venerdì 23 marzo 2018

Recensione "La casa degli spiriti" di I.Allende

Durante i mesi scorsi ho avuto il piacere di leggere  questo libro, considerato il capolavoro di I.Allende. Con questo romanzo si conclude il mio viaggio nella letteratura sudamericana dopo aver conosciuto García Márquez con due dei suoi più famosi libri ("Cronaca di una morte annunciata" e "Dell'amore e di altri demoni "), ho scelto Isabel Allende con il suo "La casa degli spiriti" ed è stata una bellissima scoperta.

Titolo: La casa degli spiriti
Autrice: I.Allende
Casa Editrice: Feltrinelli
Numero di pagine: 368

Sinossi ufficiale:

Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo, quello cileno, nei racconti delle donne di una importante e stravagante famiglia. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell'ambito della narrativa sudamericana, soltanto "Cent'anni di solitudine" di García Márquez.
















La storia e i personaggi

Solitamente evito di accostarmi alla conoscenza di un grande scrittore dal suo libro più famoso. Questa volta, però, ho voluto fare l'esatto contrario e ho iniziato a leggere la Allende proprio da quello che è considerato il suo più grande capolavoro: "La casa degli spiriti".

La trama del libro è molto articolata e complessa, parte da molto lontano descrive la storia di tre generazioni fornendo al lettore l'idea di quello che è il paese cileno prima, durante e dopo la rivoluzione. La narrazione è un viaggio vissuto attraverso la memoria di Esteban Trueba che racconta la sua storia sin da ragazzo, quando assunse l'onere e l'onore di costruire il suo patrimonio, la sua ricchezza a partire da una vecchia e abbandonata proprietà di famiglia.

C'è un momento di forte crescita nel personaggio fino a un punto di picco, è un momento di grande sacrificio, di grande lotta sociale per la propria formazione individuale, di costruzione della propria identità in una società tradizionale; c'è un secondo momento in cui, dopo duro lavoro, Esteban è appagato da quel che ha ottenuto e ciò che entra in crisi è la sfera personale e familiare; segue, inevitabilmente, la caduta. 

Una crisi del personaggio che si erge a emblema della crisi di un sistema sociale, politico giunto ad un punto di svolta, in equilibrio instabile, prossimo al collasso.
Esteban è un signore-padrone, è il simbolo di quella società tradizionale in cui aveva lottato per inserirsi e ottenere il suo posto di riguardo. 

Sebbene nel primo momento storico del libro sia stato proprio questo atteggiamento a farlo vincere sui meccanismi sociali, l’incapacità di svincolarsi da essi, di rinnovarsi ne determinano la sua sconfitta. 


Restio nel voler evolvere il proprio pensiero, 

fiducioso di essere dalla parte buona del mondo.

E’ amaramente comprensibile questa immobilità per un uomo che ha costruito la propria ricchezza dal nulla e con sudore: Esteban ha giusti motivi per andarne fiero ma non riesce a comprendere, o non vuole, la differenza tra proprietario e padrone; tra lavoratore ed essere umano nonostante bisogna ammettere gli sforzi nel ricostruire e portare la civiltà nelle sue Tre Marie ( mi preme ricordare l’importanza dell’introduzione della scuola, dei vari laboratori volti a creare un importante processo di alfabetizzazione di una popolazione che prima dell'arrivo di Esteban viveva pressoché allo stato selvaggio, di questo sono conferma alcune scene molto forti e poco piacevoli descritte all'interno del libro).
Il lettore ha gli occhi di Esteban Trueba ed è importante vedere attraverso di essi come si giunge alla rivoluzione perché si coglie un passaggio generazionale, lento e ben contestualizzato.


Le donne 

Sebbene Esteban sia il narrante, la voce  della Allende dentro al libro, tre donne sono le finestre attraverso le quali la storia filtra plasmando una quotidianità che sembrerebbe piccola davanti ai grandi movimenti della Storia.
Eppure, questo non accade: la Storia e la vita sono un'unica cosa!

Esteban è un personaggio "necessario" alla storia, l'uomo attraverso cui la Allende permette alla storia di parlare. Ma il quadro non sarebbe completo se attorno ad Esteban non ci fosse la famiglia.
Protagonista indiscussa del romanzo, ambiente in cui le vicende si coniugano, punto di fusione tra storia e vita quotidiana, la famiglia è sinonimo di donna e, dunque, non si può non considerare che la trama del romanzo ruoti proprio attorno a Clara, Blanca e Alba.

Mentre Clara accompagna la prima parte della narrazione, Blanca funge da cerniera nel periodo che precede la rivoluzione e Alba conclude gli ultimi capitoli del libro riordinando la memoria di una famiglia di cui rimangono solo brandelli.

Gli avvenimenti sono descritti dalla Allende in modo da far comprendere quali siano i presupposti per una rivoluzione in Cile, le lotte sociali, le ideologie e qui c’è l’introduzione di un personaggio che si fa portavoce di questo momento narrativo: è Pedro Terzo che il lettore conosce attraverso Esteban e, soprattutto, attraverso Blanca, sua amante.

Blanca, infatti, si innamora di un rivoluzionario: Pedro. I due vivono una storia a metà tra la dimensione reale, viva nel contesto narrato, e il mondo idilliaco in cui si svolgono un po’ tutte le grandi storie d’amore. C’è un qualcosa di bucolico ricorrente, il sogno, l’innocenza, l’ingenuità di un sentimento puro ma impossibile da manifestare alla luce del sole perché si infrangerebbe contro lo stato sociale. Ho sottolineato moltissime frasi di questa parte del libro e secondo me è tra le più belle storie della letteratura.

Pedro è il seme del cambiamento, lo accompagna, ne è testimone e parte attiva.
Blanca è ideologicamente vicina a Pedro e si allontana dalle idee tradizionaliste del padre anche se non ha il coraggio di affrontarlo, non ha il coraggio dell’agire e rimane ferma nell’attesa che sia il mondo a cambiare quello che lei non ha la forza di stravolgere. 

Se in Blanca il cambiamento è latente, Alba è il cambiamento in atto.
Alba è una donna molto sicura, una persona che ha chiare le sue idee, le sue volontà e riesce ad essere coerente con se stessa, con i suoi sentimenti. La sua figura rappresenta l'evoluzione della figura di Blanca e il miglioramento della stessa.  C’è una maggiore consapevolezza dell’essere donna, una crescita di autostima e una sicurezza che staccano Alba in modo netto dalla madre e questo può essere ben interpretato alla luce dell’evoluzione del periodo storico.

Alba si muove nella storia, si innamora di Miguel, rivoluzionario anche lui, e ha il coraggio di vivere la relazione alternando periodi pacifici e periodi di instancabile segretezza con tutto l’amore possibile, con tutto ciò che è necessario per salvare il proprio amato, persino sacrificare la propria vita.

Alba è l’ultimo anello della famiglia, è l'ancora di salvezza di quel nonno che non trova più una collocazione all'interno del mondo che lui stesso aveva costruito, di cui era stato parte attiva, di cui è stato anche un rappresentante in quanto eletto senatore.
C’è un alienazione di Esteban Trueba,
una esistenza sofferente e tacita fino all'ultimo giorno.


Il Realismo magico

Un’ultima –promesso- cosa importante cui prestare attenzione è il realismo magico.
Così come altri scrittori sud americani, la matrice locale è forte e la ricostruzione di credenze popolari, leggende e usanze sono riprodotte in maniera fedele.
Anzi, sono così vive da creare uno stato di suggestione importante. Nella parte iniziale del libro il tema è molto forte tanto che si ha la percezione di totale evasione dalla realtà, di distacco.
Il Sud America è una terra un po' magica, ricca di superstizioni di credenze, è una terra in cui la civiltà precolombiana ha visto un attimo confluire dei determinati suoi elementi in un’altra cultura che li ha inglobati e/o respinti. C’è uno spiritualismo molto forte in questo libro, ma non è un libro che parla di spiriti, come si potrebbe pensare leggendo il titolo.
E’ una tematica che va interpretata contestualizzando nello spaccato socio-culturale cileno.


Perché consiglio la lettura di questo libro

A metà tra quella che è una saga familiare e un romanzo storico di dovuta attenzione, questo libro ha confermato l'importanza di leggere classici moderni, letteratura che consente di conoscere trasversalmente quello che è uno spaccato storico importante, con accurata ricostruzione e mai di secondo ordine rispetto ai grandi classici. 
Mi dispiace moltissimo non aver letto “Cent'anni di solitudine” di Garcia Marquez per fare un confronto. Anche se, conoscendo il pensiero di Marquez e leggendo la Allende ho riconosciuto alcune prese di posizione della scrittrice di netto distacco.

La cosa più bella è aver ritrovato il senso della storia, perché la storia riesce ad entrare attraverso i protagonisti e ci si sente all’interno del libro, pienamente coinvolti nei fatti narrati.
Questo modo di fare storia, così voglio intenderlo, mi ricorda con immenso piacere altre storie importanti: il dottor Zivago, per esempio, ha la stessa portata e anche qui i protagonisti sono finestre della storia.

Credo che lo studio della storia sia meraviglioso se affrontato da questo punto di vista.
Perché, come diceva qualcuno, "Historia magistra vitae" è effettivamente così.
Ce ne rendiamo conto leggendo questi libri di come alcune ideologie siano ancora oggi in evoluzione e anche oggi siamo nel pieno di una rivoluzione. Allora, la storia risulta essere uno strumento valido, più di altri, per analizzare, capire il senso delle cose e riuscirvi anche a intravedere quello che colui che non conosce la storia non riuscirà mai a cogliere. Conoscere la storia significa essere lungimirante, questa è una delle più grandi cose che mi ha insegnato il romanzo storico.

Ho parlato un po’ troppo di questo romanzo, mi sono dilungata per farvi capire perchè ve ne consiglio la lettura, se non l'avete ancora letto. Se l’avete letto ditemi cosa ne pensate perché sarei felicissima di parlarne insieme! E sarei ancora più felice se mi consigliaste un altro libro di questa scrittrice!