunque, se non sba-glio siete giunto qui tra noi con delle informazioni dall’estrema importanza? D’altronde è questo l’unico motivo per cui siete stato perdonato del vostro tradimen-to.››
Il cavaliere non sembrava voler rispondere alla domanda di mio marito. Lo guar-dava intensamente negli occhi, analizzandolo con i suoi grandi occhi a palla, come quelli di un pazzo.
‹‹Forse gradite un po’ di vino? Si sa che il vino scioglie le lingue di tutti.›› aggiun-se Enrico mentre con un gesto della mano ordinava ad un paggio di porgere all’uomo un calice di vino.
All’inizio il cavaliere parve turbato probabilmente pensava che Enrico gli aveva of-ferto del vino avvelenato, ma alla fine si convinse, ritenendosi troppo prezioso per noi. Bevve lentamente, procurando un tremendo fastidio a mio marito.
‹‹Dovrete scusarmi, mio re, ma temo di essere molto stanco. Potrei chiedervi di…››
‹‹Voi non potete chiedere nulla!›› sbottò improvvisamente Enrico prendendo alla sprovvista tutti eccetto che il cavaliere, il quale sembrava aver capito il nostro giochet-to sin dall’inizio, contrario a quello che avevo pensato.
Enrico non si trattenne nuovamente e si alzò di scatto dal trono per dirigersi verso l’uomo, lo afferrò per il colletto del farsetto, facendogli cadere il calice di vino dalle mani.
‹‹Voi parlerete ed adesso! Dinanzi all’intera corte del vostro caro sovrano!››
Guardai la scena che si mostrava dinanzi ai miei occhi scandalizzata, non avevo mai visto un re comportarsi in tal modo, ma Enrico era un uomo di forte spessore e dall’incostante ed incontrollabile carattere. 

‹Qui, nella vostra corte, c’è una spia. Un forte sostenitore della causa del presunto Riccardo di York…›› le prime parole furono dolorose e lente da digerire.
Enrico s’adombrò e lasciò libero il cavaliere.
‹‹La causa di Perkin Warbeck, volete dire.››
L’uomo alzò le spalle. ‹‹Chiunque egli sia è molto popolare sia in Europa che tra quelli che vi ingannano.››
A quel punto anch’io mi alzai dal trono. Mi affiancai ad Enrico, il quale intrecciò la sua mano con la mia per cercare sostegno e conforto.
‹‹Le vostre accuse sono gravi.›› iniziai, ‹‹A chi osate intendere?›› chiesi spaventata: e se quell’uomo fosse stato a conoscenza dei segreti di mia sorella Bridget e del mio coinvolgimento?
Il cavaliere mi sorrise, c’era qualcosa di estremamente oscuro in quello sguardo da folle. Non disse nulla, si voltò quanto bastava verso i nobili che si erano radunati at-torno a lui.  Con il dito indicò un punto ed automaticamente i nobili cominciarono a spostarsi dalla sua traiettoria, come se il suo fosse stato un tocco fatale.
Solo un uomo rimase immobile. Il cavaliere si voltò nuovamente verso me e mio ma-rito, nel frattempo anche la regina madre si era affiancata a noi.
 ‹‹Lui, Vostre Altezze.››
Io e mio marito rimanemmo senza parole, nemmeno Lady Margaret osò aprir boc-ca. L’uomo che il cavaliere aveva indicato era William Stanley, il fratello del marito della regina madre.”