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Recensione "Dell'amore e di altri demoni" di Gabriel Garcìa Màrquez a cura di Ilaria Cutrì


Il mio primo Marquez arriva nell'estate 2017
-mai troppo tardi per conoscerlo- 
e non è uno dei suoi famosissimi titoli 
“Cent’anni di solitudine” e “L’amore ai tempi del colera”,
titoli che sicuramente molti di voi avranno già letto. 

Questa è una storia d’altri tempi, 
meravigliosa e imperdibile....
conosciamola insieme!







Titolo: Dell'amore e di altri demoni
Autore:  García Márquez
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici moderni
Pagine: 147
Prezzo: 9,00€

Trama:
 Da un'antica tomba nel convento delle clarisse di Cartagena emerge una lunghissima chioma rossa. Dal singolare evento, cui il giovane Garcia Màrquez, allora cronista alle prime armi, si trovò ad assistere, scaturisce questo affascinante racconto pubblicato nel 1994, con il quale Gabo torna alle atmosfere di "Cent'anni di solitudine" e ai temi dell'"Amore ai tempi del colera", la passione erotica che diventa malattia, metafora della letteratura e della vita. Al centro della vicenda, ambientata in una Cartagena de Indias perduta in un vago e oscuro passato coloniale, sospeso  tra il possibile e il misterioso, c'è la passione innaturale e distruttiva che vede protagonisti una bellissima bambina morsa da un cane rabbioso, un medico negromante e un giovane esorcista posseduto dal mal d'amore. Costruito con la logica di Calderón de la Barca e l'ironia di Cervantes, "Dell'amore e di altri demoni" vive di una prosa insolitamente scarna ed essenziale. Una scrittura decantata e limpida che dà vita a pagine di struggente poesia e di emozionato pudore con cui Gabriel Garcia Márquez riesce ad avvincere il lettore, trascinandolo in un enigmatico universo capace di travolgere i sensi e i sentimenti.





Un piccolo, sottilissimo volume di Marquez mi guardava dal primo ripiano della mia libreria.
Era troppo tempo, anni, che attendeva mi accorgessi di lui.
Così,
in un giorno qualunque di una torrida estate,
decise di farmi compagnia... 


Rifiutereste la compagnia di un libro di Marquez?

Devo ammetterlo, io non lo conoscevo.
Ma dopo aver letto "Dell'amore e di altri demoni",
so che vorrò conoscerlo di più!


Pubblicato nel 1994, "Dell'amore e di altri demoni" non ha nulla da invidiare a grandi capolavori. 
E' una fusione di realismo, strumento di indagine sociale e di ferma critica verso alcune realtà ed istituzioni. Come una lama, Marquez affila le parole e dipinge le scene, talvolta crude, di un'America Latina lacerata e sofferente. Una terra intenta alla ricostruzione della propria identità, alla conservazione delle proprie radici, una terra in cammino verso l'accettazione -integrazione, per quanto possibile - di quelle istituzioni e di quella cultura che proprie non furono mai. 

Il personaggio principale, Sierva Maria, è affascinante e non c'è un aggettivo migliore per descriverlo. Vi accompagnerà pagina dopo pagina, sarete insieme a lei nel suo dolore, nelle sue incomprensioni, nei suoi rifiuti, nella sua "diversità" , nel suo essere il prodotto più autentico di un processo di trasformazione sociale, di integrazione e compenetrazione di culture che lascia poco spazio al suo avere una forte identità.

Il bene e il male si delineano, si rincorrono per poi finire con il coincidere e il fondersi in una forma non stereotipata, sconosciuta. Confusione, sfumature, la critica di Marquez si muove come la flebile fiamma di una candela. E' debole, viva, smorta e non ha la forza di tramutarsi in azione.

Un pizzico di atmosfera esotica insieme alle credenze e le superstizioni locali conferiscono al romanzo quel tocco di realismo magico che nella letteratura italiana potremmo ritrovare nella Deledda di Canne al vento.



Si sente caldo tra le righe del romanzo, si respira a fatica per via dell'afa e della polvere.


E' un libro che lascia una scia e, sebbene possa sembrare piccolo oppure minore rispetto ai capolavori dell'autore, riesce a lasciare un filo che il lettore curioso non potrà fare a meno di cogliere continuando il suo percorso tra le pagine di una letteratura molto lontana dalla nostra, ma altrettanto degna di essere conosciuta e raccontata.


Poche pagine di intensa bellezza,
poche pagine ricche di storia, tradizione, 
poche pagine dense di spessore e complessità.


Perchè è nei libri brevi, a mio avviso, che si riconosce l'abilità di uno scrittore.
La capacità di condensare i fatti, circondandoli di una cornice contestualizzante e rendendoli importanti, oltre che belli, da uno stile inconfondibile.

Marquez si è rivelato degno delle aspettative, ha confermato gli elogi di quanti mi avevano parlato dei suoi libri come imperdibili. 

Quanti hanno sentito parlare o letto le opere di questo autore, probabilmente conoscono i suoi capolavori. Nel mio piccolo, vi consiglio di leggere questo perchè grazie a "Dell'amore e di altri demoni" ho conosciuto Marquez, un pò per caso, un pò per fortuna. Ma è per volontà che lo sceglierò ancora.



La bellissima poesia di Victor Hugo a Juliette Drouet


VICTOR HUGO - A Juliette Drouet

Faccio tutto ciò che posso
perché il mio amore
non ti disturbi,
ti guardo di nascosto,
ti sorrido quando non mi vedi.
Poso il mio sguardo
e la mia anima ovunque
vorrei posare i miei baci:
sui tuoi capelli,
sulla tua fronte,
sui tuoi occhi,
sulle tue labbra,
ovunque le carezze
abbiano libero accesso.

T'adoro di Charles Baudelaire



T'adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!
 E tanto più t'amo quanto più mi fuggi,
o bella, e sembri, ornamento delle mie notti,
 ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.
Mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
 fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
 che ti fa più bella ai miei occhi.




Lettere: G.Murat a C.Bonaparte


Al Castello di Pizzo (VV) è conservata la lettera scritta da Gioacchino Murat alla moglie Carolina Bonaparte.È l'ultima lettera del re di Napoli, firmata il 13 ottobre 1815.




Lettera di Murat a Carolina Bonaparte

«Cara Carolina del mio cuore,
l’ora fatale è arrivata, morirò con l’ultimo dei supplizi, fra un’ora tu non avrai più marito e i nostri figli non avranno più pa­dre. Ricordatevi di me e tenetemi sempre nella vostra memoria;

Muoio innocente e la vita mi è tolta da una sentenza ingiu­sta.

Addio mio Achille; Addio mia Letizia. Addio mio Luciano; Addio mia Luisa.

Mostratevi degni di me; vi lascio in una terra e in reame pie­no di miei nemici; mostratevi
superiori alle avversità e ricorda­tevi di non credervi più di quanto siete, pensando a ciò che
sie­te stati.
Addio, vi benedico; Non maledite mai la mia memoria; ri­cordatevi che il più grande dolore
che provo nel mio supplizio è di morire lontano dai miei figli, da mia moglie e di non avere
nessun amico che possa chiudermi gli occhi.
Addio, mia Carolina, addio figli miei; ricevete la benedizio­ne eterna, le mie calde lacrime ed i
miei ultimi baci.
Addio, Addio. Non dimenticate il vostro infelice padre!

Pizzo, li 13 ottobre 1815
Joachim Murat»

Recensione "Le meraviglie del mondo antico" di V.M.Manfredi



Nuovo mese, nuova recensione!
Oggi vi parlerò di un saggio che ho letto lo scorso mese;
l'autore, Valerio Massimo Manfredi, è un grande nome della narrativa storica italiana.




Titolo: Le meraviglie del mondo antico
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Genere: Saggio storico
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Data di Pubblicazione: novembre 2014
EAN: 9788804644163
ISBN: 8804644168
Pagine: 180
Articolo di: Ilaria Cutrì




Descrizione:

La Grande Piramide di Cheope a Giza, immensa dimora di riposo eterno per il faraone e monumento di tale titanica complessione da sfidare sotto certi aspetti l’umana comprensione: la più antica fra le Sette Meraviglie e l’unica che sopravvive ancora oggi. I Giardini Pensili sospesi sul paesaggio di Babilonia, costruiti da un grande monarca per la sposa che aveva nostalgia delle sue montagne boscose: la più evanescente delle Sette Meraviglie, quella più fantasmatica, invano cercata e inseguita da archeologi e poeti, da epigrafisti e indagatori delle antiche fonti. E poi l’Artemision di Efeso, gigantesco tempio dedicato al culto della dea Artemide, voluto dal munifico re di Lidia Creso. Il Colosso di Rodi, l’enorme statua di bronzo che sorgeva su una piccola isola in mezzo al mare. E ancora, il Mausoleo di Alicarnasso, la monumentale tomba dove riposava il satrapo Mausolo, nell’attuale Bodrum, in Turchia. Il Faro di Alessandria in Egitto, che una volta indicava la via alle mille imbarcazioni che si avvicinavano a quel porto favoloso. E la statua di Zeus a Olimpia, grandiosa creazione del mitico scultore Fidia. Sono queste le Sette Meraviglie del mondo antico. Già indicate come tali diversi secoli prima della nascita di Cristo, furono contemporaneamente visibili solo nel periodo fra il 300 e il 227 a. C.; successivamente andarono a una a una distrutte per cause diverse, salvo appunto l’inattaccabile Piramide di Cheope, scalfita soltanto dalle mani distruttrici degli uomini. Al canone classico Valerio Massimo Manfredi aggiunge la favolosa ipotesi di un’ottava meraviglia, regalandoci il racconto di come sia sorto e di che cosa abbia rappresentato il mausoleo di Commagene, la tomba-santuario del re Antioco, che utilizza come base una montagna intera, alta 2150 metri, nuda, aspra e solitaria: il Nemrut Dagi, nell’Anatolia orientale, vicino al confine con la Siria, la montagna dove secondo il mito Nemrot, il re della torre di Babele, andava a caccia. Lungo pagine avvincenti, dense di racconti favolosi, Valerio Massimo Manfredi si confronta con le massime realizzazioni dell’umanità, e le riporta in vita per noi nel modo più grandioso, raccontandoci i miti e le storie che accompagnarono questi monumenti destinati a entrare nella leggenda. E con il corredo di immagini preziose, la sua epica compie un esperimento strepitoso: restituisce ai nostri occhi, regalandoci l’emozione di visitarle, opere di straordinaria complessità e arditezza, meraviglie mitiche e perdute per sempre nella notte del tempo.








   
Le sette meraviglie del mondo antico mi hanno sempre affascinata e leggere questo libro di Manfredi mi ha fatto appassionare alla loro storia ancora di più. Alcune mie curiosità sono state soddisfatte, altre avrò il piacere di studiarle personalmente attingendo alla bibliografia riportata dallo stesso autore.


  • La Piramide di Cheope a Giza;
  • i Giardini pensili di Babilonia; 
  • lo Zeus di Fidia a Olimpia;
  • il Colosso di Rodi;
  • il Mausoleo di Alicarnasso;
  • L'Artemision di Efeso;
  • il Faro di Alessandria.


L'elenco delle sette meraviglie del mondo antico è attribuito a Filone di Bisanzio (  I secolo a.C. ) e riporta alla memoria quel mondo ideale in cui tutto pareva possibile, persino la costruzione di opere straordinarie, monumentali e maestose come quelle sopra elencate.


Simboli di civiltà evolute nei millenni precedenti,
testimonianza del grado di progresso raggiunto senza l'ausilio della tecnologia.
Il mondo antico, una culla in fermento per idee, conoscenze e culture, crea opere di straordinaria magnificenza oggi scalfite e perse grazie alla "mania distruttiva degli uomini”. 


Mi ha colpito molto come l'autore colleghi la scomparsa e la distruzione delle opere del mondo antico a causa del fanatismo ( e dell'ignoranza) dei cristiani dopo il decreto di Teodosio, in cui si "ordinava di distruggere tutti i templi pagani esistenti e le immagini degli idoli".
L'impossibilità e l'incapacità di scindere un fatto artistico-culturale da un'idea spirituale segnò il destino dei santuari di Olimpia e al tempio di Artemide di Efeso, perché finalizzati al culto degli dei per cui visti come "opera seduttrice del demonio".



Un episodio da confinare nei millenni precedenti?
No!
Lo stesso destino hanno avuto le due statue di Buddha distrutte dalla furia dei talebani.
Era il 2001.
Corsi e ricorsi della Storia?
Ignoranza o fanatismo?
Preferisco lasciare aperte le domande.



Una lettura appassionante in cui Manfredi scrive non solo riportando i frutti di una ricerca personale al lettore ma riportando anche aneddoti e curiosità.
E' un lettore a metà quello cui si rivolge Manfredi, nè troppo colto, nè ignorante di storia ed arte.
Il testo risulta difficile da leggere solo al lettore che non abbia un minimo bagaglio culturale di storia, storia dell'arte, archeologia.

L'autore, infatti, non si occupa di fornire delle basi a colui che legge il suo libro, ma presuppone a priori la loro esistenza.

Ecco che, durante il libricino (-ino per dimensione e non per valore!), termini legati all'arte e all'archeologia si collocano accanto a termini latini e tecnici.

Questa scelta l'ho particolarmente apprezzata!


Da studentessa di ingegneria, oltre che appassionata di storia e storia dell'arte, sono stata colpita da come Manfredi si porti a spiegare dei fatti tecnici quali la stabilità di statue monumentali, il funzionamento dell'impianto idrico dei giardini di Babilonia, l'invenzione della prima turbina a vapore, la ruota idraulica...

E' da sottolineare che non sono spiegazioni essenzialmente tecniche anzi, risultano essere particolarmente rudimentali, finalizzate al minimo per la comprensione della fruibilità di un'opera (concetto già radicato negli antichi popoli), delucidazioni importanti per far capire quale fosse il grado di progresso delle antiche civiltà.





Informazioni sull'autore:

Valerio Massimo Manfredi è un archeologo specializzato in topografia antica. Ha insegnato in prestigiosi atenei in Italia e all'estero e condotto spedizioni e scavi in vari siti del Mediterraneo pubblicando in sede accademica numerosi articoli e saggi. Come autore di narrativa ha pubblicato con Mondadori quindici romanzi: Palladion, Lo scudo di Talos, L'Oracolo, Le Paludi di Hesperia, La Torre della Solitudine, Il faraone delle sabbie (premio librai città di Padova), la trilogia Alèxandros pubblicata in trentanove lingue in tutto il mondo, Chimaira, L'ultima legione da cui è tratto il film prodotto da Dino De Laurentiis, L'Impero dei draghi, Il Tiranno (premio Corrado Alvaro, premio Vittorini), L'armata perduta (premio Bancarella), Idi di marzo (premio Scanno), Otel Bruni e il primo volume della saga di Odysseo Il mio nome è Nessuno ' Il giuramento; è autore anche, sempre per Mondadori, di alcune raccolte di racconti, e di saggi. Conduce programmi culturali televisivi in Italia e all'estero, collabora con 'Il Messaggero' e 'Panorama'.