lunedì 2 ottobre 2017

La settimana del lettore #1

Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di un 
grande classico della letteratura inglese.  

La recensione è interamente curata da Andrea Raso, che ringrazio per la partecipazione!

"Vorrei condividere con voi una mia recente rilettura, esperienza molto suggestiva che, oltre ad avermi fornito l'ispirazione per il disegno che vedete in foto - nato durante un viaggio un po' troppo lungo e noioso in treno, al ritorno dall'università - ha anche scaturito in me forti emozioni contrastanti.
L’aura tragica e romantica che avvolge le vite delle sorelle Brontë mi ha sempre affascinato e ho ritrovato questo spirito nei romanzi delle sorelle maggiori, in cui passione, forza ed emozione danno vita a personaggi indimenticabili. Con queste aspettative ho iniziato anche la lettura di questo romanzo, opera della più giovane delle sorelle Brontë, Anne.
La storia è quella di Agnes, ragazza retta, sobria e di buon cuore, che è cresciuta, protetta e coccolata, in una famiglia felice, raro esempio di amore matrimoniale e solidità di principi. Ma Agnes a un certo punto vuole di più, vuole dimostrare a tutti e soprattutto a sé stessa di potere affrontare il mondo. E inizia così a lavorare come istitutrice presso una ricca famiglia di campagna. La campagna è animata dalle figure che abbiamo imparato a conoscere dai classici inglesi: aristocratici con figli viziati, vuoti e vanitosi, istitutrici prive di alcuna autorità nell’educarli e rassegnate alla loro ignoranza, canonici a volte animati da spirito caritatevole e buoni sentimenti - a volte un po’ meno. Di fronte a tutto ciò e alle dinamiche di classe che regolano comportamenti sociali e matrimoni, Agnes sceglie. Sceglie il lavoro, la moralità e la speranza di poter incontrare un’anima affine con cui condividere la vita.
I temi non sono nuovi, dunque, anche se lo spirito di donna lavoratrice e in un certo qual modo indipendente, lo rendono di fatto un romanzo di una notevole modernità. 
Ciò che sembra mancare - a detta di alcuni - è però la componente emotiva. La narrazione risulta profonda ma alquanto razionale nel delineare il contesto sociale, nel raccontare le ingiustizie subite, nel farci conoscere i sentimenti e i valori della protagonista. Si percepisce la ricerca di misura ed essenzialità di espressione, per non cadere mai nel patetico o nel drammatico.
È tuttavia proprio la mancanza di forti emozioni e passioni, che ci si aspetterebbe leggendo Brontë in copertina, che impedisce di entrare in sintonia con le corde più intime della protagonista.
Se dovessi analizzare il romanzo con occhio critico incorrerei probabilmente nell'errore di giudicarlo come opera di poco carattere di fronte a must come i libri di Charlotte e di Emily - ancor di più alla poesia di quest'ultima - e perché no? a "The Tenant of Wildfell Hall".
Ciò che comunque mi trattiene nel giudicare negativamente questo diamante un po' grezzo, è la sua estrema conformità al carattere chiuso e gentile (quasi da 'lady', se non fosse per l'origine piuttosto umile) della giovane Anne. Chi conosce la sua storia, sa benissimo che Anne era il fiore di casa Brontë; la piccola donna la cui bellezza aggraziata - che potremmo dire forse mancava nelle sorelle più grandi - leniva sicuramente gli occhi e il cuore di chi le stava intorno; il cui stile - spesso dimenticato o lasciato in spazi marginali dei manuali, per il carattere più calmo rispetto alla natura 'impetuosa' dei lavori delle altre - contribuì a fornirci importanti resoconti non solo sulla sua di biografia, ma anche e soprattutto sulla comune e spesso triste esistenza di istitutrici di metà Ottocento, tanto appassionate alla loro occupazione quanto inflitte nel personale dal dover fare i conti con imprese ardue e una vita arida e dolorosa."

[Recensione a cura di Andrea Raso]