Incontro con un Best Seller: Io prima di te di Jojo Mores!

Chi non ha letto questo libro non può capire.

chi lo ha letto non può che augurarsi che il film sia 

all'altezza.....


Vi lascio con qualche frase tratta dal libro "Io prima di te" di Jojo Mores,
ho appena terminato la lettura e a breve caricherò online la mia recensione che,
vi avverto, sarà leggermente diversa dalle altre del blog.

Vi lascio il link del TRAILER UFFICIALE e quello di un SECONDO TRAILER molto bello, che sta circolando in rete. 




"Mi era piaciuto lavorare in quel bar. Era bello sapere tutto ciò che c'era da sapere sul The Buttered Bun e conoscere i dettagli della vita delle persone che lo frequentavano. Mi ero sentita a mio agio là."









 «È così impossibile?»
«Treen, lui mi odia. Mi guarda come se fossi qualcosa che il gatto ha trascinato in casa. E non beve neppure il tè. Lo sto evitando.»
«Non posso crederci.»
«Come?»
«Parlagli, santo cielo! È naturale che sia infelice. È inchiodato su una maledetta sedia a rotelle, e probabilmente la tua presenza è inutile. Parlagli. Cerca di conoscerlo. Cos'hai da perdere?»
«Non lo so... Non so se ce la faccio.»










«Louisa mi ha detto che lei è un personal trainer. In cosa consiste il suo lavoro?»
Avrei tanto voluto che non l'avesse chiesto. 
«In effetti, quando Lou ha detto che sarebbe venuto ho pensato di dare un'occhiata ai miei manuali per vedere se ci fosse qualche tipo di fisioterapia da consigliarle.»
Lo champagne mi andò di traverso. «È roba da specialisti, Patrick. Non credo che tu sia la persona più adatta.»
«Ho una competenza specialistica. Mi occupo di infortuni sportivi. Ho una preparazione medica.»
«Questa non è una caviglia slogata, Pat. Credimi.» (...)
Quando Patrick riprese a parlare, c'era una debole nota di vittimismo nel suo tono di voce. «È solo una ricerca che pensavo potesse essere utile. Ma non dirò altro.»
Will alzò lo sguardo e sorrise, il volto inespressivo, gentile. «Lo terrò certamente in considerazione.»





«Allora, ha voglia di andare da qualche parte questo pomeriggio? Potremmo fare un giro in macchina, se le va.»
Will si voltò verso di me. «Dove avrebbe in mente di andare?»
«Non so. Una gita in campagna, magari?»
«In campagna» ripetè, come se ci stesse riflettendo. «E che cosa vedremmo? Gli alberi? Il cielo?»
«Non so. Cosa fa di solito?»
«Io non faccio niente, Miss Clark. Non posso più fare niente. Sto seduto. È già tanto se esisto.»
«Sto solo cercando di...»
«Miss Clark, la mia vita non trarrà alcun miglioramento significativo da un giro in macchina lungo i viottoli di campagna di Stortfold.» Si allontanò.
Presi un bel respiro, cercando di dare un tono sicuro alla mia voce. «D'accordo... bene... visto che trascorreremo tutto questo tempo in reciproca compagnia, forse potremmo raccontarci qualcosa l'uno dell'altro...»
Infine udii il ronzio della carrozzina, e Will si girò lentamente per mettersi di fronte a me.
«Ecco cosa so di lei, Miss Clark. Mia madre sostiene che è una chiacchierona.» Lo disse come se fosse una sciagura. «Possiamo fare un patto in base al quale lei sarà molto taciturna con me?»
Incassai, sentendomi avvampare.
«Bene» risposi quando fui nuovamente in grado di parlare. «Sono in cucina. Se desidera qualcosa, basta che mi chiami.»






"Conoscevo così bene il suo corpo. Lo conoscevo come non avevo mai conosciuto quello di Patrick, i suoi punti di forza e quelli più vulnerabili, le cicatrici e gli odori. "














" Gli occhi di Will scorrevano su e giù sul mio vestito. Soltanto in quel momento mi accorsi che indossava la camicia e un completo. Appena rasato e con i capelli in ordine, aveva un'aria sorprendentemente attraente. Quando lo vidi, non potei fare a meno di sorridere. Mi tolsi il foulard.
«Sei uno schianto, Clark» disse piano. «Davvero.» ".



























«Io voglio che lui viva. Ma voglio che viva se è lui a desiderarlo. Se non è così, se lo costringiamo a tirare avanti, non importa quanto gli vogliamo bene: diventiamo solo degli altri stronzi che gli impediscono di fare le sue scelte.» (...)
«Non posso assolutamente lasciare che accada, Nathan.» 
Lui non disse nulla. 
«Non posso.» 
Fissai il mio passaporto abbandonato sul tavolo della cucina. Era terribile. Sembrava appartenere a una persona completamente diversa. Qualcuno la cui vita, il cui modo di essere, non avrebbe mai potuto avere nulla a che vedere con me. Rimasi a fissarlo, riflettendo.




" Avevo ventisei anni e non sapevo chi fossi veramente. Fino al momento in cui avevo perso il lavoro, non me lo ero mai chiesto. Pensavo che magari avrei sposato Patrick, messo al mondo un paio di bambini, e mi sarei trasferita a pochi isolati da dove avevo sempre vissuto. A parte una certa stravaganza nell'abbigliamento e il fatto che sono un po' bassa, non sono poi così diversa da chiunque potreste incontrare per strada. Probabilmente non vi voltereste a guardarmi una seconda volta. Una ragazza normale che conduce una vita normale. In effetti, mi andava bene così. "




«Non è questione di darti una possibilità. In questi sei mesi ti ho visto diventare una persona completamente diversa, che sta soltanto iniziando a vedere le sue potenzialità. Tu non hai idea di quanto questo mi abbia reso felice. Non voglio che tu sia legata a me, ai miei appuntamenti in ospedale, alle limitazioni della mia vita. Non voglio che tu ti perda tutto quello che qualcun altro potrebbe darti. E, egoisticamente, non voglio che un giorno tu mi guardi provando anche il minimo rimpianto e pietà»





«È solo che... Non posso sopportare il pensiero che tu rimanga qui per sempre.» Deglutì. «Sei troppo intelligente. Troppo interessante.» Distolse lo sguardo da me. «Hai soltanto una vita. Ed è tuo dovere fare di tutto per viverla pienamente.»



"Per qualche tempo ti sentirai a disagio nel tuo nuovo mondo.

Ci si sente sempre disorientati quando si viene sbalzati fuori dal proprio angolino rassicurante...

C'è fame in te, Clark. C'è audacia. 

L'hai soltanto sepolta, come fa gran parte della gente.

Vivi bene. Semplicemente, vivi."

Con amore, Will.