mercoledì 19 luglio 2017

#Blogtour:"Edward. Il mistero del Re di Auramala" di Ivan Fowler - Il mistero del Re di Auramala

Cari lettori, siamo giunti all’ultima tappa del nostro #blogtour!

In questa settimana molti blog hanno raccontato di Edward,
un romanzo uscito l'anno scorso per Piemme,
un libro che nessun amante di storia può farsi sfuggire! 

Nell’ultimo giorno del blogtour vi propongo un post per viaggiare insieme nei luoghi del romanzo..





Perché “Edward. Il mistero del re di Auramala” è  anche un viaggio!


Come vi avevo accennato nella recensione (leggi QUI), partiremo per un viaggio  insieme ai personaggi del libro! Attraverseremo l' Inghilterra, le Fiandre, Francia e, infine, alcune città dell' Italia.
Avete preparato i bagagli? Allora siamo pronti per metterci in cammino su vecchi sentieri, salire a bordo di grandi navi e attraversare l’Europa medievale !!


Fowler è attento alle ambientazioni, le ricerca, le studia, le descrive in modo dettagliato dimostrando grande interesse verso abbazie, monasteri, castelli e torri ma non solo. Il paesaggio trova spazio tra le righe della storia e il lettore si ritrova in grandi boschi, riesce a percepire gli odori e i colori dello spazio narrato trovandosi totalmente immerso dentro le vicende! Impossibile che non abbiate voglia di conoscere i luoghi descritti dal romanzo.
Tra le righe si susseguono diversi ambienti chiusi e questi coincidono sempre con spazi caldi. Ritroverete camini accesi, le candele, le cucine, piccole botteghe, una locanda.
Sono luoghi che indicano l’ospitalità, il riposo, la famiglia e sono ottimi spunti per rievocare il modo di vivere di un’epoca lontana.





 Iniziamo il nostro viaggio facendo tappa in tre bellissime città….


Avignone.
Tra tutte le città descritte nel romanzo, vorrei soffermarmi insieme a voi, e ad Edward ovviamente, su Avignone. Al capitolo 9 il lettore si troverà pronto ad entrare nella Avignone medievale. Ecco come Fowler descrive la città:


“Lo splendido ponte di Sant Beneset, con le sue pietre chiare luccicanti nel sole pomeridiano, attraversava il Rodano conducendo ad Avignone. Non avevo mai visto in vita mia un ponte simile: aveva diciannove arcate e numerosi piloni aggettanti. Un’elegante cappella romanica si ergeva all’altezza del secondo pilone contando a partire dalle mura della città. Il ponte brulicava di viaggiatori diretti in città attraverso grandi porte ad arco. In verità, era la cosa più stupefacente che avessi mai visto nel corso dei miei viaggi.
«Quella è la maggior risorsa di Avignone: da Lione al mare non esiste altro punto per attraversare il fiume in tutta sicurezza. Si narra che san Beneset fosse un pastorello che un giorno udì la voce di un angelo che
gli chiedeva di erigere qui un ponte. Be’, adesso i papi hanno udito qualche voce più profana, di certo non angelica, che ha suggerito loro di riscuotere una gabella per attraversarlo. Guarda dietro il ponte, su quello sperone di roccia. Vedi tutte quelle impalcature? E quelle pile di mattoni? Il nuovo papa sta ampliando la sua residenza, facendone un palazzo imponente, casomai qualcuno dubitasse che Avignone sia la nuova Roma. I locali lo chiamano “lo Palais dei Papas”, il palazzo del papa, e chiunque passa di qui lo sta finanziando con dazi e gabelle.» Si era formata una coda presso il ponte levatoio sull’ampio fossato che lambiva le mura. Prima di attraversare la Porta di San Lazzaro, a mercanti, pellegrini, avventurieri e chierici, riuniti tutti insieme, venivano lette le leggi cittadine ed era richiesto il pagamento della gabella per il transito. Alla fine riuscimmo a varcare la porta, dopo aver alleggerito sensibilmente la borsa dei denari del maestro, e a mettere piede sul ponte levatoio. La folla che si accalcava era tale che dovemmo smontare e condurre i cavalli a mano. Poco più tardi sigillammo il messaggio completo con la ceralacca, scendemmo in strada e aspettammo dinanzi alla porta della locanda il passaggio di una staffetta. Con tutti quei palazzi cardinalizi e uffici ecclesiastici, Avignone a quei tempi pullulava di messaggeri, come api operose in un alveare. “

E Fowler continua a regalarci bellissimi scorci di Avignone nel capitolo 11…



“Gli edifici nel cuore di Avignone incombevano sulle strade acciottolate strette e tortuose, e pendevano appoggiandosi gli uni agli altri come ebbri compagni di bevute che si sorreggono a vicenda. Il cielo occhieggiava raramente e persino il grande Palazzo dei papi, visibile ovunque da lontano, dato che si ergeva su una collina rocciosa, rimaneva nascosto alla vista.”


E ancora:

“(..)  vagabondammo per il labirintico cuore di Avignone, stranamente malinconico ora che i vari artigiani stavano smontando le loro bancarelle per la sera. Infine, passammo davanti a un vicolo e in fondo a questo intravidi un campanile che mi parve di riconoscere. Entrambi pensammo che fosse la chiesa più vicina alla nostra taverna e decidemmo di proseguire in quella direzione. Mentre il crepuscolo allungava le sue inquietanti ombre sulla città, scoprimmo a malincuore di trovarci in una via parecchio malconcia: le pietre grigie degli edifici, tenute insieme con della malta ormai sbriciolata; i ganci arrugginiti per le briglie, che sporgevano dalle mura a diverse altezze e angolazioni, a ingombrare la visuale di tutto il vicolo; lo scolo al centro della via, completamente intasato da escrementi sia umani sia animali; a metà strada, il tugurio di una famiglia povera, mezzo diroccato, la struttura in legno consumata dal vento, dalla pioggia, dal tempo.”




Genova.

Da Avignone, il viaggio prosegue per Pavia passando per Genova e nel capitolo 16 ci si ritrova al palazzo degli Spinola e poi per le strade di Genova con tutte le sue torri, i campanili e i tetti, la sua cattedrale e il suo porto.

“Avevo visto poco della città dal nostro arrivo (…). Avevamo visitato molte città e alcuni dei monumenti più meravigliosi al mondo, ma spesso solo di notte e di sfuggita. E così andò a Genova: vidi una delle realtà più ricche del Mediterraneo soltanto alla luce di una torcia, osservandomi attorno da sotto al cappuccio di una prostituta. Tuttavia, l’atmosfera inquietante della città non mi sfuggiva. (..) Gli edifici si elevavano ad altezze apparentemente impossibili, le loro sommità erano così lontane da terra e così vicine tra loro che si riusciva a intravedere solo una scheggia di cielo stellato. (..) Di giorno, sapevo che brulicavano di bottegai, di merci e di clienti, ma nella quiete silenziosa della notte i recessi di quei palazzi sembravano oscure gallerie di una qualche favolosa città sotterranea.”




Pavia.
I capitoli 22, 23, 24, 25, 27 e 28 hanno da sfondo la bellissima città di Pavia.
Palazzo Bottigella, la basilica di San Michele Maggiore. la piazza antistante l’edificio sacro saranno regalate al lettore nella luce dorata di una sera di luglio. 



“ «Ma… Pavia è una foresta di torri!»In effetti, le torri che si ergevano a diverse altezze e con diverse tonalità di rosso mattone erano per lo più esili, senza aperture e con le vette affusolate in gara l’una contro l’altra, con nessun altro scopo, a quanto pareva, se non raggiungere il cielo.” 


 Spero non siate ancora stanchi, il viaggio nei luoghi del romanzo continua perché parlare del romanzo solo attraverso queste tre città è, credetemi, estremamente riduttivo! E’ per questo che ho deciso di continuare il nostro viaggio attraverso qualche cartolina e citazioni di Fowler relative alle ambientazioni descritte..








1.      Il porto di Yarmouth.

“Sir Thomas de Aldcliffe, Master John e io percorremmo uno dei moli, mentre i ragazzini ci saettavano attorno con le ceste colme. Le loro madri lavoravano sul lungomare alla riparazione delle reti, mentre un ispettore della Corona controllava che l’ampiezza delle maglie fosse conforme alle leggi. (..) Dal molo potevo scorgere i marinai indaffarati nei preparativi per la navigazione.”









2.      Chambéry, La Grande Chartreuse.

“Alla fine, in qualche modo, riuscimmo a riprendere la strada per il monastero. (…) Tutti osservammo il silenzio di san Bruno. A mano a mano che giungevamo nello spiazzo su cui sorgeva la Grande Chartreuse, noi e i nostri compagni di pellegrinaggio ci inginocchiammo dinanzi a un piccolo sacrario posto al di fuori delle mura del monastero, baciandone l’altare quasi fosse un reliquiario di san Bruno stesso.
(…)  Oltre la cortina di pietra dell’ingresso si poteva scorgere con sorpresa una costruzione dall’aspetto non concluso e, in alcuni punti di essa, le pietre e le tegole apparivano addirittura annerite o sporche. Master John più tardi mi rivelò che un incendio aveva devastato la Grande Chartreuse circa vent’anni prima.”






3.      Valle Staffora.

Parecchi i capitoli ambientati in questa valle tra boschi, sentieri in cui il Gallese, frate di origini britanniche, prende una scorciatoia che attraversa la parte più fitta del bosco e scende lungo il versante della montagna verso Pizzocorno.


“Sebbene i rami fossero ancora abbastanza frondosi da nascondere il cielo, il sentiero era già coperto da uno spesso strato di fogliame.”

“Non lontano, sulla riva opposta, c’era un grande villaggio dalle case in pietra grigia, chiuso all’interno della sua cinta fortificata, su un colle. Capimmo che era Bagnaria, l’abitato che ci aveva menzionato la donna dei boschi. Il fiume era ampio e scorreva violento, gonfio com’era delle nevi che si stavano sciogliendo sulle vette montane.”



“Nei pressi di Coblenza le foglie avevano già cominciato a ingiallire quando eravamo partiti di là; di certo, in quelle terre imperiali del Nord, erano ormai cadute a terra, lasciando gli alberi spogli. Invece, a sud delle Alpi, il processo naturale era appena agli inizi, e i boschi intorno a noi si tingevano di rosso e oro al nostro passaggio.”








4.      Il borgo di Euskirchen

"(..) si autoproclamava “città”, anche se non era molto più di un paese di campagna cinto da mura, con l’aggiunta di una piazza del mercato e un municipio in pietra, il cui tetto di ardesia era crollato in più punti ed era stato rattoppato con alcune assicelle. Le strade erano di terra battuta e gli edifici minori stavano in piedi, o meglio, si sostenevano l’un l’altro, in vari gradi di sfacelo."






  

E con "I luoghi del romanzo" termina anche il nostro blogtour. 

Spero abbiate seguito le varie tappe, ma se non l'avete fatto o le volete rileggere, vi lascio i link di riferimento!


  • IL MISTERO DEL RE DI AURAMALA, Bookspedia
  • LA CHIAVE SEGRETA DEL DNA, Chiara In Bookland
  • RECENSIONE, La Stamberga D'Inchiostro
  • ILLUSTRAZIONE, The Room Tales
  • INTERVISTA, Thriller Storici EDintorni
  • I LUOGHI DEL ROMANZO, Emozioni Tra Le Righe





Adesso, tocca a voi viaggiare con Edward! Buona lettura!